Magazine Sport

Bayern Monaco: l’addio al calcio di Arjen Robben, un olandese atipico

Creato il 04 luglio 2019 da Agentianonimi

Arjen Robben ha dato l’addio al calcio giocato. L’esterno olandese ha così parlato al De Telegraaf: “Ci ho pensato a lungo nelle ultime settimane e alla fine ho deciso di mettere fine alla mia carriera da giocatore professionista. Si tratta della decisione più difficile ma è giunto il momento di iniziare un nuovo capitolo e di trascorrere più con tempo con la mia famiglia.”

Nato a Bedum, un anonimo villaggio del nord del Paese, è stato probabilmente il miglior calciatore ad essere passato sui campi della Bundesliga nell’ultimo decennio. Ma Robben, è un olandese atipico. Venendo dal nord, è cresciuto nella periferia del calcio olandese, lontano dalle scuole del “calcio totale” di Amsterdam, perciò, non ha mai perso la voglia di dribblare e saltare gli avversari in favore di un calcio più geometrico e volto ad  innumerevoli passaggi. E’ ciò che lo distingue dalla quasi totalità dei calciatori olandesi nati nei primi anni ’80 e che, con lui, hanno composto l’ultima generazione d’oro degli Oranje, come ad esempio Wesley Sneijder, Rafael Van der Vaart, Robin Van Persie o Nigel De Jong.

Bayern Monaco: l’addio al calcio di Arjen Robben, un olandese atipico
Classe 1984, a sedici anni entra nella selezione giovanile del Groningen, per poi partecipare ai Mondiali Under20 in Argentina nel 2001, sotto la guida di un certo Louis Van Gaal che, pur non apprezzandone le doti poco spinte verso “il collettivo”, ne riconosce il grande talento.

Dopo aver debuttato in prima squadra a soli 16 anni, nel 2002 viene acquistato dal PSV Einddhoven per nove milioni di Fiorini, una cifra spropositata per l’epoca. Con la squadra della Philips, vince la Eredivisie al primo anno, venendo nominato miglior calciatore della squadra, insieme al compagno di reparto Mateja Kezman, con cui forma la leggendaria coppia “Batman & Robben”. Dopo un’altra stagione, nella primavera 2004 viene acquistato dal Chelsea di Roma Abramovich per circa 14 milioni di sterline. La sua ultima stagione in Olanda, però, è segnata da due infortuni al tendine del ginocchio, che ne condizionano fortemente il rendimento. In estate, vola con la Nazionale agli Europei 2004 in Portogallo, dove è protagonista di un episodio emblematico nella storia del calcio olandese recente. Al debutto, giocò una partita pazzesca contro Repubblica Ceca, servendo gli assist per due gol che permettevano agli Oranje di condurre 2-1. Tuttavia, non seguendo la filosofia imposta dal CT Dick Advocaat, venne sostituito a mezz’ora dalla fine e Olanda finì con il perdere per 3-2. L’evento ancora oggi è ricordato come “De Wissel”, la sostituzione. Le tre stagioni a Londra sono condizionati da tantissimi infortuni, che non gli permettono mai di essere protagonista e, spesso e volentieri, o fanno finire ai margini delle gerarchie di Josè Mourinho. Con la maglia del Chelsea, sono 106 presenze e 19 reti in tre anni, condite da 2 Premier League, 2 EFL Cup, 1 Community Shield e 1 FA Cup. Dopo l’ottimo Mondiale di Germania 2006, comincia a tirarsi addosso gli occhi delle altre big europee e, nell’estate 2007, viene acquistato dal Real Madrid per circa 36,55 milioni di Euro. In Spagna, si ferma per due stagioni, vincendo 1 Liga e 1 Coppa del Re. Anche qui, però, la sua esperienza e condizionata dai tanti infortuni, che lo fanno finire ai margini del progetto. Nonostante ciò, viene convocato per gli Europei di di Austra-Svizzera del 2008, dove però è a mezzo servizio.
Bayern Monaco: l’addio al calcio di Arjen Robben, un olandese atipico
Nell’estate 2009, è il Bayern Monaco a decidere di puntare su di lui e provare a rilanciare colui che, in quegli anni, veniva soprannominato “Il calciatore di cristallo”. In Baviera, l’olandese riesce a curare al meglio i problemi fisici, riducendo notevolmente il numero di infortuni e, con Franck Ribery, forma una coppia di esterni formidabile che, prima per Mario Gomez, poi per Thomas Muller e Robert Lewandoski, sforna assist formidabili. In Germania si consacra il mito de Le Robben, come la chiamano i francesi: la sua finta inarrestabile. Sfrecciando sulla corsia di destra, Robben finta di prendere l’esterno, ma taglia invece verso l’interno e tira con il mancino sul palo più lontano. Il movimento è sempre quello, tutti sanno cosa sta per fare, ma nessuno riesce mai a fermarlo. Dopo una prima stagione condizionata da qualche problemino fisico e dopo il Mondiale sudafricano del 2010, che lo vede perdere in finale contro la Spagna – fallendo anche una clamorosa palla-gol nei supplementari – Robben trova la giusta condizione fisica e si rende protagonista di annate formidabili, che lo vedono conquistare da protagonista 8 Bundesliga, 5 Coppe di Germania, 1 Champions League (dove decide la finale del 2013 contro il Borussia Dortmund con una rete all’89), 1 Supercoppa UEFA e 1 Mondiale per Club. A ciò, potremmo aggiungere anche le due finali di Champions League perse (a Madrid nel 2010 contro l’Inter e di fronte al pubblico di casa ne 2012 contro il Chelsea), che hanno chiuso altre due annate in cui l’Olandese Volante è stato uno dei protagonisti assoluti a livello europeo. Robben è stato un olandese atipico, che ha distrutto lo stereotipo del calcio olandese, divenendo assoluto protagonista dei momenti più altri della sua Nazionale negli ultimi 15 anni – dall’Europeo 2004 ai Mondiali dello scorso anni –  la quale ha basato la sua filosofia di gioco su una difesa solita e le sue ripartenze, spesso letali.

Andrea Fabris (@andreafabris96)

PER TUTTE LE NEWS E GLI AGGIORNAMENTI SEGUICI SU AGENTI ANONIMI

L'articolo Bayern Monaco: l’addio al calcio di Arjen Robben, un olandese atipico proviene da Agenti Anonimi.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog