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Bianco come …

Creato il 05 agosto 2018 da Marga

Bianco come …

bianco

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Da pignola prof di chimica qual sono, vi dico subito subito che cosa si intende per pigmento

Polvere fine colorata formata da particelle con dimensioni dell’ordine del millesimo di millimetro, insolubile nel mezzo disperdente, che manifesta potere coprente una volta steso come stato pittorico.

Non contenta,  vi dirò  anche quando un  pigmento ci appare bianco

Bianco come …

pigmento bianco

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La luce diffusa da un pigmento ci appare bianca quando le particelle del materiale di cui esso è costituito non assorbono alcuna delle componenti della luce solare.

Bene, ora che vi è tutto chiaro, facciamo una corsa nella storia e vediamo quali materiali gli uomini, pittori da sempre, hanno usato per produrre questo colore.

Iniziamo dalla preistoria: un’occhiata alle opere d’arte delle caverne di questo periodo ci svela che il bianco non è arrivato subito, ma bisogna attendere il neolitico per trovarlo sottoforma di Carbonato di calcio, CaCO3 . Probabilmente vi verrà in mente la calcite o il marmo, calcite ricristallizzata, roba inorganica comunque. E invece no, non al marmo dovete pensare, ma alle ossa, ossa di animali. Il  primo pigmento bianco è infatti legato alla pastorizia e alla pratica di allevare animali. Le ossa venivano fatte essiccare riscaldandole ad alta temperatura ( un chimico direbbe che venivano calcinate) per essere poi finemente triturate. Dell’uso del carbonato di calcio ottenuto da materie prime minerali se ne parlerà  moto più tardi e sarà Cennino Cennini nel Libro dell’ Arte” scritto nel 1400 d.C. a farlo. Il bianco neolitico ebbe comunque un grande successo e bisogna arrivare agli Egizi per trovare qualcosa di nuovo.

E che novità! Gli Egizi furono dei chimici fantastici. Forse chiamarli chimici è un po’ esagerato, mica l’hanno dato l’esame di organica II ! In ogni caso s’inventarono la biacca, 2PbCO3.Pb(OH)2;  vi racconto il procedimento, poi mi direte se l’ideatore non avrebbe meritato un po’di gloria e un ritratto , anche di profilo, con due o tre geroglifici che lo togliessero dall’anonimato.

Dunque, si prendano dei vasi di terracotta con due scomparti separati. In uno si mettano striscioline di piombo insieme a letame, nell’ altro dell’aceto. Col tempo i vapori dell’acido acetico contenuto nell’ aceto attaccheranno il piombo  formando acetato di piombo. Dalla fermentazione del letame si produrrà biossido di carbonio che trasformerà l’acetato in  carbonato basico di piombo, la biacca per l’appunto. Non è  un processo da standing ovation?

Agli Egizi si deve anche il pigmento bianco ottenuto dal gesso (CaSO4.2H2O) solfato di calcio biidrato, pigmento utilizzato anche da altre antiche civiltà quali i Sumeri. Plinio, nella sua Naturalis Historia ci racconta di come anche  i Romani ne facessero uso.

Si deve agli Egizi anche un altro bianco : il bolo bianco, la terra bianca chiamata anche  fillosilicato idrato di alluminio.  Ha però un nome più puccioso, caolino, ed è forse con questo quasi  vezzeggiativo che lo conoscete come uno dei principali componenti della porcellana. Come pigmento ebbe un discreto successo nelle epoche successive e per questo viene citato dal Cennini  che, viste le proprietà astringenti del bolo, consiglia di testarne la qualità assaggiandolo: quello buono allappa al labbro.

Archiviati gli egizi, passeranno molti secoli prima che si utilizzino dei nuovi bianchi. Quindi, intanto che il tempo passa, vi racconto come si ottiene il Bianco di San Giovanni  ( bianco di calce) ovvero CaCO3 carbonato di calcio di origine minerale.  Cennini racconta che:

Intanto bisogna procurarsi una pietra calcarea e calcinarla tra 800-900°C. In questo modo si ottiene ossido di calcio CaO. Se all’ossido di calcio ( calce viva) si aggiunge acqua in eccesso, si forma idrossido di calcio Ca(OH)2 (calce spenta). Lasciando la calce spenta a seccare all’aria, si combina con biossido di carbonio CO2 e forma CaCO3  . La calce spenta seccata e ridotta in polvere viene immersa nell’acqua per otto giorni, ogni giorno si cambia l’acqua e si rimescola. Si fanno poi dei piccoli pani che si lasciano seccare al sole e si macinano finemente.

