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Camminare

Creato il 13 settembre 2018 da Andreapomella

Una settimana fa ho comprato un contapassi e ne sono diventato rapidamente schiavo. Passo le giornate a controllare sul contapassi quanti passi ho fatto da quando mi sono svegliato. Ogni volta che mi arriva una telefonata è una festa, perché inizio a camminare col telefono incollato all'orecchio ovunque mi trovi. Una telefonata è un modo onesto per arraffare passi preziosi. È diventato divertente anche fare cose normalmente poco divertenti, come andare al Caf. E smanio perché arrivi l'ora di pranzo. Non per la fame, ma per il tragitto che devo fare per andare al supermercato, al supermercato più lontano tra i supermercati di zona. Il supermercato in sé è una miniera di passi. Prima dell'estate ho letto due libri che si intitolano entrambi Camminare: il primo è di Thomas Bernhard (Adelphi, Traduzione di Giovanna Agabio); l'altro è di Erling Kagge (Einaudi Stile Libero, traduzione di Sara Culeddu). Nel libro di Bernhard a un certo punto si legge: "D'altra parte dobbiamo camminare per poter pensare, così come dobbiamo pensare per poter camminare, l'una cosa deriva dall'altra, e l'una dall'altra con crescente maestria. Ma tutto sempre e solo fino alla soglia dello sfinimento". Il mio contapassi è cinese, quando lo attivo per controllare quanti passi ho fatto, sul display mi dice: "Preme un lungo per entrare". Non so che voglia dire e non ho la pazienza di pensare. D'altra parte per pensare devo prima camminare. Perciò adesso voglio solo camminare, trovare una scusa per fare ancora qualche passo.


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