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Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno

Creato il 07 gennaio 2019 da Anncleire @anncleire

Stilare questa lista è sempre fare i conti con me stessa e le mie letture, fare un bilancio effettivo delle letture dell'anno, capire se il tempo che ho speso per certi libri ne è valso la pena. Vuol dire anche fare a pugni con la sfida di Goodreads e rendermi conto se l'ho vinta o no. Vuol dire concentrarmi su quello che ho letto e tirare fuori il meglio o il peggio. Quest'anno non è andata proprio benissimo, ho letto 91/100 e con tutta la buona volontà non so se avrei potuto fare di meglio. Oddio, considerando che spesso ho preferito cedere alla tentazione di maratonare "drama coreani" forniti dalla mia spacciatrice preferita *ciao Alaisse ciao*, forse avrei potuto leggere di più. Però alla fine fare il tifo per l'ennesima coppia sconclusionata e capire cosa vuol dire 감사 (grazie, per la cronaca), mi sembrava molto più gratificante, ma soprattutto rilassante.

Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno (Gif tratta dal mio drama preferito di quest'anno This is my first life)

L'idea quest'anno è stata comunque uscire quanto più possibile dalla mia comfort zone, fatta di romance e distopie, che pure non sono mancate, ma sono di certo state accompagnate da sempre più letture di case editrici indipendenti e da scoperte notevoli. Innanzitutto ho iniziato un percorso per approfondire tematiche femministe che mi hanno portato anche a prendere in mano dei saggi, ma anche ad interrogarmi sul ruolo delle donne in libri di donne. A questo proposito ho creato uno scaffale sul mio profilo di Goodreads e scritto diversi articoli qui sul blog.

Ammetto però di non aver trovato il capolavoro della vita come altri anni ha reso stilare questa lista leggermente complicato. Si ho letto libri molto belli, libri che mi hanno fatto riflettere, libri che mi porterò a lungo nel cuore, eppure se ne devo pensare solo uno non ci riesco. Per fortuna non devo farlo, e anzi ve ne lascio ben 10, più qualche extra, che è sempre bello scoprirne di nuovi.

Enjoy!

Strange the dreamer di Laini Taylor
Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno
È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un'esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell'oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un'ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l'opportunità di vivere un'avventura dalle premesse straordinarie.

Ho iniziato a leggere questo libro alla fine del 2017 e già sapevo che me ne sarei innamorata, così tanto che non ho ancora letto il secondo, perché lo ammetto, ne sono un po' spaventata. La traduzione italiana, Il Sognatore, è uscita per la Fazi Editore, e a febbraio arriverà nelle nostre librerie anche il secondo. Un fantasy che non è solo un fantasy. Una storia estremamente evocativa, dal passo lento e maestoso, dall'atmosfera magica e sognante, in cui la guerra si avvicenda con la brama per la libertà, per un fantasy che non lascia scampo.

La mia recensione Fame di Roxanne Gay
Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno
In principio è il candore dei dodici anni. Quando pensi che nessuno a cui vuoi bene possa farti del male. Poi succede l'impensabile. Un atto di violenza feroce. E Roxane, annientata dalla vergogna, incapace di parlare o chiedere aiuto, comincia a mangiare, mangiare, mangiare. A barricarsi in un corpo che diventa ogni giorno più inespugnabile dagli sguardi maschili, una fortezza dove nessuno sarà più capace di raggiungerla. Quella di Roxane Gay è la storia di un desiderio insaziabile, di battaglie sempre perse contro un corpo ammutinato, di una lotta contro una cultura che spinge le donne a odiarsi se non corrispondono alle aspettative. Ma la fame di Roxane Gay è anche il motore della sua fenomenale spinta creativa e della sua sulfurea personalità. Oggi è un'intellettuale, attivista e scrittrice, una delle voci più rispettate della sua generazione. Soprattutto una donna che ha trovato le parole per raccontare la propria storia.

Ho scoperto Roxanne Gay per caso e non ho resistito alla voglia di leggere questo libro che è stato davvero illuminante, sia per le tematiche trattate, sia per lo stile dell'autrice. "Fame" mi ha scosso profondamente, mi ha colpito come poche storie prima. È terribile, affilato come un coltello che affonda direttamente nella coscienza. È il tentativo audace di rivelare un segreto e scopre un vaso di Pandora.