Bene, conversando amabilmente siamo arrivati intorno al 1770. Da questo momento in  poi incominciano le scoperte in campo chimico e nel giro di una cinquantina d’anni,  quella che prima non esisteva diventa una scienza a tutti gli effetti e  il mestiere di chimico viene apprezzato e ( da non sottovalutare) ben pagato.

La lista degli elementi chimici conosciuti cresce a più non posso: Lavoisier nel suo “Trattato elementare di chimica” del 1789 elenca trentatré elementi, già nel 1848 gli elementi diventano sessantadue. Nessuno stupore quindi se i pigmenti a disposizione degli artisti crescono a dismisura!

Per il bianco però la strada è più impervia del previsto. La biacca, il pigmento più utilizzato, sta rivelando i suoi lati negativi e siccome viene utilizzata non solo in pittura, ma anche per verniciare le pareti delle abitazioni, gli effetti sulla salute sono ormai evidenti nella popolazione e soprattutto tra gli operai delle fabbriche in cui questo pigmento viene prodotto. Alla fine del XVIII  secolo le autorità  Francesi preoccupate per la salute dei cittadini si mobilitano per ricercare un bianco alternativo alla biacca. Contattano un chimico di fama, Guyton de Morveau, e gli danno l’incarico di cercare un nuovo pigmento. Nel 1782 lo scienziato riferì che il miglior candidato era l’ossido di zinco che non solo non era tossico, ma non si scuriva come la biacca in presenza di gas solforosi. Problema risolto dunque! Nemmeno per sogno. Il nuovo pigmento costava quattro volte di più della biacca, non era coprente e non si seccava. I pittori quindi lo bocciarono e continuarono a utilizzare la biacca. Ci vollero parecchi anni prima che il bianco di zinco venisse perfezionato; fu infatti solo nel 1845 che fu commercializzato da E. C. Leclaire che con l’aiuto di alcuni bravi chimici era riuscito a trovare un buon essiccativo.

Non è che nel frattempo Guyton de Morveau, si girasse i pollici.   Propose un altro bianco alternativo:  il bianco fisso (BaSO4), ma ancora una volta i risultati non furono immediatamente soddisfacenti. Questo materiale, prodotto macinando direttamente la barite ( solfato di bario) era già stato descritto da Agricola nel XVI secoo. ma non si hanno prove che fosse usato come pigmento. La barite di buona qualità era piuttosto rara e quindi agli inizi del XIX secolo si chiese aiuto alla chimica e il bianco fisso venne prodotto per sintesi, facendo reagire solfato di sodio con una soluzione di  cloruro di bario. Dal punto di vista degli artisti, il bianco che ne deriva non è coprente e serve in pittura a olio solo per le velature o come eccipiente per altri pigmenti mentre viene adottato come acquerello. Siccome risultava piuttosto economico trovò fortuna in altri ambiti: venne dapprima utilizzato come vernice poi, per mimetizzare gli aerei militari e infine  come componente del grigio corazzata della marina militare statunitense.

Tornando alla biacca,finalmente nel 1909, in Francia, venne messa fuori legge e il bianco di zinco venne prodotto in massa con grande vantaggio per il prezzo che si abbassò fino a raggiungere i livelli della biacca che venne così definitivamente abbandonata.

All’orizzonte però si stava profilando una nuova stella: il bianco titanio. A partire dal 1920 iniziò la produzione, con diversi metodi, dell’ossido di titanio, TiO2, un pigmento bianco con ottime caratteristiche.

