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Carlo Aonzo Trio-“Mandol Italy”

Creato il 17 agosto 2019 da Athos Enrile @AthosEnrile1

Carlo Aonzo Trio-“Mandol Italy”

Circa tre anni fa, da questo spazio, commentavo " Mandolin Journey", album del Carlo Aonzo Trio , lo stesso ensemble che oggi propone "Mandol Italy ", il nuovo lavoro.

Carlo Aonzo e i suoi sodali affrontano un percorso complesso, ambizioso, ricco di difficoltà tecniche, ma il risultato appare incredibile, e ciò è dovuto in parte alle grandi skills dei protagonisti (oltre ad Aonzo e al suo mandolino troviamo Luciano Puppo al contrabbasso e Lorenzo Piccone alla chitarra) di cui mi pare superfluo disquisire, ma aggiungerei che ciò che arriva al fruitore della loro musica è l'essenza, l'idea, la passione, il sogno...
La determinazione con cui si cerca di penetrare in profondità non ha nulla a che vedere con la pianificazione, ma la voglia di diffondere il verbo appare a tratti prorompente.

Se poi aggiungiamo una sezione di ospiti pazzesca, che Aonzo propone a seguire, ecco che " Mandol Italy", diventa un gioiellino che abbatte ogni tipo di catalogazione.

Non mi soffermo sui dettagli, ovviamente fondamentali, perché rischierei di duplicare informazioni e pensieri - interessantissimi - contenuti nell'intervista che Carlo Aonzo mi ha rilasciato e che consiglio di leggere con attenzione, particolari davvero esaustivi e completi.

Il mio stato d'animo durante l'ascolto? Emozionato!

Carlo Aonzo Trio-“Mandol Italy”


"Mandol Italy", un disco di cui siamo molto fieri, che ha avuto una genesi davvero ordinaria. Abbiamo cercato un concept per un nuovo album dopo "Mandolin Journey", ed è venuto naturalissimo scegliere come argomento la musica italiana. Un po' perché andando in giro per il mondo ci fa piacere portare il messaggio della nostra musica attraverso brani che per noi sono storici e ci rappresentano, ma che cerchiamo di riportare all'attualità. Questa idea dell'album è venuta fuori pian piano, un po' per il repertorio che avevamo già pronto dopo il "Mandolin Journey", fatto da brani che avevamo preparato e a cui poi ci siamo appassionati; altri pezzi, che erano già nel cassetto, li abbiamo esclusi perchè non entravano nell'idea generale dell'album. Ma ci è piaciuto anche fare una ricerca in questo senso, scovare brani che rappresentano il nostro passato e il nostro essere italiani. Abbiamo cercato di rappresentare un po' tutte le regioni - anche se ovviamente è difficile "mostrarle" tutte -, scegliendo i brani che per noi erano più accattivanti, alternati a quelli che erano più significativi, con qualche eccezione, come nel caso di Carlo Munier, musicista virtuoso del passato, uno dei padri della musica mandolinistica, non conosciuto al di fuori del suo mondo, ma in ogni caso un pezzo importante della storia dello strumento che rappresenta l'Italia e che va riscoperto, ovviamente parlo del mandolino. Quindi questa ricerca di "mostrare" l'Italia non è solo geografica, tocca anche la memoria degli italiani; c'è anche un tributo alla storia della televisione con il brano che noi conosciamo come "Carosello", che è in realtà un brano tradizionale che si chiama "Pagliaccio", e lo stesso vale per il brano che noi idealizziamo come "Intervallo", che è in realtà un pezzo di Musica Barocca che abbiamo riattualizzato (Toccata in La Maggiore).

Questo è il bello del nostro progetto, lo dobbiamo scoprire! È vero che pensiamo ad un pubblico anche internazionale, perchè le nostre attività concertistiche si svolgono anche all'estero, e in quei luoghi il brano che rappresenta la nostra italianità, quello universalmente riconosciuto, è "Volare"; gli americani conoscono bene anche la canzone "Arrivederci Roma", grazie al film che l'ha lanciata e che è famoso oltreoceano, ma per gli stranieri tutto il sound legato al mandolino rappresenta l'Italia; è bene sottolineare come all'estero il mandolino non sia appicciato necessariamente all'immagine del Sud Italia, come invece il luogo comune vuole qui da noi, stereotipo tra l'altro sbagliato, perché il mandolino è uno strumento tutto italiano che è diventato solo più tardi simbolo della napoletanità, ma in realtà veniva suonato in tutto il paese... ricordiamo Vivaldi, Paganini, quindi soprattutto attività nel Nord Italia, anche se è palese l'esistenza di un ricchissimo repertorio napoletano.

Questa può essere l'occasione per dire che non abbiamo un management, è un'autoproduzione, quindi è nata come una cosa molto spontanea, basata sull'istinto; non esiste una strategia commerciale, non la cerchiamo. Promuoveremo sicuramente l'album ai nostri concerti come abbiamo sempre fatto, spediamo il disco a chi sappiamo può fare recensioni, accettiamo complimenti e soprattutto critiche costruttive, per poter fare cose sempre più belle ed essere stimolati a creare e andare avanti con il nostro lavoro. Questo è lo spirito del nostro progetto musicale, che nasce dall'amore per la musica e non ha come fine la realizzazione di un prodotto commerciale.

veri leader nei rispettivi generi, hanno partecipato al nuovo cd, musicisti straordinari che hanno dato un contributo prezioso ed originale a questo lavoro, con l'aggiunta di nuovi timbri e colori: Alcuni illustri "Special Guests", Claudio Bellato (chitarra), Tommaso Bellomare (marranzano), Rodolfo Cervetto (batteria), Antonio Marangolo (sax tenore), Ismaila Mbaye (percussioni africane), Fabio Rinaudo (cornamuse, flauti), Daniele Sepe (sax soprano), Ike Stubblefield (organo hammond), Riccardo Tesi (organetto diatonico), Riccardo Zegna (pianoforte).


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