C’è
complottismo e complottismo, la gamma è così ampia che rende pressoché
impossibile un loro inquadramento tassonomico, qualunque sia la ratio con la
quale si intenda procedere. Se infatti si decide di raggrupparli per le entità
cospirative responsabili del complotto (Savi di Sion, Massoneria, Cia, Gruppo
Bilderberg, Mafia, Servizi Deviati, P2, ecc.), la classificazione regge solo
fino a un certo punto, perché non di rado la teoria cospirativa ne contempla intrecci
sinergici. Così se il criterio prende a oggetto la struttura narrativa della
teoria, perché in essa, anche se variamente combinati, convergono sempre gli
stessi elementi. Né va meglio col cercare di assegnare ad ognuna di queste
costruzioni letterarie un differente grado sulla scala che dall’arbitraria
concatenazione di presunte coincidenze sale fino alla più malata delle paranoie,
perché l’attribuzione avrebbe giocoforza discontinuità di metodo. Sarà seccante
per le conseguenze, perché al buon senso non sfugge che una differenza dovrà
pur esserci tra la teoria di una Spektre che ci ficca microchip sottopelle e
quella che spiega l’avviso di garanzia a Tiziano Renzi come dispettuccio che la
magistratura ha voluto fare a suo figlio per vendicarsi del fatto che quello le
abbia scorciato le ferie, e che dev’essere pure una differenza bella grossa, ma
così stanno le cose: in entrambi i casi, la costruzione regge su un vizio di
argomentazione, e non è affatto detto che nel secondo caso sia in gioco un
fattore di natura epistemologica, mentre nel primo sia di tipo psichiatrico; in
entrambi i casi, la teoria regge sull’impossibilità di essere smentita se non
nel rigetto di un sospetto che non può produrre prove, e che tuttavia non può
essere rigettato, pena l’esser vittima consenziente del complotto, dunque in
qualche modo complice; in entrambi i casi, non c’è modo di escludere che c’entrino
pure i Rettiliani. Hai voglia a far presente che l’avviso di garanzia fosse nel
più ordinario dei calendari e che a darne notizia sia stato proprio l’indagato:
nulla potrà mai far vacillare il complottista dalla certezza che sei mesi fa il
babbo del Cazzaro sia stato fatto oggetto delle attenzioni dell’inquirente in
previsione che Palazzo Chigi licenziasse il decreto che la magistratura così
vuole ammazzare in culla. A sollevare anche soltanto un dubbio, non c’è dubbio,
si è giustizialisti. E per quanto un avviso di garanzia sia – appunto – un atto di garanzia in favore dell’indagato, non sospettare ci sia dietro una congiura fa perdere
punti alla reputazione di garantista, ammesso che uno ne abbia uno straccio. C’è coincidenza, dunque vi è nesso e, oplà, c’è il fatto. A negarlo, legittimo il sospetto che le toghe rosse vi
abbiano ficcato un microchip sottopelle.