Eccone alcune: alto indice di rifrazione, ottimo potere coprente, non è tossico, è inerte chimicamente, si miscela bene con tutti i pigmenti, è stabile alla luce e all’umidità. Che vogliamo di più, che si autopulisca? Ebbene fa anche questo. Bisogna però entrare nel campo delle nanoparticelle ( dimensioni di un miliardesimo di metro, 10 -9 m), che presentano proprietà fotocatalitiche. Mi spiego

Le nanoparticelle di biossido di titanio quando esposte a radiazione UV/solare  sono in grado di modificare la velocità di alcune reazioni chimiche. In presenza di luce, di umidità e dell’ossigeno contenuto nell’aria, si attiva un forte processo ossidativo in grado di decomporre svariate sostanze organiche e inorganiche. Superfici trattate con TiO2 nanometrico, quindi, sono in grado, attraverso il semplice irraggiamento solare, di degradare sia le sostanze organiche e i microrganismi depositatisi sulla superficie, sia gli inquinanti atmosferici, che vengano a contatto con la stessa.

E non finisce qui:

l’applicazione di film di biossido di titanio, consente, inoltre, in seguito a irraggiamento, di modificare le caratteristiche di bagnabilità delle superfici trattate rendendole superidrofile, motivo per cui l’acqua che si deposita sulla superficie trattata tende a formare, anziché delle gocce, un film sottile e continuo. Ciò contribuisce a incrementarne le proprietà autopulenti favorendo, nel contempo, anche il dilavamento delle molecole degradate derivanti dall’attività fotocatalitica.

Naturalmente c’è ancora molto da studiare e verificare, ma le prospettive sembrano molto promettenti, soprattutto per la protezione degli edifici di interesse storico  con superfici in materiale lapideo.

E magari  per il futuro si potrebbe pensare di utilizzarlo anche per edifici meno titolati.

Bianco come …

graffiti

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nobile intento

Bene il mio viaggio nel pigmento bianco finisce qui, ma il bianco non è solo pigmento, vi lascio perciò in compagnia di chi vi svelerà alcune tra le mille altre sfumature del bianco.

Fisici

In effetti l’idea di bianco pare dipendere in gran parte dallo spettro della luce del giorno che è dominata dalla radiazione del sole. Grosso modo la luce viene percepita come bianca se il suo spettro assomiglia a quello della luce solare. Gli altri colori possono venire definiti in base al grado di scostamento dello spettro solare. L’ origine dei colori, K. Nassau

Pittori

Il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto Kandinskij Lo Spirituale nell’ arte

Bianco come …

bianco su bianco

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Malevic – Bianco su bianco 1918 . Nel 1922 Malevic scriveva” Il suprematismo bianco si spinge verso una natura bianca e priva di oggetti, verso impulsi bianchi, verso una conoscenza ed una purezza bianche come verso lo stadio più alto di ogni realtà, della quiete come del movimento”.

Filosofi

Bianco è secondo lui ( Democrito) tutto ciò che è liscio. Infatti, tutto ciò che non è scabro, né quindi capace di produrre ombra, né difficile a penetrarsi, è splendente – De Sensu (VIII i colori) – Teofrasto

 La torbidezza compiuta è il bianco, il riempimento spaziale più neutro e più chiaro, il primo che abbia le proprietà di essere non trasparente – Teoria dei colori, Goethe,

Lichtenberg dice che soli pochi uomini hanno mai visto il bianco puro. Allora la maggior parte degli uomini impiega la parola in modo scorretto? E come ha imparato lui l’uso corretto?Osservazioni sui colori,Wittgenstein

Dico che un pezzo di carta è bianco puro: e anche se, mettendo della neve vicino al pezzo di carta, questo apparisse grigio, tuttavia nel suo ambiente normale continuerei, con ragione, a chiamarlo bianco e non grigio chiaro. Potrebbe darsi,magari, che io impieghi un concetto raffinato di bianco in laboratorio ( dove posso anche impiegare un concetto raffinato di determinazione del tempo)Osservazioni sui colori,Wittgenstein

Storici

Il bianco dell’ età avanzata, quello dei capelli che incanutiscono, indica la serenità, la pace interiore, la saggezza. Il bianco della morte e del sudario si ricongiunge al bianco dell’ innocenza e della culla. Come se il ciclo della vita cominciasse nel bianco, passasse per svariati colori e si concludesse col bianco. Il piccolo libro dei colori – Michel Pastoreau

Scrittori e poeti

Non abbiamo tuttavia ancora risolto l’incantesimo di questo biancore, né appreso perché esso rivolga un richiamo di così grande potenza all’anima; né, cosa più strana e assai più portentosa ancora, perché quel biancore, come abbiamo visto, sia al tempo stesso il simbolo più significativo del mondo spirituale, anzi il velo stesso dietro il quale si nasconde la divinità del cristiano; e tuttavia esso debba essere, qual è, l’elemento che rende anche più intense le cose che inducono maggiore spavento nell’uomo.

