Il secondo votato alle elezioni (quasi 20%), Agathon Rwasa, leader del FNL (altra forza Hutu che aveva giurato guerra al regime di Nkurunziza) ha stretto un'allenza di governo (accettando la carica di vice-presidente del Parlamento) che ha inasprito ancora di più gli animi.
Agli inizi di agosto è stato ucciso il generale Adolphe Nshimirimana, capo dei servizi segreti e autore delle repressioni nei confronti dei manifestanti, ritenuto il più stretto collaboratore di Nkurunziza nonchè il secondo uomo con più potere nel paese, dopo il PresidentePurtroppo, come spesso succede in Africa, le tensioni politiche si trasformano immediatamente in crisi umanitarie, da aprile sono oltre 100 i morti e quasi 160 mila le persone in fuga verso la Tanzania.
Il Burundi, oltre ad avere una posizione strategica in un contesto geopolitico delicato e sempre sull'orlo del baratro, vive una profonda crisi economica. L'80% della popolazione (poco più di 10 milioni) è sulla soglia della povertà. L'agricoltura e la pastorizia, non bastano più a sopravvivere e la fascia giovanile della popolazione, imponente come numero, chiede democrazia, lavoro e redistribuzione del reddito.In un paese che è stato soggetto nel corso della sua breve storia a numerosi colpi di stato (l'ultimo nel 1996), a contrasti etnici sanguinosi (il più importante nel 1972, quando morirono oltre 400 mila persone) e a guerre civili logoranti (l'ultima dal 1993 al 2004), non vi è assolutamente bisogno di nuove tensioni.I fragili accordi di Arusha e il cessate il fuoco del 2003, rischiano di essere compromessi e di gettare nuovamente il paese nel caos.
Purtroppo è proprio dalla mancanza di coerenza (quasi sempre voluta) all'interno delle azioni diplomatiche che nascono i problemi. Proporre azioni internazionali di embargo e allo stesso tempo festeggiare un paese, significa legittimare una classe politica e/o i dittatori di turno, i quali si guardano bene dal recedere dalle loro azioni. E' un pò come invocare lo stop alle guerre e al tempo stesso proporre la vendita di armi appartiengono a quelle azioni che contribuiscono a rendere il nostro pianeta meno sicuro.