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Cambiamenti in un’Italia che non vuole cambiare

Creato il 06 febbraio 2019 da Paola Annoni @scusateiovado
Cambiamenti in un’Italia che non vuole cambiare

E' difficilissimo pensare positivo se si guarda la situazione attuale riguardo razzismo, stranieri, l'altro che arriva. E se fossimo solo al punto di "scollinamento"? Se fossimo solo nel panico prima dell'abitudine?

Ieri parlavo con mia madre della prima volta che sono andata a Napoli, in gita. Un abbozzo di scambio culturale con una classe della nostra stessa età. Una delle attività era "sparpagliarci" tutti e andare a mangiare a casa di questi ragazzi. Eravamo tutti terrorizzati.

Napoli ci sembrava l'altro mondo e a 14 anni muoverti quasi da solo e andare a casa di sconosciuti era quanto di più wild ti potesse capitare. E' stato abbastanza curioso perché al posto che prepararci piatti napoletani doc, quasi tutte le famiglie ci avevano preparato la cotoletta alla milanese.

Sul momento faceva un po' ridere, un po' ci rendeva questa cosa avventurosa un po' meno "difficile"... Col senno di poi penso fosse un gesto carino e un modo per farci sentire un po' a casa, un po' meno diversi. Perché in quel frangente i diversi, i polentoni, i nordici... Eravamo noi.

Avevamo fatto questo scambio culturale grazie alla mia prof di italiano, una scout viaggiatrice con una vera passione per la sua materia che riusciva a trasmettere con un metodo di insegnamento davvero brillante, rigido ma divertente. Ecco forse perché sono qui a scrivere e non gioisco davanti alle moltiplicazioni.

Una volta ci aveva portato in classe delle diapositive dei suoi viaggi in India e in Marocco: terre lontanissime al limite del mitologico (non per Gianni che a cinque anni già studiava mappe, cartine e capitali). Il ricordo che mi è rimasto più impresso erano le foto dei mercati: grandissimi pezzi di carne appesi, completamente ricoperti di peperoncino per tenere lontane le mosche e le altre bestie. Non le ho mai ritrovate nei miei viaggi, nei mercati asiatici, nei mercati indiani.

Uno dei libri che ci aveva fatto leggere era "Stranieri come noi", di Zucconi prima che si bevesse il cervello. Potrei raccontare a memoria la storia della ragazza a Chicago uccisa per la giacca di Michael Jordan. Ci ho pensato mentre attraversavo in macchina le strade più malfamate del Southside.

Tutto quello che mi sembrava lontano, diverso, strano e assolutamente fuori dal mio mondo... Adesso è la mia quotidianità.

Quando trovo il lemongrass nei miei negozi etnici del cuore, lo passo tra le mani e sento l'odore della Thailandia... Quando cuocio il riso basmati l'aria profuma di Bali, anche se gli manca quel retrogusto di frangipani.Cambiamenti in un’Italia che non vuole cambiare

Senza fare del buonismo, una parte di me vuole pensare che siamo un popolo di terrorizzati, ma sull'orlo del cambiamento: poco alla volta stiamo imparando ad accettare l'altro, il diverso. Se quando ero alle elementari io vedere arrivare due ragazzi polacchi era stato l'evento dell'anno, adesso nessuno ci fa più caso. Siamo la generazione di mezzo.

Credo che l'esempio più simile può essere ricordare quando siamo passati dalla Lira all'Euro: mi ricordo che ero in vacanza a Ponte di Legno con i miei amici in quel gennaio 2002 (mioddio mi sento vecchissima maledizione! Però se racconto cosa facevamo mi sento meno vecchia!).

Qualcuno li aveva già cambiati, li guardavamo con curiosità e ovviamente la frase "no beh, non mi abituerò mai!", troneggiava praticamente in ogni discorso.

E poi qualcuno si teneva in tasca quegli orrendi convertieuro di plastica, per un po' ci sono stati i prezzi anche in lire sui pacchetti dei biscotti al supermercato e adesso, quando dici "cavolo, ma come è possibile che questo spazzolino da denti costi 9000 delle vecchie Lire!" lo dici quasi più per ridere che per fare un paragone reale.

Perchè ormai il caffè costa 2000 £, un polacco in classe non fa più notizia, i ristoranti etnici non sono più solo "quei posti dove ti friggono i topi" e una persona mezza spagnola fa solo folklore e non stimola quasi più nessuna curiosità.

Oggi la cassiera del supermercato si lamentava di un pasticcio fatto da qualche collega, e la sua frase di sdegno è stata "sembra che in questo posto ci lavorino degli extracomunitari!" come se fosse il peggior insulto che si possa dare ad una persona.

Non avevo voglia di discutere. Campionessa assoluta delle cause perse oggi non avevo voglia di stare a sindacare sulla stupidità di una persona.

Personalmente spero che siamo un popolo di terrorizzati che si stanno abituando all'altro, e non solo alla paura. Pian piano si cambia, ma forse, con amarezza, non stiamo cambiando nel verso giusto. Abituarsi ad un mondo che si sta rivoluzionando sempre di più e in modo forzato, è davvero difficile. Ma è possibile.


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