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Brevi recensioni alla cazzo di cane: STEEL PROPHET, CRAZY LIXX, DIVINER

Creato il 13 agosto 2019 da Cicciorusso

Brevi recensioni alla cazzo di cane: STEEL PROPHET, CRAZY LIXX, DIVINER

STEEL PROPHET – The God Machine

Si parte subito col piede sbagliato, cioè con uno svociatissimo acuto adagiato malamente proprio all’inizio di The God Machine, il pezzo posto in apertura che da il titolo all’album. Insomma. Però è soltanto un attimo, perché il nuovo cantante, tal R.D. Liapakis (che figata ‘sti nomignoli: R.D. Liapakis. Mo’ comincio a firmarmi come C.J. Carrozzi, sai le risa), in realtà ha un’ottima voce, molto più a suo agio sui registri medi e decisamente sporca, in pratica il contrario del precedente Rick Mythiasin, pure bravissimo ma anche molto pratico come antifurto. Quindi perché mai prodursi in un acuto mezzo soffocato proprio in apertura del CD? Boh?. Chi lo sa che gli dice la testa a questi. Il ogni caso The God Machine è un bell’ascoltare e, anche grazie al nuovo cantante, suona molto più ‘europeo’ dei precedenti, pure se ammetto che con gli Steel Prophet mi ero fermato a Messiah di quasi vent’anni fa, disco che rimane un ottimo rimedio alla stitichezza, se mai doveste averne bisogno. Promossi, quindi.

Brevi recensioni alla cazzo di cane: STEEL PROPHET, CRAZY LIXX, DIVINER

CRAZY LIXX – Forever Wild

Forever Wild è un album decente, anche se molto meno ispirato del precedente Ruff Justice e, complessivamente, il peggiore della discografia dei Crazy Lixx. Non che sia proprio brutto, semplicemente la maggior parte dei pezzi non rimane impressa tranne in un paio d’occasioni, tipo Weekend Lover o la stessa Forever Wild. Secondo me il passo falso del disco è proprio il singolo Silent Thunder, che si apre bene con le tastierine anni ’80, prosegue ancora meglio nelle strofe e poi fa un tonfo mortale sul ritornello, una roba pessima da cioccolatai che modula in maggiore alla cazzo di cane e rovina tutta l’atmosfera. Peccato. Per il resto c’è la ballatona strappamutande, il pezzo un po’ più AOR, quello vagamente più tirato, insomma c’è tutto quello che canonicamente dovrebbe esserci. Però, ecco, nulla di che. Decisamente rimandati alla prossima.

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DIVINER – Realms Of Time

La forza di questi greci risiede tutta nella straordinaria voce di Yiannis Papanikolau (mi gira la testa), uno spettacolare miscuglio tra Dio (il cantante) ed Hansi Kursch, aggressivo ma capace anche di un’eccellente espressività. Quindi, come se ce ne fosse bisogno, si dimostra ancora una volta il teorema, del tutto lapalissiano, per il quale più fai un genere tradizionale più devi avere un cantante almeno decente se non ottimo o fantastico, tipo questo qui appunto. Perché poi il power metal di questi Diviner tutto sommato non è nulla per cui scrivere a casa ma la voce del nostro Yiannis impreziosisce il lavoro al punto tale che, se vi piace il power vagamente all’americana, dovete assolutamente, e ripeto ASSOLUTAMENTE, ascoltare questi greci. Ci sono almeno due o tre pezzi memorabili, tipo The Earth The Sun The Moon, Beyond The Border o Heaven Falls e, anche se qualche momento di calo c’è, nel complesso il disco rimane di assoluto valore. Ripeto, se vi piace il metal più classico è l’ascolto dell’estate, altro che l’inno di Mameli al Papeete, su. (Cesare Carrozzi)


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