BRICOLAGE (SECONDA PUNTATA) di GLG, 22 gen. ‘13

Creato il 22 gennaio 2013 da Conflittiestrategie

1. Dopo le ripetute dichiarazioni di Berlusconi sulle vicende relative all’aggressione alla Libia, non si può non rimanere stupefatti di fronte alla totale assenza di reazioni, sul piano internazionale (innanzitutto) come su quello nazionale. Doveroso, ma poco utile, rilevare che l’ex premier ha parlato con molto ritardo, dopo aver accettato a quel tempo senza proteste l’umiliazione di quella da lui definita “ingerenza internazionale” con completo boicottaggio “dei nostri interessi”. Nessuno può certo scordare che allora egli si fece trascinare dal suo pessimo e inetto ministro degli esteri (un mero arrivista senza qualità salvo una smodata ambizione); e se la cavò pronunciando la ben poco opportuna frase sic transit gloria mundi, con questa credendo di mondarsi dell’effettivo tradimento perpetrato ai danni di colui che definisce adesso un “vero amico” e un “leader amato dal suo popolo”, parlando di “infame massacro” dello stesso da parte di una “congiura internazionale”, ecc. E dimenticando (volutamente) che l’aggressione diretta non fu solo opera della Francia di Sarkozy, ma pure dell’Inghilterra di Cameron, in pratica quasi uno Stato dell’Unione; la quale è stata all’origine di tutte le “primavere arabe” e lanciò sulla Libia una prima salva di oltre cento missili mare/terra per propiziare l’azione aggressiva dei “coadiutori”, trincerati dietro la solita NATO.

Tutto ciò va senz’altro ricordato, perché la dice lunga sull’inaffidabilità di Berlusconi, ma non cambia la situazione. Egli dice adesso apertamente ciò che si poteva leggere allora solo in alcuni (pochi) siti internet, mentre la campagna di stampa riecheggiava quella, altrettanto menzognera, circa il genocidio dei kosovari, utile per aggredire la Serbia/Jugoslavia nel 1999. Un genocidio smentito dall’Osce (che certificò al massimo 2000 cadaveri e non i 100.000 sparati dagli occidentali di quasi tutti i partiti e fazioni); la cui relazione uscì (se non erro nell’ottobre dello stesso anno) su alcuni giornali a grande tiratura (io la lessi sul “Corrierone”), ma fu subito dimenticata, impartendo una bella lezione su che cos’è la “democrazia occidentale”. Si può dire di tutto, anzi alcuni organi ufficiali riportano pure precise smentite delle bugie raccontate dai governanti dei paesi aggressori, ma sempre in modo tale che nel giro di due giorni le smentite vengono dimenticate e le bugie restano. Quante volte ho sentito (magari sul Tg3, quello di “sinistra”, ed anche non troppo tempo fa) parlare dell’aggressione del 1999 come dovuta al genocidio dei kosovari? E quanta cinematografia americana mette in luce mirabilmente le azioni dei propri governanti, spesso chiaramente tacciate di violenza criminale, senza che nessuno faccia una piega e tutto continui come prima? E volete che io apprezzi simile “democrazia”? Non ne sarò mai fautore e sempre sosterrò che è necessario combatterla e svelarne la natura infetta, se veramente desideriamo un nuovo “rinascimento” (sia pure in minuscolo).

Comunque, nel caso della Libia abbiamo le affermazioni dell’ex primo ministro – di un governo che diede pieno avallo e poi aiuto (aereo) all’aggressione – quale testimonianza della prepotenza e del totale mettersi sotto i piedi una qualsiasi legalità internazionale. Niente, né politici né stampa né “poppolo” hanno nulla da dire. Ormai è stato superato il punto di non ritorno verso la più assoluta insensibilità nei confronti di atti di pura violenza con massacri indiscriminati. Lo hanno superato i “dominanti”, lo hanno superato i “dominati”. Entrambi non meritano affatto considerazione alcuna; non c’è proprio quasi nulla e quasi nessuno da salvare, dobbiamo soltanto barcamenarci alla bell’e meglio in mezzo ad un simile naufragio. Ovviamente, la “Storia” non sta ferma e non credo a processi inarrestabili e irreversibili. Quindi, prima o poi, arriverà quel tipo di regolamento di conti – purtroppo sempre doloroso come se fosse impossibile imparare qualcosa dal passato – da cui si ripartirà verso nuovi orizzonti. L’unico dubbio da nutrire è che la ri-partenza possa avvenire da quello che definiamo “occidente” (capitalistico, inclusivo anche del Giappone); mentre invece appare certo che nessuna inversione del processo sarà possibile con i “pannicelli caldi”, mediante l’opera del “medico pietoso, che fa la piaga purulenta”. A parte questo, sono convinto che la società umana non ha finito il suo normale iter a sbalzi; conoscerà quindi ancora altri “momenti di gloria”.

