Chi soldato non è ignora che uno degli effetti della paura è che la tua mente, specialmente nei momenti di massima tensione e del maggior pericolo, riesce a portarti in dimensioni diametralmente opposte rispetto a quanto si sta vivendo: i miei soldati parlavano paradossalmente di roba da mangiare, di come le loro mogli cucinano, dei pranzetti che avrebbero preparato al loro ritorno, delle forchettate di spaghetti al sugo, delle frittate di cipolle…
Mentre sorvolavamo un campo sul quale pascolavano pacifiche alcune pecore magre, Spissu, il sardo, s’esclamò: “Ma qui è pieno d’asparagi!” E tutti a scrutare il suolo. “E’ vero!”, gli fece eco il napoletano.
In men che si dica, prima che potessi intervenire, si paracadutarono tutti sul campo e, senza neanche ripiegare il loro paracadute, si misero a cogliere gli asparagi.
La missione fallì e i miei compagni furono catturati. Questo è quello che so e quanto ho riferito ai miei superiori.
Domani partiamo in missione di soccorso e nell’elicottero ci saranno un napoletano, un sardo, un friulano, un siciliano e io che sono abruzzese: un po’ come nelle barzellette, solo che lì si fa sul serio.
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