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Brasile, Rousseff e Lula nell’Occhio del ciclone

Creato il 03 aprile 2016 da Retrò Online Magazine @retr_online

La tempesta politica e giudiziaria che da alcuni mesi sta investendo la presidente del Brasile Dilma Rousseff non accenna a placarsi.

La situazione è anzi peggiorata nelle ultime settimane, a seguito delle decisione della presidenta di nominare il suo predecessore Lula a capo di gabinetto: una mossa che, secondo molti, è stata decisa per garantirgli uno scudo giudiziario contro le recenti inchieste che lo hanno coinvolto. Un recente sondaggio rivela inoltre che quasi il 70% dei brasiliani vedrebbe con favore una procedura di impeachment nei confronti della Rousseff, pur nella consapevolezza che un eventuale governo guidato dal suo vice-presidente, il centrista Michel Temer, non sarebbe certo migliore. Per comprendere la situazione bisogna tuttavia fare un passo indietro e tornare all’inizio del 2014, quando le prime rivelazioni giudiziarie sulla corruzione nel Paese sudamericano diedero il via alle proteste.

I fatti

A finire allora nel mirino degli inquirenti fu Petrobras, il colosso energetico statale che rappresenta uno degli asset più importanti del Paese sudamericano. La cosiddetta Operazione “Car Wash”, lanciata da un pool di magistrati di Curitiba, ha rivelato come alti dirigenti della compagnia ricevessero tangenti in cambio di appalti “gonfiati” ad un ristretto gruppo di imprese di costruzione. L’inchiesta è proseguita nell’anno successivo, portando all’arresto di più di 100 persone, e ha avuto sul Paese un impatto simile a Mani Pulite, al cui metodo investigativo il magistrato responsabile delle indagini, Sérgio Moro, dice di ispirarsi.

Rousseff

Proteste del 13 marzo. Photo Credit: Agência Brasil Fotografias / Flickr / CC BY 2.0

Gli stretti legami tra la compagnia e la politica – anche l’attuale presidente ed il suo predecessore Lula, tra gli altri, sono stati nel consiglio di amministrazione di Petrobras – hanno fatto sì che l’impatto sulla vita politica brasiliana fosse devastante. La Rousseff, sebbene mai coinvolta nelle indagini, ha subito un duro contraccolpo in termini di popolarità, fino a toccare in questi mesi il suo record negativo: il tasso di approvazione del suo governo è sprofondato al 15%. Numerosi membri della Partito dei Lavoratori, come il tesoriere João Vaccari Neto, sono finiti in carcere ma anche politici di altri schieramenti, come lo speaker della Camera Eduardo Cunha, sono attualmente sotto inchiesta. Proprio per distogliere l’attenzione dai suoi guai giudiziari, secondo Rousseff, Cunha avrebbe infine accettato la mozione di impeachment promossa dall’opposizione.

Di pari passo con l’inchiesta è montata la protesta popolare per quello che appare già il più grande scandalo di corruzione della recente storia brasiliana, e si verifica in un momento critico per l’economia del Paese, ufficialmente nella peggiore fase recessiva degli ultimi 25 anni. Anche per questo manifestanti sono scesi regolarmente in piazza in tutte le grandi città del Paese e, a seguito delle ultime notizie sul coinvolgimento nell’inchiesta del carismatico Lula, circa tre milioni di persone sono tornate nelle strade per chiedere la fine del governo Rousseff.

L’ultimo capitolo

Ad aver riacceso l’indignazione popolare, come anticipato, è stata la citazione in giudizio dell’ex presidente con accuse di corruzione e riciclaggio di denaro. Luiz Inácio Lula da Silva è stato e rimane una delle figure più importanti della vita politica brasiliana: durante i suoi due mandati ha goduto di un’estrema popolarità in patria, soprattutto grazie alle sue politiche di welfare, e di un notevole prestigio a livello internazionale.

Sebbene ancora molto amato, Lula sta tuttavia perdendo consensi, e le drammatiche scene della perquisizione della sua casa da parte della polizia federale non hanno fatto altro che rafforzare questo sentimento. A far infine traboccare il vaso è stata la nomina di Lula a capo di gabinetto (la seconda carica nell’ordinamento brasiliano), che secondo i magistrati è stata decisa per fornire all’ex presidente maggiori tutele legali nei confronti degli inquirenti. Per questa ragione un giudice federale aveva bloccato la nomina, poi temporaneamente confermata dalla Corte Suprema brasiliana.

Alcuni osservatori suggeriscono che Lula abbia ormai le ore contate: Moro ed il suo pool sarebbero già in possesso di tutte le prove della sua corruzione, e le rivelazioni del Ceo di Oderbrecht, già condannato a 19 anni di carcere, rischiano di mettere l’ex presidente con le spalle al muro. L’iconico leader non sembra tuttavia voler attendere passivamente il corso degli eventi: consapevole che il suo destino è legato a doppio filo a quello della Rousseff, Lula sta cercando in Parlamento i voti necessari per bloccare l’impeachment della presidenta e lanciare il contrattacco contro quella che considera una vera e propria persecuzione politica.

Tags:brasile,car wash,corruzione,crisi,dilma rousseff,impeachment,lula,proteste,rousseff

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