La mia recensione The Penelopiad di Margaret Atwood
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Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent'anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l'impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell'Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L'autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

Ho scovato questo volumetto incastrato tra tanti altri nello scaffale dei libri in inglese della Feltrinelli di Porta Nuova qui a Torino. L'idea alla base del libro, questa Penelope protagonista che cerca di sopravvivere tra mille peripezie mi ha colpito tantissimo. La Atwood ricostruisce l'altro lato della storia, quella che si è soliti sottovalutare o relegare in un angolo, ma allo stesso tempo impone al suo lettore di interrogarsi sul senso di perdita che attanaglia chi resta. Perché in fondo è sempre chi resta indietro, chi sorregge il mondo che viene sempre messo da parte.

La mia recensione La biblioteca di Gould di Bernard Quiriny
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Improvvise resurrezioni di massa, macchine da scrivere programmate per produrre capolavori senza tempo, città assurdamente votate al silenzio, amanti che dopo ogni incontro sessuale si ritrovano nel corpo del partner. Queste e altre storie irresistibili attendono il lettore nei meandri della biblioteca di Pierre Gould, narratore acuto e perfido, regista occulto di questo sorprendente campionario di raffinate fantasie. I racconti de "La biblioteca di Gould" compongono una collezione molto particolare di tradizioni improbabili, di piccole manie eccentriche, di distorsioni in grado di mutare radicalmente lo sguardo sulla realtà in cui viviamo, ma soprattutto di libri, impensabili, fatali, esilaranti. Esattamente come questo di Bernard Quiriny, un'esperienza entusiasmante per chiunque abbia a cuore la letteratura.

Bernard Quiriny è stato la grande scoperta del 2018, edito da una delle mie case editrici preferite, L'Orma Editore, è uno scrittore carismatico e potente che mi ha subito conquistato, anche con " L'affare Mayerling ". Questa è una raccolta fantasmagorica che colpisce dritta l'immaginario di ogni lettore e bibliofilo. Quiriny, sagace e impressionante, accompagna il lettore in un viaggio spassoso e intelligente, mai banale, ma sempre ricco di spunti particolari e affascinanti.

La mia recensione Amatka di Karin Tidbeck
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Nel mondo che i Pionieri hanno colonizzato valicando un confine di cui si è persa ogni traccia, gli oggetti decadono in una poltiglia tossica se il loro nome non viene scritto e pronunciato con prefissata frequenza. Per evitarne la distruzione, un comitato centrale veglia severamente sulle parole pronunciate dagli abitanti delle colonie, perché la vita in un mondo minacciato dalla disgregazione richiede volontà e disciplina. Vanja, cittadina di Essre, viene inviata dalla sua comune nella gelida colonia di Amatka e troverà ad attenderla i primi fuochi di una rivoluzione sotterranea giocata sulla potenza del linguaggio. Suo malgrado, Vanja dovrà così affrontare le possibilità che si celano dietro il velo di blanda oppressione che assopisce i pensieri e le parole del popolo di Amatka.

Seguo gli amici (si amici perché quando senti qualcuno così vicino puoi solo definirlo amico) di Safarà con un entusiasmo molto intenso e ogni loro uscita è una bella scoperta. Di Amatka mi avevano parlato al Salone del Libro e quando è uscito era già molto carica. Una distopia che si nutre delle parole per plasmare una realtà stupefacente e piena di contraddizioni, dal fascino rivoluzionario per una storia che non ha nessuna risposta e pone invece tantissime domande al lettore.

La mia recensione.

Sadie di Courtney Summers
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Una ragazza scomparsa che ha intrapreso un viaggio verso la vendetta. Una serie - come un podcast che segue gli indizi che si è lasciata alle spalle. E una fine di cui non sarai capace di smettere di parlare. Sadie non ha avuto una vita facile. Crescendo da sola, ha tirato su sua sorella Mattie in una piccola città isolata, cercando di far del suo meglio per darle una vita normale e tenendo le loro teste sopra l'acqua. Ma quando Mattie viene ritrovata morta, l'intero mondo di Sadie crolla. Dopo una indagine della polizia affrettata, Sadie è determinata a portare il killer della sorella alla giustizia e si mette sulle sue tracce per trovarlo. Quando West McCray - una personalità radiofonica che lavora in un segmento sulle piccole dimenticate città americane - sente per caso la triste storia di Sadie da un benzinaio, diventa ossessionato dall'idea di ritrovare la ragazza scomparsa. Inizia il suo podcast per tracciare il viaggio di Sadie, cercando di capire cosa fosse successo, sperando di ritrovarla prima che fosse troppo tardi.

