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Camilla Ravera, antifascista, la prima segretaria di un partito italiano e la prima senatrice a vita.

Creato il 21 luglio 2019 da Luoghididonne
Sempre con molta modestia ed incurante dei pregiudizi dell'epoca, già dopo la prima guerra mondiale fu tra le poche donne a militare per un partito, lei lo fu con onore essendo stata anche tra i fondatori del partito comunista d'Italia di A. Gramsci nel 1921, di cui assunse la segreteria nel 1927. Fu partigiana clandestina, braccata dal fascismo e condannata a parecchi anni tra la detenzione in carcere ed il confino. Alla liberazione eletta al Pci, fu tra le co-fondatrici dell'Udi, Unione Donne Italiane e la prima senatrice a vita eletta durante la presidenza di Pertini, il presidente partigiano.

Nel 1889 nacque ad Acqui Terme, provincia di Alessandria, unica femmina di otto fratelli di una famiglia benestante. Diplomatasi maestra di scuola elementare iniziò presto ad interessarsi di politica, infatti dopo una breve militanza al partito socialista, tra il 1919 ed il 1920 collaborò alla redazione della rivista "Ordine Nuovo" di A. Gramsci e l'anno successivo fu tra i fondatori del partito comunista d'Italia. La sua attenzione alla condizione delle donne era manifesta tanto che essendo incaricata dell'organizzazione femminile, di sua iniziativa fondò "La compagna" il periodico, di cui si occupò dal 1922 al 1926. A seguito delle leggi fasciste del 1926 e dell'arresto di Gramsci si poneva la necessità di un rafforzamento del partito, alla cui guida in qualità di segretaria fu chiamata lei nel 1927, di fatto assurgendo per importanza come la seconda personalità politica importante per i comunisti. Per qualche tempo riparò in Francia, ma nel 1930 al suo rientro in Italia venne arrestata ad Arona, provincia di Novara, prima reclusa in carcere per cinque anni e poi tredici anni al confino a Montalbano Jonico, San Giorgio Lucano, Ponza e Ventotene. Seppure confinata permase il suo interesse al partito, da cui suo malgrado fu espulsa nel 1943, quando si oppose al Patto Molotov-Ribbentrop, il concordato russo - tedesco per la spartizione della Polonia. Nel 1943 fu l'ultima dei confinati a lasciare Ventotene, riprese la sua militanza antifascista partecipando alla Resistenza piemontese, tuttavia sapeva di essere ricercata, quindi dovette riparare in un casolare di collina, che ben presto si trasformò in un luogo di incontri politici clandestini. Purtroppo nulla sfuggiva ai fascisti, i quali giunti in quella zona per inficiare ogni resistenza bruciarono tutti i casolari, cosicché gli antifascisti clandestini furono costretti a fuggire in tempo. Dopo la Liberazione poté rientrare a Torino, fu riammessa dal PcI, dove fu componente del Comitato centrale.e venne eletta consigliera comunale di Torino nel 1946, permanendo pur sempre la sua attenzione vigile all'emancipazione femminile, da cui non distolse mai il suo impegno. Quindi si attivò assieme ad al altre per la fondazione dell'Udi, Unione Donne Italiane. Alle elezioni del 1948 , tra le pochissime di quegli anni. fu eletta deputata parlamentare del PcI, elezione rinnovata nel 1958. Dopo tanti anni di impegno politico si ritirò a vita privata ed ebbe una sorpresa alla veneranda età di novantatre anni: nel 1982 la nomina di senatrice a vita, la prima della nostra storia, per decreto di Pertini, presidente della Repubblica. Nel 1988 scomparve a Roma alla soglia dei cento anni non compiuti, fu sepolta al cimitero di Verano a Roma. Ha lasciato dei libri importanti, attuali e da rivalutare: Lettere dal carcere e dal confino del 1968; Diario di trent'annidel 1973, Breve storia del movimento femminile in del 1978 ed Una donna sola del 1988. Numerosi luoghi la ricordano: alcune strade a Roma, Alessandria, Ferrara, Suzzara e Rignano sull'Arno; a Torino un giardino ed a San Giorgio Lucano, una delle località dove fu confinata una lapide sulla facciata della casa in cui abitò nel periodo 1936-1937.

articolo di ©Patrizia Cordone luglio 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Tutti i diritti d'autore riservati.

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