Brasile 2014: la scienza va in palla

Creato il 30 maggio 2014 da Media Inaf

Il campionato mondiale di calcio, giunto alla sua 20ª edizione, entrerà nella sua fase finale dal 12 giugno al 13 luglio 2014. Il campo da gioco è unico: il Brasile, che fu di Pelé, Zico, Falcão, Romario, Didi, Roberto Rivelino, Zizinho, Rivaldo, Ronaldo. Una terra nel pallone. Perché come diceva Toninho Cerezo, il centrocampista verdeoro della Roma degli anni Ottanta, «il calcio è felicità, gioia di vivere, il calcio è riso con i fagioli».

Nel frattempo la sindrome dell’allenatore pervade i Bar Sport e, con sorpresa di tutti, i laboratori di fisica. Perché magari il calcio non è una scienza esatta, ma per vincere torna utile una qualche confidenza con fisica, balistica e geometria. Quella che poeticamente chiamiamo sfera – il pallone da calcio – è anzitutto un icosaedro, la forma che otteniamo cucendo insieme dodici pentagoni e venti esagoni. La palla è un corpo tozzo, poco aerodinamico, per questo motivo si incastra così bene nell’aria. Ma le palle usate nel torneo di Coppa del Mondo sono uniche. Tutto è cambiato nel 2006, quando Adidas ha presentato il Teamgeist, fatto di soli 14 pannelli incollati a caldo e non cuciti. E nel 2010 è arrivato Jabulani, il pallone regolamentare più tondo di sempre. Ma per la Coppa del Mondo sudafricana è stato: fiasco. Ingovernabile, impreciso, complicato nel fraseggio. C’è stato bisogno di restituire in fretta e furia la palla ai progettisti che per aumentare la stabilità hanno dovuto inserire microzigrinature e piccoli pesi alla sfera perfetta che si comportava come l’ultimo dei SuperTele.

Col tempo si è ritornati a qualcosa di più simile a un icosaedro, la forma geometrica del Telstar, il pallone di Messico 1970. Ma per Brasile 2014 è stato scelto Brazuca: 6 pannelli, superficie ruvida e nemmeno una cucitura.

Un nuovo design che può fare la differenza. Almeno secondo i ricercatori dell’Università di Tsukuba, Giappone, che sotto la guida di Sungchan Hong hanno messo alla prova della galleria del vento il pallone Hi-Tech del mondiale brasiliano per vedere come si comporta.

Più liscia è la palla e maggiore è la resistenza ad alte velocità. E con design che si avvicinano sempre di più a una sfera perfetta le traiettorie non possono che diventare sempre più imprevedibili. Rinvii dalla distanza, tiri di precisione, passaggi veloci… addio. Per questo motivo Brazuca è ricoperto di piccole protuberanze. Liscio come un SuperTele e ruvido come un Tango insomma, per chi si intende di scienza da pallastrada.

“Ma c’è una bella differenza tra una galleria del vento e un campo da calcio”, dice Simon Choppin, ricercatore della Sheffield Hallam University, Gran Bretagna, e naturalmente non coinvolto nello studio di Hong. “La galleria del vento ricrea condizioni troppo specifiche, tiri e passaggi nel mondo reale possono essere completamente diversi. Nessuno ha fatto una simulazione in galleria del vento con un giocatore che cerchi di agganciare un passaggio lungo spalla a spalla con un difensore avversario”.

Il colpo perfetto con cui il brasiliano Roberto Carlos nel 1997 ha umiliato Fabien Barthez, portiere della Francia: la palla calciata che sembra volare in tribuna e invece a pochi metri dalla porta descrive una curva e gonfia la rete sfiorando il palo. Un chiaro esempio di effetto Magnus.

Come a dire: metticelo tu Andrea Pirlo che calcia una punizione nel caldo e umido Brasile. Non c’è modello da laboratorio che tenga. Nella sua punizione a effetto – la maledetta – Pirlo imprime una forza rotatoria e mette in rete una palla che sembra puntare alla tribuna. In fisica si parla in questi casi di effetto Magnus: studiato per interpretare le variazioni della traiettoria di un corpo rotante in un fluido in movimento, aiuta a spiegare come la rotazione impressa a un pallone possa creare una differenza di pressione aerostatica fra i due lati di una sfera di cuoio, generando portanza (effetto Bernoulli): una forza fisica che spinge il pallone facendogli chiudere una parabola in pochi metri. Con Brazuca sarà lo stesso? Staremo a vedere.

Intanto Stephen Hawking, il celebre fisico inglese gravemente malato di SLA da decenni, lucidissimo nei suoi 72 anni, ha rivelato a Roy Hodgson il segreto per vincere il mondiale: schierare la sua Inghilterra con il modulo 4-3-3. E non si è limitato a esplorare le possibili soluzioni tattiche. Hawking ha scoperto che l’aumento della temperatura di soli 5° centigradi potrebbe letteralmente dimezzare le chance di vittoria per Rooney e compagni, mentre in località a 500 metri sul livello del mare la nazionale inglese potrebbe avere il doppio delle possibilità di successo.

Insospettabilmente il rosario laico della telecronaca sportiva è di conforto anche per il più insospettabile degli scienziati. Quelli che… la fisica.

Fonte: Media INAF | Scritto da Davide Coero Borga


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