Seguo Courtney Summers dal 2012, da quando ho iniziato a leggere assiduamente in inglese e da allora leggo emozionatissima ogni sua nuova uscita. Non ha fatto di certo eccezione questo libro che ho preso appena uscito. Il racconto di una vita spezzata che cerca irrimediabilmente un riscatto anche quando tutto si unisce per dissuaderla, la ricerca spietata di una speranza in mezzo al caos della povertà e indifferenza. La scrittura spietata e letale di Courtney Summers si unisce ad un tema attualissimo per un libro che non lascia scampa, neanche dopo aver voltato l'ultima pagina.

La mia recensione Città Sola di Olivia Laing
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Bisogna aver toccato l'abisso per saperlo raccontare. Per descrivere il vuoto avvolgente di una ferita che diventa uno stigma o l'angosciante cantilena che rimbomba in una casa di cui si è da sempre l'unico inquilino. Per restituire con la sola forza della voce certi angoli della metropoli, dove la suburra si fa rifugio e l'esclusione sollievo; per dire il loro improvviso, tragico trasformarsi da giardino delle delizie in inferno musicale. Olivia Laing rompe le pareti dell'ordinario e edifica all'interno della New York reale una seconda città, fatta di buio e silenzio: un'onirica capitale della solitudine, cresciuta nelle zone d'ombra lasciate dalle mille luci della Grande Mela e attraversata ogni giorno dalle storie di milioni di abitanti senza voce. Un luogo in cui coabitano le esperienze universali di isolamento e i traumi privati di personaggi come Andy Warhol, Edward Hopper e David Wojnarowicz; in cui ogni narrazione è allo stesso tempo evocazione e confessione. Quella tracciata da Olivia Laing è una visionaria mappa per immagini del labirinto dell'alienazione. Un flusso narrativo che investe le strade di New York e nel quale si mescolano la morte per Aids del cantante Klaus Nomi e l'infanzia dell'autrice, cresciuta da una madre omosessuale costretta a trasferirsi di continuo per sfuggire al pregiudizio; gli esperimenti sociali di Josh Harris che anticiparono Facebook e i silenzi dell'inserviente-artista Henry Darger che dipinse decine di quadri meravigliosi e inquietanti senza mai mostrarli a nessuno; l'inconsistente interconnessione umana dell'era digitale e l'arida gentrificazione di luoghi simbolici come Times Square.

Quest'anno ho letto diversi libri che hanno al loro centro il tema della solitudine e mai come Città Sola mi hanno lasciata esterrefatta. Complice il web, me lo sono ritrovato sotto gli occhi e avevo aspettative molto alte pur non avendo compreso appieno la trama. Ma queste vite, ai margini eppure sempre al centro dell'attenzione lasciano inevitabilmente un segno. Pittori e fotografi, artisti in ogni forma in una delle città più affascinanti del mondo. Quella New York cosmopolita e indomita che non dorme mai e tutto sempre fagocitare per rigettarlo trasformato e inquieto. Olivia Lang tratteggia la sua storia attraverso le evocazioni di altre vite e di altre storie, mentre fissa quel sentimento di incontrastata solitudine che a tratti, affligge tutti.

Non l'ho ancora recensito, ma presto arriverà la mia recensione.

Gli animali che amiamo di Antoine Volodine
Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno
L'umanità è pressoché scomparsa. Solo una donnina è rimasta ad aggirarsi in mezzo a capanne vuote nella speranza di farsi ingravidare da qualcuno di passaggio. Quanto agli altri superstiti, chissà. Al loro posto una vegetazione a tratti lussureggiante e una sequela di animali, fantastici e non, che entrano ed escono da sogni di sogni in una realtà onirica o comunque surreale. Cinque intrarcane e due Shaggàs compongono questo pastiche letterario, bizzarro, giocoso, immerso in un'atmosfera apocalittica, da fine della Storia, dove l'umorismo del disastro si mescola a una malinconica, smagata rassegnazione.