2. Indubitabilmente, la “sinistra” ha accumulato enormi colpe di servilismo nel compiere operazioni aggressive; non ci si scordi il governo D’Alema in guerra contro la Jugoslavia al seguito degli Usa di Clinton (nemmeno di Prodi ci si fidò tanto quanto di un ex piciista, che ha rinnegato ogni briciola del suo passato). Non vanno comunque certo sottaciute le responsabilità di Berlusconi per l’appoggio alle invasioni americane dell’Afghanistan e dell’Irak. Vi fu una sua diversa e opposta posizione nel 2008 di fronte alle provocazioni militari della Georgia, che la condussero allo scontro con la Russia. Si trattava tuttavia di operazione secondaria, di una “puntura di spillo” pressoché sicuramente orientata dagli Usa per arrivare con i russi a dati compromessi, che forse spiegano l’atteggiamento cedevole di questi ultimi nei confronti del proditorio attacco alla Libia e delle varie “rivoluzioni” arabe del 2011. E’ una mia ipotesi, non certo verificabile al momento. Ricordo in ogni caso che Putin espresse una dura condanna nei confronti dell’azione bellica contro la Libia, qualificandola di colonialismo e indicando negli Usa i veri istigatori; condanna tuttavia pronunciata durante la visita ad una fabbrica (o ad una miniera), in sede non ufficiale pur se fatta riportare dalla stampa; mentre Medvedev e il Ministero degli Esteri di fatto tacquero e comunque nessuna mossa men che “morbida” fu compiuta, nemmeno una richiesta di condanna in sede Onu.

Tornando al problema principale, la “sinistra” (compreso il suo meschino ceto intellettuale) ha preso posizione favorevole ai sedicenti ribelli anti-Assad, ha sostenuto più o meno tutte le diverse “rivoluzioni colorate”, ha criticato Berlusconi nel periodo dei suoi profittevoli rapporti con Putin (da cui derivarono allora buoni frutti in termini di politica energetica e di maggiore autonomia dell’Eni nei suoi rapporti con la Gazprom); tale schieramento ha insomma sempre assunto in politica internazionale una posizione di supina acquiescenza agli Stati Uniti. Anche adesso sul Mali essa è connivente o come minimo silenziosa. Se vi aggiungiamo le idee nutrite in merito alla politica economica, che mira ad impoverire il ceto medio – soprattutto quello “produttivo” che, negli anni ’60 era considerato dagli ambienti (supposti) destrorsi e “revisionisti” (in particolare “amendoliani”) del Pci come l’alleato principale della “classe operaia” nella politica mirante alle pur fantomatiche “riforme di struttura” – si constata che oggi la “sinistra” è di sicuro il male peggiore per l’Italia, è la forza politica che, alimentando il suo miserevole “ceto medio semicolto”, condurrà alla piena subordinazione del paese dopo averlo spogliato di ogni suo settore di qualche valenza strategica.

In definitiva – tenuto conto dei colpi apportati, anche mediante l’azione di una largamente dannosa magistratura, a decisive nostre imprese (tipo Finmeccanica, Eni, ecc.) – si può dire che sta giungendo oggi a compimento l’operazione iniziata vent’anni fa con l’annientamento, via giudiziaria, della prima Repubblica (cioè di Dc e Psi), operazione promossa da “oltreoceano” e coadiuvata dai “cotonieri” della Confindustria guidata allora da Agnelli; mentre fu contrastata, pur per interessi propri, dal cavaliere, non a caso mai combattuto in senso politico, ma sempre mediante l’impiego di magistrati “benevolenti”. Del resto, quell’operazione condotta da dati ambienti statunitensi, con lo speciale uso dei sedicenti “eurocomunisti”, fu iniziata addirittura nel 1969 (con la vicesegreteria di Berlinguer), messa a punto per l’essenziale con il viaggio (“culturale”) del 1978 negli Usa del ben noto rappresentante piciista, e solo rinviata fino al crollo del “socialismo” e dell’Urss. Le decisioni prese nella famosa riunione sul panfilo Britannia (1992), la svendita dell’apparato imprenditoriale “pubblico”, ecc. sono semplicemente il seguito di ciò che era ormai definito da tempo. Si volle probabilmente esagerare, cercando di impadronirsi anche di settori economico-finanziari controllati da Berlusconi, che oppose resistenza; ho l’impressione che sia stato spalleggiato da un residuo di apparato manageriale “pubblico”, oggi in défaillance almeno secondo quanto appare.

