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Bini-Smaghi, Berlusconi rimosso perchè voleva uscire dall’euro

Creato il 19 settembre 2013 da Capiredavverolacrisi @Capiredavvero

Sulla fine del governo Berlusconi nel gennaio del 2011 sono state spesa tante parole. Alcuni additavano alla limitata credibilità internazionale del governo, dovuta sia agli scandali privati del Primo Ministro, sia alla risicata maggioranza in Parlamento, il motivo della crescita dello spread e la crescente tensione sui mercati che ha portato alle dimissioni dell’esecutivo. Altri sostenevano che la colpa fosse delle politiche economiche intraprese dal governo, bocciate dai mercati e dall’UE. Insomma tutti avevano una motivazione più o meno plausibile per la caduta del Governo.

Come però spiegato ampiamente dal prof. Fortis, la situazione economica del Paese al momento della caduta del governo non era disastrosa come viene spesso descritta, anzi: “nel 2011, quando il Governo Monti non aveva ancora fatto praticamente nulla, l’Italia in realtà ha chiuso l’anno con una crescita del tasso di disoccupazione rispetto al 2008 tra i più bassi al mondo, con il debito pubblico che era aumentato poco durante la crisi, più o meno come quello della Germania in punti di PIL, con il consumo delle famiglie che era tornato in termini reali ai livelli del 2008.”

Lorenzo Bini Smaghi

Allora cosa è successo? Cosa portò a quella che fu una vera e propria rimozione di Berlusconi dal Governo?

A descrivere un nuovo scenario ci pensa una personalità di altissimo livello come Lorenzo Bini-Smaghi, nel suo ultimo libro: “Morire d’Austerità. Democrazie europee con le spalle al muro”. L’economista italiano, ex membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea dal giugno 2005 al 10 novembre 2011, dichiara che il premier Berlusconi avrebbe discusso, forse dando un avvertimento, di una eventuale uscita dell’Italia dall’euro nel corso di una riunione privata con altri uomini di governo dell’eurozona, quasi sicuramente con la cancelliera Angela Merkel ed il Presidente francese Nicolas Sarkozy; con le parole di Bini-Smaghi: “L’ipotesi d’uscita dall’euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi degli altri paesi dell’euro”.

Una vera e propria bomba insomma, quasi da urlare al complotto internazionale se si aggiunge il fatto che era ampiamente risaputo che le cancellerie internazionali non vedessero di buon occhio Berlusconi: già New York Times e Wall Street Journal scrissero nero su bianco che il cambio in corsa del premier era stato sollecitato a Napolitano da Merkel e Sarkozy. A rendere tutta la faccenda ancor più oscura e inquietante ci pensa Fabrizio Goria, che in un resoconto di quei giorni di tensione riporta un accaduto degno delle migliori spy story:In quei giorni bui, con lo spread Bund-BTP a 10 anni vicino ad un picco storico, un unico incidente si è verificato. Nel corso di un incontro istituzionale, l’allora ministro degli interni Roberto Maroni ha ricevuto una telefonata. Era verso la fine di ottobre. Le persone che frequentano quella riunione, un gruppo ristretto di collaboratori, ha riferito che egli impallidì. La chiamata proveniva da José Manuel Barroso, il numero uno della Commissione europea. Barroso è stato molto chiaro con Maroni: Non voglio che tu la prenda personalmente. Né voi né tutti gli altri membri del governo. Ma avete bisogno di staccare la spina” a Berlusconi E in quel momento Barroso ha rivelato quella che sarebbe stata la strategia: Una raffica di dichiarazioni contro l’allora primo ministro. Da tutti i fronti, da ogni produttore di politica europea. Il messaggio da inviare è uno e uno solo: Berlusconi è inadeguato.”. I primi a pubblicare la notizia sono stati il qutidiano inglese The Telegraph e l’Huffington Post.

Bini-Smaghi nel suo libro, oltre al quadro appena descritto, ha fatto alcune precisazioni sempre a riguardo dell’uscita dall’euro, sottolineando come a questo processo da parte di qualsiasi Stato dell’Eurozona seguirebbe un default sulle obbligazioni estere: “La banca centrale nazionale non sarebbe in grado di ripagare i debiti accumulati verso altri membri del sistema euro, che sono registrati nel sistema interno dei pagamenti dell’Unione (noto come Target2). L’insolvenza provocherebbe grosse perdite per le controparti in altri paesi dell’eurozona, compresi banche centrali e Stati.” Sempre nel libro Bini-Smaghi ammette che la possibilità dell’uscita dall’euro di un Paese, in questo caso la Grecia, venne presa in seria considerazione dalla Cancelliera Merkel nell’autunno del 2012, salvo poi ritrattarla ed invertire la rotta per la paura di un effetto domino in tutta l’Unione. Il ragionamento di fondo della Cancelliera ha alla base un tornaconto puramente nazionale, infatti Bini-Smaghi stesso afferma che la Germania si trova in una situazione davvero difficile per i 547 miliardi di euro di crediti della Bundesbank alle banche centrali di Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia, Cipro e Slovenia.

L’Huffington Post per chiudere il suo articolo sulla vicenda ha chiesto un commento all’Europarlamentare Naigel Farage del partito euroscettico UKIP, famoso per i suoi coraggiosi interventi al parlamento europeo, ve lo riportiamo per intero e ci teniamo a rimarcare come le ultime due righe del commento e la preoccupazione in esse espressa, non possono che essere condivise da chi adotta un punto di vista democratico e liberale: Già nel febbraio 2010 avevo predetto che l’UE sarebbe stata l’”assassino silenzioso della democrazia europea, nel novembre dell’anno successivo, ora abbiamo la conferma del secondo assassinio politico di un leader europeo democraticamente eletto, quello del primo ministro italiano Silvio Berlusconi, subito dopo che anche il primo ministro greco è stato messo da parte. Il loro crimine? George Papendreou aveva minacciato un referendum sull’appartenenza all’Euro, e Berlusconi aveva minacciato di tirar fuori l’Italia dalla moneta unica. Ieri il presidente della Commissione Ue ha parlato di valori europei – ma dobbiamo chiedergli di quali valori sta parlando. Forse di quelli promossi nel mondo di lingua inglese, quelli della democrazia parlamentare, dell’autonomia, della libertà, dello stato di diritto e del fair play, o stava rifacendosi a un vecchio e oscuro insieme di valori che hanno imperato nel continente per centinaia d’anni, di autocrazia, controllo centralizzato, demagogia e obbedienza? Che si sia a favore o contro questi due leader, la loro rapida rimozione da posizioni di governo a seguito di pressioni da parte dell’Unione Europea è un qualcosa di cui essere profondamente preoccupati”.


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