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Berlusconi e quell’angelo di Bagnasco che non gli perdona il metodo Boffo

Creato il 24 febbraio 2011 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

di Iannozzi Giuseppe

Berlusconi e quell’angelo di Bagnasco che non gli perdona il metodo Boffo

La Conferenza Episcopale Italiana ai rappresentanti politici, per voce del suo presidente Angelo Bagnasco: “Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Una sobrietà che non deve essere solo apparenza: politici e amministratori hanno il dovere di perseguire concretamente il bene comune. E’ questo il criterio della reale efficacia di ogni azione politica rispetto ai problemi concreti del Paese. Infatti, il criterio fondamentale per una onesta valutazione dell’agire politico è la capacità di individuare le obiettive esigenze delle persone e delle comunità, di analizzarle e di corrispondervi con la gradualità e nei tempi compatibili. [...]
Come vescovi di questo amato Paese sottolineiamo anche noi con il Papa ‘l’importanza dei valori etici e morali nella politica ad ogni livello. La stessa memoria degli impegni solennemente assunti da ogni forza politica al momento del voto, si pone per noi su quel livello della pertinenza etica che è intrinseco ad una partecipazione vitale di tutti i cittadini alla costruzione della polis. [...]
Avvertiamo necessaria una costante e umile verifica della condotta nostra e delle nostre comunità. Ma nondimeno siamo consapevoli di non poterci mai sottrarre al dovere di testimoniare e annunciare la verità, ed essere cioè quel ‘segno di contraddizione’ rispetto allo spirito del mondo di cui parla il Vangelo”.
Poi Angelo Bagnasco torna sul caso Boffo: “E’ ancora vivo in noi un passaggio amaro che, in quanto ingiustamente diretto ad una persona impegnata a dar voce pubblica alla nostra comunità, ha finito per colpire un po’ tutti noi: la gravità dell’attacco non può non essere ancora una volta stigmatizzata, come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere civile che tanto desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere… la Chiesa è in questo Paese una presenza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere”.

Dopo questa concione, Bagnasco si scaglia contro la pillola abortiva Ru486, recentemente decisa dall’agenzia Italiana del Farmaco (Aifa); per il presidente dellaCei la pillola favorirebbe “una mentalità secondo cui l’aborto stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale. La Cei si attende che l’indagine parlamentare prevista sul tema permetta di arrivare ad una maggiore verità sugli effetti letali (“casi avversi”) che il farmaco ha avuto in alcune occasioni sulle donne che lo hanno assunto. La decisione dell’Aifa è solo apparentemente rispettosa della libertà, in quanto annulla i diritti di una delle parti in causa, la più indifesa, cioè della vita appena affiorata ma già reale. E anche nei confronti della donna il principio di precauzione poteva e doveva suggerire altre cautele”. E un raggelante appunto sulla bioetica non poteva mancare: “Riguardo al fine-vita, tema sul quale abbiamo dovuto purtroppo registrare in questi ultimi giorni un pronunciamento quanto meno ambiguo, attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana, dunque una legge in linea “con il lavoro prezioso svolto dal Senato”.

Un accenno dal presidente della Cei Angelo Bagnasco anche in materia di immigrazione: “Le esigenze di legalità e sicurezza dei cittadini non possono essere disgiunte dalla garanzia dei diritti umani riconosciuti nell’ordinamento nazionale e internazionale agli immigrati, né possono portare a trascurare stati di necessità e doveri da sempre radicati nel cuore della nostra gente”. Bagnasco ha poi ribadito che la religione cattolica deve essere materia di insegnamento a tutti gli effetti nelle scuole italiane, ed ha quindi plaudito al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, che si è mossa contro la recente sentenza del Tar del Lazio. Per Bagnasco la sentenza del Tar è frutto di una “reiterata offensiva contro l’insegnamento cattolico nella scuola pubblica”. In pratica il diktat del presidente della Cei è che nelle scuole italiane il cattolicesimo abbia precedenza assoluta, in ogni senso.

Infine un coccodrillo per i paracaduti caduti in Afghanistan: “Profondissimo cordoglio per i sei soldati italiani caduti, vittime di un attentatore suicida. Altri quattro soldati sono risultati gravemente feriti. Oltre a questi, com’è noto, sono morti una decina di civili afgani e una cinquantina sono rimasti a loro volta feriti e non è esagerato parlare di strage, tanto più assurda se si pensa ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in particolare il contingente italiano. Non è un caso che questo lutto, com’era successo per la strage di Nassiriya, abbia toccato il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di altruismo e di dedizione di questi giovani quasi tutti figli delle generose terre del nostro Sud”.

La Chiesa porta i suoi diktat proprio dritti in faccia a BerlusconiBossiFini. Se fino ad ora ha sonnecchiato, adesso non più. Bagnasco fa capire a chiare lettere che è finito il tempo di giocare e che il Vaticano riprende il suo ruolo vecchio di secoli, perché il cattolicesimo è prima d’ogni altra cosa politica allo stato puro e nessuno può pensare di voltare le spalle alla volontà del Vaticano.


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