Botti e botti

Creato il 31 dicembre 2011 da Luna Bianca Luna Nera
I famosi botti, ossia i petardi, mortaretti e fuochi artificiali che vengono tradizionalmente fatti esplodere per salutare il nuovo anno fin dai tempi del settecentesco re Giorgio II, in tre città italiane quest’anno sono tabù. A Venezia, Torino e Bari sarà vietato ai privati lo scoppio del consueto petardo: unica eccezione lo spettacolo pubblico di piazza San Marco, ridotto ad un quarto d’ora di fuochi artificiali. Le altre due città vedranno invece il cielo buio e il nuovo anno arriverà quasi di sorpresa, salutato solo da concerti, balli e iniziative varie. A Milano, inoltre, si sta ancora discutendo l’opportunità di rinunciare o meno ai botti di Capodanno.
Le motivazioni? Alti livelli di smog nel capoluogo lombardo; pubblica incolumità a Venezia, cui fa eco la consapevolezza pugliese che «di botti si muore»; a Torino le preoccupazioni sembrano altre: «Nel corso degli anni - spiega l’assessore comunale all’Ambiente -abbiamo ricevuto tantissime segnalazioni di atti di goliardia nei confronti degli animali: molti con l’uso di petardi». «Tra i cani e i gatti, c’è chi fugge per il terrore, chi perde il senso dell’orientamento o morde, e chi, peggio ancora, muore di crepacuore. Ci sono stati anche casi» ricorda il dirigente del settore Tutela Animali del Comune di Torino «di animali uccisi perché mentre scappavano sono finiti sotto una macchina. Il divieto di far esplodere botti e petardi intende appunto salvaguardare gli animali».
L’intento piemontese è sensibile e lodevole. E non solo a nord ma anche a sud aleggia, in questa fine anno 2011, la brama di mostrarsi più socialmente avanzati che mai. Il sindaco di Bari afferma con convinzione che l’astinenza da botti di fine anno, con tanto di procedimento penale a carico dei trasgressori, costituisce per la sua città un «ulteriore salto di civiltà».
Tutto sottintende un apprezzabile intento di eguagliare la nordica, efficiente cultura di altri Paesi meno pecorecci del nostro. Eppure il divieto di far brillare i mortaretti, a ben vedere, lascia il medesimo retrogusto di ridicolo di quei libretti di istruzioni in cui è specificato che la lavatrice appena acquistata non deve essere spinta addosso al malcapitato parente che ci aiuta a posizionarla, che il gatto di casa non deve essere chiuso dentro il frigorifero nuovo fiammante o che il black&decker appena ricevuto per Natale non serve per trapanare le membra della moglie. Ovvio? Se qualcuno evidentemente tortura gli animali con i raudi, progettati per tutt’altro scopo, è lecito aspettarsi che qualunque oggetto possa diventare potenzialmente offensivo. Il prossimo passo sarà dunque vietare le scuri da legna o i coltelli da cucina, responsabili nella storia di centinaia di delitti perfettamente riusciti; per non parlare delle automobili che ogni anno uccidono migliaia di esseri viventi, randagi o incravattati che siano.
Chi salverà dunque il Capodanno di quegli sventurati italiani privati dei tradizionali botti? Le botti. Su facebook circolano già i gruppi del tipo: L’unico botto per noi sarà quello del tappo di spumante, nome in perfetta linea con i civilissimi scrupoli dei suddetti primi cittadini. Almeno fino a quando non sarà vietata, la sera di fine anno, anche la vendita e la distribuzione di bevande alcoliche con il lodevole intento di limitare la guida in stato di ebbrezza, gli italiani potranno brindare al nuovo anno con una bella bevuta e far finire tutto nella migliore tradizione nostrana: ossia a tarallucci e vino. Prosit!
 

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