Se alle prossime elezioni, com’è quasi sicuro, vincerà l’ammucchiata detta di “sinistra” e di “centro”, le manovre iniziate già con l’eurocomunismo e poi entrate in svolgimento al crollo dell’Urss, troveranno appunto, nel nostro paese, il completamento con l’inizio di un periodo particolarmente buio di impoverimento, ma soprattutto di disaggregazione e frammentazione della nostra società con allargamento del divario fra i livelli di reddito dei vari strati che la compongono. Perplessi si resta tuttavia di fronte alle prese di posizione sempre più scoperte del cavaliere, poiché non credo affatto si sia trasformato in un leone (o, quanto meno, in un tacchino). Forse si tratta di “fuoco di sbarramento” elettorale, aperto successivamente a ulteriori e più gravi accordi sottobanco con mutamenti di posizione da parte di entrambi gli schieramenti, sottoposti ai diktat statunitensi, con il loro nuovo rappresentante in Italia nel caso venisse eletto a presdelarep un “degno” successore dell’attuale.

3. Desta tuttavia molto maggiore sorpresa, giacché non è imputabile al gioco elettorale nel “pauvre pays”, il formarsi di due “opinioni” in sede internazionale: una che sembra favorevole a Monti e l’altra a Draghi nell’attribuire i meriti riguardo all’inesistente risanamento dell’economia italiana. In Italia, al presente, la distinzione è chiara: il centrosinistra per Monti, il centrodestra per Draghi. L’avevo notato già da qualche tempo e sospettavo che un simile “dualismo” di posizioni non dipendesse da scelte puramente interne, ma invece da “influssi esteri”, i maggiori dei quali, in tutta Europa, sono statunitensi e non di altri paesi. Gli avversari di Monti – ma avversari da pochi mesi perché prima tutti lo appoggiavano nel mentre metteva a soqquadro la nostra economia – a un certo punto hanno iniziato ad accusarlo di filo-germanesimo (più precisamente: d’essere succube della Merkel) mentre di Draghi – certamente il principale agente degli Usa in Europa e, prima ancora, in Italia, sia da Direttore generale del Tesoro, responsabile della vendita della Telecom ai dalemiani “capitani coraggiosi”, sia da Governatore della nostra Banca Centrale – si afferma che è suo il merito di aver fermato il crollo delle borse e di avere diminuito lo spread (tra titoli del debito pubblico italiani e tedeschi). Da notare comunque la incoerenza di questi “destri”: insistono nell’accusare Monti e la “sinistra” di dimenticare la crisi reale (produttiva, ormai in piena evidenza anche da dati ufficiali) enfatizzando quella finanziaria, accusa che sarebbe almeno sintomo di buon senso; poi però inneggiano a Draghi che sarebbe stato il reale autore del risanamento finanziario (fasullo) attribuito invece dai “sinistri” a Monti. Una vera fiera dell’incongruenza.

Ad un certo punto, però, la questione non è più rimasta nei limiti della diatriba interna. Dopo un anno di bordate filo-Monti della stampa (in specie economica) estera – europea e pure americana – pur di screditare il precedente premier e impedirgli ogni ritorno, alcuni giornali esteri hanno incominciato a manifestare disistima per l’attuale premier (pur se dimissionario) e apprezzamento per Draghi, il “reale salvatore”: d’Italia e d’Europa. E’ appena uscito il netto giudizio negativo del Financial Times: “Monti is not the right man to lead Italy”. Che cosa può significare questo cambio di marcia? Teniamo presente che il giornale è inglese, ma non credo esprima idee in contrapposizione con ambienti statunitensi (non con tutti in ogni caso). L’autore dell’articolo non è nemmeno sempre un “ortodosso” rispetto alle posizioni del noto quotidiano finanziario; tuttavia, quest’ultimo non avrebbe pubblicato una simile stroncatura se almeno una parte non irrilevante dell’establishment “di lingua inglese” (insomma anche statunitense) non nutrisse seri dubbi sull’uomo preso di mira. Come immaginavo, è assai probabile che il formarsi nella succube Italia dei due “partiti” filo-Monti e filo-Draghi – una contrapposizione quanto meno accentuatasi negli ultimi mesi, forse sei o poco più – è l’effetto di influenze estere (di fatto statunitensi), come già avvenuto in passato.

