Bookmarks (2) - "Crank. Cronaca di una dipendenza" di Ellen Hopkins

Creato il 20 giugno 2011 da Lauragiussani

Cari lettori, nuovo appuntamento con la rubrica che ripropone i passaggi più belli delle nostre letture. Per ulteriori informazioni sulla rubrica, vi rimando al post d'introduzione.Lascio la parola a voi, nei commenti. Segnalate i vostri bookmarks preferiti e, se vi va, fateci sapere cosa ne pensate di quelli proposti dal blog... Se conoscevate già il libro, se la citazione vi ha incuriosito... Il vostro pensiero, insomma.

"Crank. Cronaca di una dipendenza" di Ellen Hopkins - pagine 51, 53, 123, 189, 201
Di questo libro, davvero particolare, avrei voluto citare qualcosa da ogni singola pagina. Alla fine ho deciso di riportarne cinque (ogni pagina ha praticamente una struttura tutta sua...è una successione di mini-capitoli). Ho evitato volutamente di richiamare i passaggi più pesanti - benchè  a mio avviso stupendi - perchè ho pensato che, visto il tema davvero molto delicato, avrebbero potuto turbare qualcuno.Ho fatto del mio meglio affinchè le citazioni rispecchiassero l'esatta impaginazione del testo, visto che in questo libro la disposizione delle parole - nero su bianco- è parte integrante della storia.
          Il ritorno di Ginevra
         Guadagnò il centro della scena,
          faccia dura da pignatta di cemento,
          occhi neri che sbattevano come
          pazze frecce direzionali.
   "Lei chi è?".
Quasi dovesse spiegarle
qualcosa. E non doveva, vero?
Eppure la sua voce risuonò
accanto al mio orecchio:
     Bree.
   Giuro di averle visto estrarre
   gli artigli. Impietrii, preda.
   Mi disse che si chiamava
   Lince. Poi precisò:
          "Come il felino".
Aveva marcato il territorio.
Decisi di lasciar giocare i gatti
selvatici, indisturbati. La calda mano
di lui frusciò contro la mia.
   Ci vediamo presto.
   La sua promessa ricadde,
   dolce profezia,
   seguita dal sordo ringhio
   predatorio della lince:
        "Non così presto".

Una notte a girarmi e rigirarmi
Afa crematoria fuori,
fresco del refrigeratore
a un metro nel corridoio,
il clima nella claustrofobica
stanza degli ospiti
di papà: tiepido.
Il letto era una molla mostruosa.
Fine gommapiuma muffita,
due spruzzi di Lysoform e un
lenzuolo usato erano tutto
quello che divideva
me e Dormzilla.
Tentai col fianco destro.
Continuavo a vedere
lo scarafaggio in cucina, cercando
di convincermi che fosse
solo una cavalletta mormona,
nata e cresciuta a Los Alamos.
Tentai col fianco sinistro.
Apparve camera mia, a casa.
Splendida splendente, di un bel
malva, danza di farfalle
rosa sulle pareti,
materasso imbottito da sballo.
Stramazzai a pancia insù. Trovai
la serratura dietro gli occhi
mi ci strizzai dentro, nel sonno.
Non vero sono: il luogo tra
sopore e veglia, in cui
i sogni si fondono con la realtà.

La luce fluttuava
in quel candido mondo acquoreo,
Ginevra sul fiume Stige,
tubicini le violavano polsi e naso,
funi di sicurezza piene di fluidi.
Adam lasciò la mia mano e mi fermai,
secondo un tacito accordo.
Era lui il protagonista.
Trovai la sala d'attesa.
Lì, fui assalita da una decina di bisogni.
                 Avevo bisogno di
                 cibo,
                 liquidi,
                     sapone,
                     shampoo.
            Avevo bisogno di
           Adam,
            del suo cuore,
            di promesse,
            dei suoi domani.
   Avevo bisogno di
   tornare a casa,
   perchè da qualche parte,
   nel profondo,
   avevo bisogno
   della mamma.
E tutto ciò mi faceva davvero,
davvero desiderare
una pista.

La sua idea di amoredi certo non coincideva con la mia.
"Ti amo, frequentiamo altre persone".Struttura sintatticainteressante.
"Lince torna a casa.Frequentiamo altre persone".Costruzione del discorsoinsolita.
Arrossii in viso,le lacrime mi si conficcarono negli occhi,una cicatrice mi contorse il cuore,si avvinse intorno alle arteriemi strinse forte la giugulare.Tossii di dolore.

Se fosse un bene o un malenon saprei dirlo. So solo che è vero.
Bree apre porte   a cui Kristina non oserebbe   bussare,   come quella del bel bagnino -   per non parlare di Adam,   anche se lui gliel'aveva   appena sbattuta in faccia.Ma Bree insiste per faretutto a modo suo.   Così, quando Trent e Sarah   si avvicinarono passeggiando   tra battibecchi e risatine,   facendo tutte quele piccole   cose sdolcinate da amici,   si avvicinano passeggiando    a Katrina non dispiacque.Bree voleva dire lorodi chiudere il becco, disloggiare. Lasciarla giocare.   Per un attimo   senza il mostro   a sussurrare nullità   dolci e   terribili,   Kristina era ancora al comando.Ma Bree era in agguato.

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