Questo volumetto mi ha perseguitato per mesi, mentre lo vedevo riflesso sugli scaffali delle librerie, fino a che non mi sono convinta a comprarlo e leggerlo e ammetto che non me ne sono pentita. Volodine è il padre dell'esoterismo, questa corrente un po' oscura e un po' spaventosa che unisce atmosfere fantastiche ad altre più post-apocalittiche e che fagocitano sempre un po' di spiritualismo.

Leggere questo libro è un viaggio in un mondo inaspettato, che confonde e affascina. Un bestiario che è una incerta meraviglia, che consuma fin dalla prima pagina.

La mia recensione Exit west di Mohsin Hamid
Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno
Saeed è timido e un po' goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all'infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l'unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un'altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane.

Ho preso in mano questo libro troppo tardi, infatti era uscito già nel 2017, ma lo avevo sempre osservato da lontano un po' per paura, un po' perché non pronta a riflettere la società che stiamo vivendo tra le pagine scritte. Poi complice la voglia di mettermi nei panni degli altri l'ho recuperato e dovreste farlo anche voi. Capire il nostro tempo è un atto dovuto non solo alla nostra società ma anche a noi stessi. Mohsin Hamid racconta con una fermezza intensa il terrore che avvolge la fuga dalla guerra e dalla disperazione, regalando al lettore una fotografia precisa e inquietante.

La mia recensione.

Cinque secondi di Mirya
Best of 2018: I dieci libri più belli letti quest’anno
Cosa saresti, se nessuno ti riconoscesse? Cosa proveresti, se il mondo non ti vedesse? Cosa faresti, se non potessi lasciare alcuna traccia di te? Io sono Mnemosine, e ti racconterò la storia della mia vita, a patto che tu la ricordi. Io sono Mirya, e ti racconterò la vita della mia storia, a patto che tu la dimentichi. E se fosse il contrario? Hai solo cinque secondi per scegliere. Perché il tempo non basta mai.

Non potevo non citare questo libro in questa classifica. Io lo so che sono totalmente di parte, perché l'ho visto nascere, ma è uno di quei libri che ogni volta che ci penso mi contrae, come una molla. E io lo so che Mirya parla con me. Questo è un libro che vivi di istinto, che leggi con il cuore, che fisicamente ti lascia a pezzi, che devi leggere tutto d'un fiato. È una storia mi ha rivoltato, spezzato e ricomposto in una sola seduta di lettura. Leggetela, non ve ne pentirete.

La mia recensione Bonus tracks

In mezzo a tutto questo però non posso non citare, Made you up di Francesca Zappia uno degli ultimi libri che ho letto nel 2018 e che racconta in maniera molto realistica le malattie mentali ma soprattutto l'incontro scontro di due ragazzi che vogliono solo vivere appieno la loro vita.

Lincoln nel Bardo di George Sauders che gioca tra paranormale e reale e regala ai suoi lettori una storia che racchiude mille altre storie, dai temi universali e un significato che sfugge la logica, mentre accettare la perdita non è mai facile, è sempre appagante vivere l'amore.

Un altro giorno ancora di Bianca Marconero che potrà essere nato come "il libro sui cavalli", ma un altro giorno ancora è la dimostrazione che una storia d'amore non è mai solo una storia d'amore, che i biondi hanno sempre un fascino speciale, e che basta poco per rendere una storia indimenticabile. La scrittura pulita della Marconero arriva dritta al punto, tracciando un cammino speciale, in grado di emozionare e far sospirare.

Chloe di Leila Awad che shame on me non ho ancora recensito e che merita di essere letto perché è una bellissima fiaba romantica ambientata in un posto speciale, Brygge (tra l'altro è appena uscita una bellissima novella nataliziaSotto la neve).

La scrittrice del mistero di Alice Basso una storia intrecciata dal genio della Basso, che riesce a provocare crampi, far sospirare e tenere in tensione ad ogni pagina letta, senza dimenticare i momenti comici in cui cadere con gioia. Perché in fondo non c'è pace per Vani Sarca. E sempre #TeamBerganza

Quali sono i libri del vostro 2018? Raccontatemelo in un commento.

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