Calcio e media oggi, il giornalismo sportivo italiano in un panel discussion (Lorenzo Nicolao)

Creato il 05 maggio 2013 da Simo785

Settima edizione dell’International Journalism Festival di Perugia, il solito vastissimo programma di convegni, workshop, conferenze, incontri con i personaggi che animano il giornalismo italiano e straniero. Il tutto nel centro storico di Perugia nell’arco di cinque giorni, come ogni anno in concomitanza con il weekend del 25 aprile.

Due argomenti alla ribalta, la crisi economica insostenibile e lo sviluppo irrefrenabile delle nuove tecnologie che stanno mutando radicalmente la professione. Tra tutti i temi ampio spazio allo sport, in particolare al calcio, elemento che condiziona fortemente il tessuto sociale italiano. Le innovazioni nel giornalismo passano tutte per lo sport in primis poi si ripercuotono sul resto. Al tavolo tutti i profili del giornalista sportivo.

Un opinionista come Mario Sconcerti, un direttore della carta stampata come Gianni Valenti, un telecronista come Pierluigi Pardo e forse uno dei massimi esperti di news sul calciomercato come Gianluca Di Marzio. In più il suggestivo punto di vista di John Foot. Non mancava nulla per un panel che ha ampiamente ragionato sulle dinamiche frenetiche dei nuovi media.

“Una news me la tenevo fino in serata, alla ricerca di conferme più solide. Invece ora sbatto tutto su Twitter, c’è sempre possibilità di rettificare in un attimo e sembra fatto apposta per le bombe di mercato” dice Di Marzio “Se non posti subito lo farà sicuramente il primo idiota al posto tuo”. Nulla da obiettare, invece ci pensa a farlo il saggio Sconcerti. “Non è cambiato nulla, voi parlate dei mezzi, non dei fini della professione, io invece vi dico che tante parole inflazionate torneranno ad avere un significato, forse con la riscossa della poesia.

La vera rivoluzione per il calcio è stata la televisione. Imponendo il calcio come uno spettacolo ha cambiato tutto. I Gianni Brera o i Niccolò Carosio di una volta erano gli unici privilegiati a poter vedere una partita, ora ovviamente non è più così”. E Valenti annuisce se Mario Sconcerti accenna alle critiche pesanti dei tifosi. Con i social network chiunque può intervenire con le proprie opinioni e inserirsi nei dibattiti calcistici ma fino a che punto può essere mantenuta la razionalità? “Il calcio è un credo, una religione” dice Sconcerti, “una malattia” ribadisce John Foot. Forse sì, ma certo è che i tifosi sentono solo quello che vogliono sentire, vedono solo quello che vogliono vedere…

Interessante la questione dei dati e delle vastissime statistiche fornite ad ogni giornalista per l’analisi delle partite. Pardo ricorda. “Pensate a come cambi tutto in poco tempo. Prima di Bayern Monaco- Barcellona a nessuno interessava la statistica -le peggiori sconfitte dei blaugrana nella storia- eppure tutti hanno fatto una ricerchina alla fine dei novanta minuti”. “Per non parlare poi delle ricerche su giocatori improbabili che si fanno solo in funzione del fantacalcio” ricorda sempre il direttor Sconcerti. Così tanta carne al fuoco da mangiare come i moltissimi dibattiti su politica, economia e nuove tecnologie che hanno imperversato sulla cittadina umbra. Anche se forse la maggior parte dei partecipanti alla Sala dei Notari erano venuti solo per qualche breaking news di mercato dell’aggiornatissimo Di Marzio, lo ha ammesso lui stesso con una battuta prima del suo intervento. Il pubblico forse scherzava un po’ meno.

Lorenzo Nicolao


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