Si potrebbe pensare che Monti venga ritenuto effettivamente più vicino a posizioni tedesche (ma è credibile per un personaggio delle “massonerie” finanziarie internazionali, che sono in sostanza filoamericane, inutile raccontarsi balle “transnazionali”?) mentre Draghi sarebbe il reale “duro e puro cow-boy”. La Germania non esprime però in questa fase storica effettive posizioni autonomiste e non pratica per nulla una seria ostpolitik, malgrado gli accordi sul Northstream che certamente non stanno facendo la fine, almeno per quanto riguarda l’Eni, di quelli relativi al ramo sud del gasdotto. Nemmeno l’Italia rappresenta una pericolosa concorrente della Germania per la leadership nella UE (non scherziamo!). D’altra parte, una polemica del genere non sarebbe favorevole ad un eventuale progetto di dividere l’Europa in due tranches: quella nord (a influenza tedesca) e quella sud (con possibile ruolo italiano, ma nettamente subordinato alle decisioni degli Usa).

E’ mia sensazione che sia più opportuno rifarsi alla presenza, nel paese d’oltreoceano, di almeno due strategie in possibile contrasto fra loro. Sia chiaro: si tratterebbe di una contrapposizione tra due disegni entrambi “imperiali”, entrambi legati alla volontà di ostacolare il multipolarismo nel tentativo di ridare maggiore stabilità al predominio mondiale statunitense. Di conseguenza, non mi sembra credibile che una qualsiasi delle scelte strategiche preveda la divisione della UE in due aree, misura che indebolirebbe l’opposizione statunitense al multipolarismo in questa non marginale regione del mondo. In base a molteplici sintomi, un attrito interno ai gruppi dominanti statunitensi pare tuttavia sussistere e si ha spesso la sensazione di una certa acutezza dello stesso; se non altro perché è assai probabile il coinvolgimento di molteplici interessi perseguiti dai gruppi dominanti in competizione. Preferisco non esprimermi al momento, perché siamo veramente a corto di informazioni. Tutto è fortemente truccato in sede di politica internazionale; e per l’orientamento di un paese ormai succube come il nostro, è fondamentale proprio tale politica.

Resto in ogni caso convinto che il male peggiore per l’Italia sia la “sinistra”, poiché ha come nucleo centrale gli ex piciisti, personaggi che hanno rinnegato la precedente linea politica senza esprimerne una di diversa; in una situazione del genere, l’unica scelta possibile è subordinarsi a preminenti interessi altrui, contando sulle briciole di un pranzo che tuttavia, per essere lauto, prevede il totale allineamento (geo)politico ai nuovi “padroni” e una riduzione della nostra economia ad appendice funzionale (quindi complementare) a quella di questi ultimi. La “destra” non è però in grado di rappresentare un’alternativa credibile, non ha forza essendo infarcita di opportunisti, di meschini e piccoli mestatori, in grado di effettuare molteplici cambiamenti di schieramento a seconda del vento che tira. La “sinistra” è più coerente nella sua politica servile, perché il suo “utile” sta ormai nel piatto assecondare i voleri predominanti; ogni sgarro non sarebbe ammesso e implicherebbe la sua “punizione”. Proprio per questo, tale schieramento è pericoloso poiché potrebbe ricorrere ad atti violenti purché non le venga sottratto il suo “piatto di lenticchie”. La “destra” è un pot-pourri, una mescolanza di ingredienti indigesti che normalmente restano sullo stomaco. E la popolazione, almeno all’80%, non capisce proprio nulla e si lascia convincere dalla pura immagine (quella creata ad arte per lei).

Per il momento, quindi, fermiamoci qui.


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