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Caprarica si licenzia e fa causa alla Rai: ''Questa azienda mi perseguita''

Creato il 18 dicembre 2013 da Digitalsat

Caprarica si licenzia e fa causa alla Rai: ''Questa azienda mi perseguita''Antonio Caprarica, storico corrispondente Rai da Londra, per tre lustri immagine della capitale londinese per larga parte dell'audience televisiva, tronca «per giusta causa» il rapporto con la Rai e annuncia azioni giudiziarie denunciando un atteggiamento persecutorio da parte dell'azienda.

«Non avrei mai immaginato - dichiara Caprarica - di lasciare in questo modo l'Azienda della mia vita, dopo oltre un quarto di secolo di servizio onorevole e immacolato in ogni angolo di mondo. Troncare questo rapporto con effetto da oggi, come ho appena comunicato alla direzione del personale, è per me l'unica possibilità di immediata reazione alle crescenti pressioni esercitate dai vertici aziendali con metodi inammissibili e offensivi».«Inutile dire -dichiara Caprarica all'Adnkronos- con quanta tristezza assisto allo spettacolo della Rai che divora i suoi figli».
Poi spiega perchè è arrivato alla decisione di andarsene «per poter chiedere conto agli amministratori di questa azienda di comportamenti gravemente lesivi della mia dignità e della mia salute».
«In primavera
-racconta Caprarica- hanno cercato di incentivarmi all'esodo. Io avevo ancora circa tre anni di lavoro davanti nell'azienda con cui ho un profondissimo legame e quindi la mia risposta è stata che non ero interessato. Neanche un mese dopo, credo tre settimane dopo, arriva un'ispezione di auditing interno. Naturalmente non hanno trovato nulla di irregolare. Allora -prosegue Caprarica- si sono inventati una lettera di addebito, datata 7 ottobre scorso, in cui mi costestano di non aver rispettato le regole burocratiche aziendali, come non aver chiesto il certificato antimafia, non avere una procura negoziale (che avrebbe dovuto darmi la Rai, mica la potevo firmare da solo), e non aver seguito le procedure di gara europee per la selezione dei collaboratori (che sono tutti freelance che collaborano con la sede da 30 anni)».

«Quando mi consegna questa lettera -racconta ancora il giornalista- lo stesso direttore del personale, il dottor Flussi, ammette che alcune contestazioni 'non esistono'. Senza neanche aver ancora letto la mia risposta a tali contestazioni, il dg Gubitosi mi convoca nel suo studio l'8 novembre e mi dice: se se ne va, il procedimento decade. Come? Quale procedimento? Francamente non ci ho visto più, tanto più che subito dopo, rispondendo ad mia precisa domanda, il dg ha confermato di aver chiamato il 21 ottobre il collega Varvello per offrirgli la sede di corrispondenza di Londra. Il 14 novembre, comunque, invio le mie controdeduzioni, compresa la registrazione della conversazione con Flussi, che faceva affermazioni molto cristalline. A stretto giro, il 21 novembre, mi arriva un'altra lettera di addebito, che mi contestava di aver registrato conversazione. E, dopo poco, mi esautorano dalla gestione della sede di Londra».
«Voglio sottolineare - scandisce Caprarica - che di tutta questa vicenda ho informato, punto per punto, il Cda che ha fatto finta di nulla, a partire dalla presidente Tarantola. E allora ho deciso di lasciare l'azienda per giusta causa per poter chiedere conto di questa ingiustizia nelle aule di Tribunale».
«Ho respinto finora -aggiunge Caprarica- gli attacchi rivoltimi, dimostrandone l'infondatezza, ma nè la mia salute nè la mia dignità mi consentono di rimanere ulteriormente in Rai. Purtroppo, la mia vicenda illustra drammaticamente l'assenza di qualsiasi organo aziendale di garanzia per i lavoratori, giacchè il Consiglio d'Amministrazione -da me informato su ogni passaggio della persecuzione- ha preferito voltarsi dall'altra parte piuttosto che chiedere spiegazioni al Direttore Generale. Con buona pace per il codice etico della Rai».
«Non mi resta, con profonda amarezza
-annuncia- che sbattere la porta e andare dritto nelle aule dei Tribunali, chiedendo ai giudici la tutela dei miei diritti e della mia onorabilità contro il vertice Rai, che dev'essere ricondotto al rispetto delle regole». «Bisognerà battersi per assicurare, in questa situazione, un futuro al servizio pubblico, e io continuerò a farlo da cittadino e da giornalista», conclude. 


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