Boscoreale: tesori archeologici e villa della Pisanella

Creato il 21 febbraio 2015 da Vesuviolive

Pagus Augustus Felix Suburbanus: così erano denominate quelle aree rustiche, sobborghi pompeiani, in zone limitrofe di Pompei molto concentrate, che oggi si trovano a Boscoreale: complesso archeologico tra la zona di Terzigno e Boscotrecase; in questi luoghi i Romani svolgevano attività legate alla pastorizia e alla coltivazione, sopratutto di cereali e viti.

Le prime frammentarie opere di scavo archeologico nell’area di Boscoreale, risalgono alla metà del ‘700 grazie a un’esplorazione di Karl Weber (archeologo e architetto svizzero – ndr) e alcuni ritrovamenti di oggetti e mura romane durante la costruzione di una strada di collegamento con Torre Annunziata; un secondo scavo venne attuato nel dicembre del 1760 a seguito delle scoperte di alcune sale e monete d’oro e d’argento; successivamente vennero condotte analisi sui lapilli che portarono alla luce una statua bronzea e talune iscrizioni: lo scavo archeologico continuò fino al 1774 e una grande quantità di reperti venne così rinvenuta.

Complesso archeologico Boscoreale

Solo nel 1876 cominciò una serie di importanti ritrovamenti che riguardavano una trentina di grandi ville rustiche e costruzioni di piccole dimensioni con ali dedicate prettamente alle attività agricole e alcuni vani, riccamente decorati, preposti alla residenza del proprietario della villa: negli anni queste zone sono state scavate per la mera raccolta dei materiali più preziosi, suppellettili e decorazioni parietali, così da andare a riempire le stanze di importanti musei come il Louvre, il Metropolitan, il MANN o collezioni private di antiquari. Per tale motivo vennero esplorate e spoliate delle loro bellezze tante piccole ville fino al 1928, quando Boscoreale venne nuovamente dimenticata. Nel corso del XX secolo infatti parecchie di queste ville vennero scoperte e poi dimenticate: oggi è visitabile soltanto Villa Regina grazie ai lavori di restauro del 1991, dell’attiguo Antiquarium di Boscoreale integrato nei percorsi di visita. Durante lo scavo per le fondamenta di una domus riaffiorarono delle mura di una villa agricola, battezzata con il nome di Cecilio Giocondo: da questa villa proviene il famoso Tesoro di Boscoreale.

Una parte del Tesoro di Boscoreale

Il Tesoro consta in un insieme di ben 109 pezzi di oreficeria, argenti del I sec. d.C. e comprende un servizio da tavola (mestoli, bicchieri, brocche, cucchiai, colini, vassoi, saliere, phialaioinochoi e skyphoi - ndr), tre specchi o piatti d’argento lavorati a sbalzo (decorati con temi afferenti al mondo della sensualità femminile – ndr), ben 1037 monete auree e alcuni monili d’oro: i pezzi vennero ritrovati nei dolia (recipienti interrati per conservare il vino dopo la vendemmia – ndr), molto probabilmente nascosti dalla padrona o dagli schiavi, per via dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I pezzi del Tesoro più pregiati sono le bellissime coppe per bere, accoppiate in genere a due per tematiche decorative: vengono raffigurate scene naturali o legate alla mitologia, o anche temi politici e ironici che venivano affrontati dai commensali durante i banchetti; esemplare è “La coppa degli Scheletri”, con decori di ossa, quasi a voler suggerire ai partecipanti del banchetto, a godere dei piaceri della vita data la sua inesorabile brevità. Degni di nota sono anche le coppe chiamate “Trionfo di Tiberio e Augusto in trono” riccamente decorate e lo specchio da toletta, con la bellissima scena di Leda che abbevera Giove tramutato in cigno.

Specchio del Tesoro di Boscoreale, riproducente il Mito di Leda

Una delle ville più importanti di Boscoreale è la Villa della Pisanella, scoperta tra il 1894 e il 1899 e in seguito sepolta: in principio vennero effettuate esplorazioni mediante cunicoli sotterranei, portando alla luce alcune mura di epoca romana. Risalente al I sec. a.C. la villa rustica, estendendosi per un’ampiezza di circa 24 ettari in campi coltivati e circondata lungo tutto il suo perimetro da un alto muro di cinta per evitare la fuga degli schiavi, apparteneva a Lucius Caecilius Iucundus, un ricco banchiere pompeiano; per tale motivo la bella villa presentava opere decorative, sopratutto affreschi in III Stile nel quartiere termale, ma non mancavano zone collegate alle attività produttive e quindi di commercio, come un panificio, un frantoio, una stalla, la sala adibita alla pressa per il vino, una cella vinaria con ben 84 dolia e vari dormitori per la servitù. Inoltre era anche presente un secondo piano che crollando, distrusse un solarium, vari cubicula e più depositi.

Collezioni presenti nell’Antiquarium, museo di Boscoreale

Successivamente fu esplorata anche la villa di Publio Fannio Sinistore, così chiamata per la presenza di questo nomen su un vaso, anche se molto probabilmente la villa apparteneva a un certo Lucius Herius Florus, come testimonia un sigillo ivi ritrovato; la villa residenziale e di uso agricolo, era colma di affreschi in III Stile pompeiano, oggi al Met di New York e al Musée Royal de Mariemont in Belgio.

Bibliografia:

– Chiara Deschi Bardeschi, Archeologia e conservazione, Santarcangelo di Romagna 2008.

– Cirillo & Casale, Il Tesoro di Boscoreale, Pompei 2004.

– Paola Poli Capri, Pompei e il Tesoro di Boscoreale, Van der Poel 2001.


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