Quest'anno il mio pensiero va a tutte le donne che non sanno cos'è questa festa, a quelle donne che sperano che il marito sia più buono con loro, a quelle che piangeranno davanti a un albero che non c'è coi loro bambini senza regali, a quelle donne che sono sottoterra per femminicidio, per quelle che non hanno avuto neanche qualcuno che le sotterrasse per rispetto. A quelle donne che vengono ritenute degli animali, senza diritti, incapaci di agire, alle mutilate per consuetudine, impiccate, lapidate o frustate per adulterio o "cattiva condotta". A quelle che hanno avuto un'infanzia di inferno, alle prostitute che lavoreranno anche oggi e domani. Alle prigioniere, alle migliaia di donne uccise a Ciudad Juarez, alle bambine spose, alle vedove condannate ad essere seppellite vive a fianco del marito o bruciate sulla tomba. Alle cinesi che erano costrette a rovinarsi i piedi, alle gheishe, alle afghane, alle rumene e non portate in Italia con l'inganno, a noi Italiane che subiamo quotidianamente umiliazioni sessiste e discriminatorie, a tutte quelle che subiscono violenze di ogni genere.
Siamo donne, abbiamo una storia in comune. Una storia parallela a quella scritta sui libri di storia, che non viene scritta, ma è parte di noi. Siamo sorelle, sì. Io vi ritengo tutte mie sorelle, vi voglio bene, questo mio pensiero non lo faccio solo a Natale, ma ogni giorno, da quando mi alzo la mattina fino a sera.
Un bacio e un abbraccio a tutte quante.