E’ forse perché, con la sua indefinitezza, adombra i vuoti e le immensità disumane dell’universo e, in tal modo, ci colpisce alle spalle con il pensiero dell’annullamento, quando contempliamo le bianche profondità della Via Lattea? O è forse perché, nella sua essenza, il bianco non è tanto un colore quanto l’assenza visibile del colore e, al tempo stesso, la fusione di tutti i colori; è forse per questi motivi che c’è una così muta vacuità, piena di significato, in un vasto paesaggio nevoso – un incolore onnicolore d’ateismo dal quale rifuggiamo? e quando consideriamo quell’altra teoria degli scienziati, secondo la quale ogni diversa tinta terrena – ogni imponente o aggraziata coloritura – i dolci riflessi dei cieli e dei boschi al tramonto; si, e i velluti dorati delle farfalle, e le guance di farfalla delle giovanette, non sarebbero altro se non inganni sottili, non veramente inerenti alle sostanze, ma deposti su di esse dall’esterno, così che ogni cosa la natura che abbiamo deificata dipinge né più né meno che una prostituta, i cui allettamenti non fanno altro che nascondere l’intimo corrompimento; e quando, procedendo oltre, consideriamo che il mistico cosmetico il quale produce ciascuna tinta, il grande principio della luce, rimane perennemente bianco e incolore in sé, e che, ove operasse senza tramiti sulla materia, toccherebbe ogni oggetto, persino i tulipani e le rose, con la sua tinta senza colore – quando consideriamo tutto questo, l’universo ammorbato sembra disteso sotto i nostri occhi come un lebbroso; e come il viaggiatore ostinato in Lapponia, che rifiuta di portare occhiali colorati e coloranti, allo stesso modo il povero infedele perde la luce degli occhi fissando il monumentale sudario bianco che avvolge ogni aspetto del mondo che lo circonda. E di tutte queste cose la balena albina era il simbolo. Vi stupisce dunque la caccia accanita?…- Moby Dick,Herman Melville

Juan Ramòn Jimenez

Dentro il bianco infinito,
neve, nardo e salina
Smarrì la sua fantasia
Il color bianco muore
Sopra un muro tappeto
di piume di colomba.
Senza occhi né gesto
Immoto patisce un sonno
Però trema al di dentro.
Nel bianco infinito
Che pura ed ampia ferita
Lasciò la sua fantasia!
Nel bianco infinito
Neve, Nardo, Salina
Canti gitani e andalusi – Garcia Lorca
 

365

Osi vedere un’anima al calor bianco?
Allora nasconditi dietro la porta-
rosso – è tinta comune del fuoco-
ma quando il vivido metallo
ha sconfitto le condizioni della fiamma
scorre dalla fucina
senza un colore, tranne la luce
della vampa indifferenziata
             …
Poesie -Dickinson
 
Odo il bianco nella polveriera del cielo
Cantare le sue litanie.
Odo il bianco farsi rosato e dire: tu non partecipi
ai fasti del tramonto. Io non vorrei rispondo
questo giorno finire e buttarmi
nei cascami della notte.
Io non vorrei questo sole svanire.
Da questo impero mio
Lancio rondini dal bordo della veste
Con nere code eleganti
E acrobatiche peripezie nel cielo.
Non si ferma il padiglione nero
Opercolato di stelle.
Naturale sconosciuto- Mariangela Gualtieri

Musicisti

 

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  1. Zecchina – Alchimie nell’arte- Zanichelli
  2. Campanella e altri- Chimica per l’arte- Zanichelli
  3. Ball- Colore una biografia– BUR

http://archeologos.ibam.cnr.it/nanoparticelle-di-biossido-di-titanio/

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