Blog action day 2013 – Diritti umani, poco umani

Da Mizaar

Cosa ci avvicina ad una comunità di esseri viventi e pensanti piuttosto che a quella di esseri viventi, ma non raziocinati? La capacità superiore di riflettere sulle nostre azioni, sicuramente, quella di organizzare le nostre vite sociali attraverso le regole – però anche gli animali seguono dei modelli sociali, ma dettate loro dall’imprinting. Come gruppo sociale dall’intelligenza superiore ci siamo dati nei secoli una serie di norme e codici tali da regolarci e per tutelare i nostri diritti fondamentali – anche se qualche volta ho il sospetto che le regole valgano per tutti gli esseri della terra eccetto che per i miei alunni, ma questa è un’altra storia. Le leggi mirano a tutelare il gruppo sociale e non i singoli e sono stilate, nel tempo, da ” padri nobili ” ai quali stava al cuore il benessere del proprio popolo – almeno dovrebbe funzionare così, ma la Storia ci insegna altre storie. Ho dato un’occhiata sulla solita wikipedia, per trarne spunto per questo articolo. Intanto il fatto di denominare i diritti umani ( o dell’uomo ) come una branca del diritto e una concezione filosofico politica – specie quest’ultima definizione – la dice lunga sul senso disatteso dell’avere diritto a qualcosa. A ragionarci su viene spontaneo pensare che avere dei diritti come quello di vivere una vita dignitosa non dovrebbe essere un’attitudine al pensiero filosofico, poiché il benessere è dettato da una serie di fattori contingenti e non da una serie di speculazioni astratte. Però ci sono state buone intenzioni, sicuramente, come nel 1222, quando Sundjata Keïta sovrano dell’Impero del Mali si rivolse ai  ” quattro angoli del mondo” con sette affermazioni:

« ogni vita è una vita »
« il torto richiede una riparazione »
« aiutatevi reciprocamente »
« veglia sulla patria »
« combatti la servitù e la fame »
« che cessino i tormenti della guerra »
« chiunque è libero di dire, di fare e di vedere »

Quando leggo « aiutatevi reciprocamente » oppure « combatti la servitù e la fame » e anche « che cessino i tormenti della guerra » stupisco non poco. Dal 1222 che cosa siamo stati in grado di fare in termini di diritti umani se non nella compilazione di carte e di buone e belle parole e di organizzazioni mondiali del quasi inutile, se poi tutto questo parlare dimostra all’atto pratico che c’è gente che muore di fame, di stenti, della inesistente solidarietà dei popoli più ricchi, oltre che per guerre continue, per la soppressione di quei diritti fondamentali e umani che avremmo voluto vedere nelle carte e nelle azioni degli stati e invece nulla? Diritti umani disattesi da una umanità disumana, a mio parere. Mi ha fatto arrabbiare non poco l’intervista che l’altro ieri ha concesso il primo ministro libico, Ali Zeidan, durante la quale asseriva che il governo libico ha necessità degli aiuti economici dell’Europa per arginare il fenomeno dei migranti, delle fughe di massa dalle coste libiche – e non ci interessa sapere minimamente che lo stesso prende ordini dalle milizie locali che controllano il traffico di armi e quello degli esseri umani? Mi chiedo dove finiscano i proventi della vendita del petrolio alla stessa Europa dalla quale si pretende aiuti. Lo stesso continuava dicendo che il problema dei rifugiati non riguarda il suo governo, poiché nella ” carta costituzionale ” voluta da Gheddafi non erano previste norme a riguardo, e aiutarli significa cambiare la costituzione – come dire, questi transitano in Libia, si imbarcano di qui verso l’Italia in condizioni che dire disumane è dire poco, vengono ricattati e se non pagano vengono ammazzati e tutto questo non ci interessa. Ma i diritti umani di queste persone da quale umanità devono essere tutelati?


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