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Bentornato John Degenkolb! Bellissimo trionfo a Roubaix!

Creato il 15 luglio 2018 da Il Blog Dello Sportivo @blogdsportivo

John Degenkolb, già vincitore della Roubaix nel 2015, entra nell’azione giusta nel finale insieme a van Avermaet e a Lampaert e li batte allo sprint finale. L’uomo Trek si mette alle spalle un momento difficilissimo, mentre van Avermaet manca il sigillo in maglia gialla.

Benvenuti all’inferno. Bienvenue en Enfer. È il giorno della piccola Roubaix, è il momento del sacro pavè simbolo delle Classiche del Nord e oggi di nuovo protagonista del Tour de France. Una tappa allo stesso tempo temuta e attesa dai favoriti di questa Grande Boucle, una corsa che può sconvolgere i delicati equilibri della classifica generale quanto e forse più di un arrivo alpino o pirenaico. Sono 15 i tratti sulle pietre previsti dal percorso, per un totale di 21,7 km. Era dal 1981 che non erano così tanti. 37 anni fa era stato il belga Daniel Willems a imporsi nella Compiegne-Roubaix. Da allora il pavè è tornato sulle strade della corsa gialla altre 5 volte e quella a noi più cara è di certo la quinta tappa dell’edizione 2014. Quel giorno Vincenzo Nibali chiuse al terzo posto nella Ypres-Arenberg, dietro a Boom e al compagno Fuglsang, ma quel giorno mise un’altra pietra fondamentale nella costruzione del suo trionfo in giallo.

Difficilissimo fare una lista dei favoriti, anche se al via ci sono i vincitori delle ultime cinque Parigi-Roubaix. In ordine cronologico: Terpstra, Degenkolb, Hayman, Van Avermaet e Sagan. Si parte a mille, come prevedibile. Ma tra strade strette e fiumi di tifosi, la tappa più temuta tende un tranello alla corsa quando non si è ancora entrati nel vivo. Una caduta dopo 10 km provoca danni a tanti e una vittima illustre. È il povero Richie Porte, che sbatte malamente la clavicola a terra e in lacrime è costretto al ritiro. Sfortuna immensa per l’australiano, già costretto ad abbandonare la corsa gialla lo scorso anno. Ma il Tour non si ferma, non può farlo. E davanti, sfidando le velocità altissime del gruppo, si concretizza la fuga. Ci sono Omar Fraile, Antwan Tolhoek, Thomas De Gendt e Jérôme Cousin e Damien Gaudin, su cui si riportano in un secondo momento Nicolas Edet, Janse Van Rensburg, Lilian Calmejane, Chad Haga e Olivier Le Gac.

Il ritmo continua a essere infernale e nella prima ora si viaggia vicino ai 50 km di media oraria. Le pietre entrano in scena dopo 47 km, con il primo tratto in pavè: 900 metri tra Escaudoeuvres e Thun, una stellina di difficoltà. Forano subito in tanti. Davanti, il sudafricano Tolhoek che è costretto a rialzarsi. Dietro, Romain Bardet, che cambia bicicletta almeno un paio di volte e fatica a rientrare. BORA e Team Sky fanno il ritmo nel gruppo, dove nelle prime posizioni si vedono pimpanti Sagan, Kwiatkowski, Van Avermaet e anche un inatteso Gaviria. Anche le cadute tornano protagoniste. Finiscono a terra, tra gli altri, Groenewegen, Bernal due volte e Daniel Oss.

Nel settore 11, i 2400 metri da 4 stelline di difficoltà tra Tilloy e Sars-et-Rosières, il Team Sky prova a far esplodere la corsa. Il forcing di uno scatenato Kwiatkowski spezza il gruppo in 5 o 6 tronconi, mettendo in difficoltà molti uomini di classifica. Nibali, Fuglsang e Majka rimangono indietro, ma riescono a rientrare dopo un paio di km. La fortuna invece non arride proprio alla BMC. Tejay Van Garderen, ancora più attardato, si mette all’inseguimento dei migliori quasi da solo, ma quando corona la sua rincorsa una nuova caduta gli fa perdere altro terreno. La corsa è allo stesso tempo crudele e stordente per la sua bellezza. Nel settore 9, arrivano le prime schermaglie dei favoriti di giornata, con uno splendido Greg Van Avermaet a provare due volte l’allungo nel settore più lungo in programma, quello tra Auchy e Bersée. Ci prova anche Gilbert, ma Sagan fa buona guardia e chiude ogni buco.

Mentre davanti Gaudin e Van Rensburg provano l’ultimo disperato attacco, dietro Landa e Uran finiscono per terra. Siamo nelle fasi decisive, siamo nel penultimo tratto in pavè della tappa. È a Camphin-en-Pévèle che finisce la fuga di giornata ed è sempre qui, quando a Roubaix mancano 16 km, che Van Avermaet, Degenkolb e Lampaert allungano in maniera decisiva. Il terzetto guadagna 10 metri, che poi diventano 30 e ancora 50. Sagan si fa sorprendere o forse semplicemente non ne ha. Lo slovacco prova l’inseguimento per qualche centinaio di metri, poi alza bandiera bianca. Le ultime pietre non cambiano più le carte in tavola, sarà volata a tre. Degenkolb parte per primo e nessuno dei due belgi ha la forza per contestargli la volata. Tre anni dopo la Regina delle Classiche, il tedesco rivince a Roubaix. E poco importa se non si arriva al velodromo, la vittoria resta dolcissima.

ORDINE D’ARRIVO:
1. John Degenkolb Trek-Segafredo 3:24.26
2. Greg Van Avermaet BMC Racing Team +0.00
3. Yves Lampaert Quick-Step Floors +0.00
4. Philippe Gilbert Quick-Step Floors +0.19
5. Peter Sagan Bora-Hansgrohe +0.19
6. Jasper Stuyven Trek-Segafredo +0.19
7. Bob Jungels Quick-Step Floors +0.19
8. André Greipel Lotto-Soudal +0.27
9. Edval Boasson Hagen Team Dimension Data +0.27
10. Hubert Dupont Wanty-Groupe Gobert +0.27

#TDf2018
Stage 9 winner @johndegenkolb

Photo: @bettiniphoto pic.twitter.com/LBzCyv4WhB

— Trek-Segafredo (@TrekSegafredo) 15 luglio 2018


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