Cambiare priorita’, paradigma e prospettive

Creato il 14 aprile 2012 da Tnepd

Francesco Maria Toscano
Il Moralista

C’è un aspetto importante che va affrontato con decisione prima di immaginare qualsiasi percorso alternativo ai drammi prodotti dalle attuali politiche neoliberiste, ed è quello che riguarda l’individuazione delle priorità.

Questa fase, essenzialmente prepolitica e culturale, ci impone di resistere alla corrente dominante che ci spinge consapevolmente a non discutere mai delle cause prime. L’opinione pubblica, non solo italiana, è continuamente bombardata e disorientata da argomenti che diventano importanti per i destini  del mondo intero solo nella misura e nel momento in cui i mezzi di informazione di massa ne enfatizzano la rappresentazione.

Il caso dello spread è esemplare. Termine astruso e sconosciuto ai più fino al mese di novembre del 2011, è adesso diventato, in preda ad una irrazionale fobia collettiva, l’unico termometro efficiente e riconosciuto valido per misurare la qualità di un governo in carica.

Questa realtà, lungi dal rappresentare un aspetto tutto sommato folkloristico e innocuo, è fortemente distruttiva, alienante e soprattutto distraente rispetto alla doverosa ambizione di pervenire ad una chiara identificazione di quelle priorità accennate in premessa.

Se è vero che la democrazia ha ancora un valore e che la sovranità spetta al popolo, non è più possibile assistere passivamente al cronico ribaltamento di un paradigma legittimante  al contrario la continua ascesa di una nuova  barbarica oligarchia tecnocratica che, sul modello offerto degli antichi Goti, fa impunemente scempio della civiltà occidentale.

Quella stessa oligarchia che impone alle pubbliche opinioni dei diversi paesi gli argomenti da trattare prioritariamente, scegliendoli accuratamente fra quelli funzionali all’obiettivo di mantenere una condizione di assoluto predominio, comando e privilegio.

Indirizzare gli sforzi nella direzione della ricerca di un punto di rottura efficace nella direzione di una non casuale disarticolazione del sistema informativo gerarchico e fintamente plurale che ha il potere di decidere, ex ante, di cosa si discute, è certamente utile e alla lunga fruttuoso. Anche perché il predominio culturale del pensiero turbocapitalista sta rapidamente producendo pulsioni autoritarie che non tarderanno a trovare sbocchi politici visibili e potenzialmente molto pericolosi.

Uno dei punti cardine di questa esasperazione del pensiero tecnocratico è rappresentato dal nuovo modo di concepire l’esercizio del diritto di voto in capo al cittadino-elettore. Data per assodata la tendenza assolutistica a divinizzare alcuni concetti (volti perlopiù ad imporre alla radice la supremazia della finanza su tutto il resto), esclusi perciò a prescindere dalla libera dialettica interpartitica, si finisce con il tacciare di populismo becero qualunque proposta politica che non si muova all’interno di un angusto tracciato preparato in sedi sostanzialmente antidemocratiche.

Il caso della famosa lettera indirizzata dalla Bce all’Italia, tanto per fare qualche esempio concreto, contenente  alcune linee politiche guida, accettate dogmaticamente da quasi tutte le forze politiche italiane di destra e di sinistra, traduce visibilmente in pratica un ragionamento che altrimenti potrebbe apparire astratto.

In Grecia sono previste le elezioni politiche per il 6 maggio. Le politiche criminali imposte al paese ellenico dalla troika, attuate brutalmente dal premier Papademos imposto, al pari di Monti in Italia, direttamente  dalla speculazione finanziaria internazionale, hanno prevedibilmente reso impopolari i partiti di governo, favorendo contestualmente l’ascesa elettorale di quei partiti che propongono soluzioni sistemiche completamente differenti rispetto a quelle attuate finora con risultati disastrosi.

Gli analisti politici internazionali, funzionali al potere oligarchico, lungi dal rispettare le scelte del popolo sovrano, si preparano preventivamente a tacciare di populismo qualsiasi responso elettorale sgradito agli imperi centrali.

Stesso discorso per la possibile ascesa del candidato della gauche francese Jan Luc Melenchon ben dipinto in un interessante pezzo di oggi, firmato da Bernardo Valli, pubblicato a pag. 39 dal quotidiano La Repubblica (clicca per leggere).

Le sinistre pallide di Hollande e Bersani non sembrano in grado di stravolgere dalle fondamenta il paradigma liberista che strangola l’Europa. Così come non sembrano capaci di ribaltare l’archetipo culturale che sorregge politiche economiche recessive come il fiscal compact, organizzando una piattaforma politica alternativa che sottometta la finanza alla produzione, l’oligarchia alla democrazia e la speculazione alla dignità dell’uomo e del lavoratore.

Eppure, senza una presa di coscienza matura, coraggiosa e responsabile delle migliori e più numerose forze progressiste europee, le istanze di cambiamento che salgono dal basso verranno indirizzate verso uno scientifico giustizialismo improduttivo, sull’esempio passato di Mani pulite, o verranno cavalcate e sfruttate da leader che propongono cure persino peggiori del male.

La crisi del capitalismo finanziario non riabilita d’un tratto esperienze già archiviate senza rimpianti dalla storia come il comunismo politico, ma impone al contrario uno sforzo più ampio volto alla ricerca di soluzioni innovative che non si limitino a spolverare sarcofaghi inutilizzabili e giustamente segregati nel sottobottega della storia.

Rimettere al centro del dibattito l’uomo e i suoi bisogni è già un primo passo nella giusta direzione.


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