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Buoni maestri. 7. Quousque tandem?

Creato il 01 febbraio 2017 da Micheledanieli

Buoni maestri. 7. Quousque tandem?

Durante le vacanze di Natale ho letto un libro che parla del reclutamento.
Si chiama De officiis, scritto da Cicerone, ordinario di diritto romano ormai in pensione.
Nel secondo libro parla dei concetti di “utile” e di “morale”, e di come non possano essere scissi. Intende dire che se la selezione di un nuovo docente (cosa “utile”) avviene tramite un concorso truccato (cosa non “morale”), questa non è più “utile”.

A poco a poco si è arrivati al punto di stabilire, separando la morale dall’utilità, che può esistere un comportamento morale che non sia utile, e un comportamento utile che non sia morale; penso che non esista convinzione maggiormente più perniciosa di questa per la vita degli uomini (II, 9)

Infatti il raccomandato zuccone e disonesto porta danno a tutta la disciplina, e la sua selezione “immorale” si rivela inevitabilmente “inutile”.
Per rafforzare il concetto, cita Ennio:

Penso che i benefici mal collocati siano malefici (Bene facta male locata male facta arbitror, II, 62)

Il terzo libro è tutto dedicato alla legalità delle procedure di selezione.
Ovviamente Cicerone è consapevole che c’è chi agisce deliberatamente contro la società, e per questo motivo è costretto a ribadire la validità di regole di base che siano il più largamente possibile condivise:

Infatti quanto sono importanti le parole CHE IO NON SIA CATTURATO O FRODATO A CAUSA TUA E DELLA TUA PAROLA! Quanto le auree parole BISOGNA ESSERE TRATTATI ONESTAMENTE TRA UOMINI ONESTI E SENZA FRODE [UT INTER BONOS BENE AGIER OPORTETET SINE FRAUDATIONE]!

Poi però ripensa ai membri della commissione intenti a redigere i verbali precompilati, e prosegue:

Ma la questione più seria è stabilire chi siamo gli uomini onesti e che cosa significhi essere trattati onestamente (III, 70).

Cicerone sa bene che i designati vincitori dei concorsi (i “cavalli”, in gergo baronale) sono un problema reale, che non si può aggirare con circonvoluzioni retoriche, La questione va affrontata frontalmente:

Se si vuole preservare e rispettare la moralità, bisogna gareggiare con questi uomini e con questi cavalli [cum his viris equisque], come si suol dire (III, 116).

Ancora la scienza giuridica non disponeva dei concetti di “barone”, cupola”, “associazione a delinquere di stampo mafioso”, ma la sostanza mi pare ci sia già tutta.
Duemila anni dopo, possiamo essere orgogliosi dei passi indietro compiuti.



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