Carlo Diano – Limite azzurro

Creato il 23 maggio 2012 da Emilia48

Carlo Diano, Limite azzurro. All’insegna del Pesce d’oro, Milano 1976

Nel 1976, due anni dopo la  morte di Carlo Diano (Vibo Valentia 1902 – Padova 1974), Vanni Scheiwiller pubblicò questa breve raccolta di poesie, che furono scelte da Ninì Oreffice.  I 50 testi, che coprono quasi l’arco della vita di Diano, si aprono con il distico in greco, (che tradusse egli stesso in italiano  e di cui do qui la versione) che Diano scrisse per la devastazione della Piana di Gioia Tauro e si chiudono con tre testi in francese.   Non tutte le poesie sono datate, ma le ultime furono scritte pochi mesi prima della morte, quando Diano era ormai molto malato ma lo spirito e la mente erano lucidissimi e vivi.

La bella edizione reca un elegantissimo  disegno che Alberto Viani fece appositamente per questa edizione.

Alberto Viani. Nudo. 1976

Ulivi addio

Ora sui nostri monti Demetra cerca piangendo

miseramente il viso della bella Persefone,

ora a terra si sfa l’oliva sotto la pioggia,

suona intorno il vento predatore di foglie.

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Per il tuo limite azzurro

dove la luce s’increspa

fiore dell’attimo

apri nel palpito d’ali i tuoi petali

nel cerchio della chiusa forma.

Luglio 1974

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Arso stecchito

squarciato dal fulmine

nudo

mette ancora una gemma:

pallida come una preghiera

domanda al cielo

di poter fiorire.

1974

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Dal punto ov’io siedo

volgendo intorno lo sguardo pigro

partono infinite vie:

nella disperazione di seguirle tutte

contemplo il cielo.

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Sublimi splendono

all’occhio dell’anima

le idee, mirabili immote:

né l’ala del tempo le sfiora,

né flusso di cose le tocca.

D’indicibile amore è preso

l’uomo che una volta le scorga,

né per piacere né per pena l’oblia.

Sempre che d’alcuna oda il nome,

il cuore gli balza come per donna cara.

Nel silenzio che dentro lo vuota,

irresistibile suona come tromba di guerra,

soave come invito di gioia

e solitudine è intorno

e luce di sole gli raggia nell’anima.

Ed ecco egli è pronto e nulla paventa,

né povertà, né calunnia o dolore,

non abbandono di cose amate,

deserto d’affetti, delle tempeste s’inebria,

a te, morte, sorride.

1944

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Qualche cosa che non tornerà.

Ma questo spazio senza fine

nella mia anima – questo è.

Ti sento, vita.

ti porto lieve su ogni fibra,

come ogni zolla il cielo,

gioia senza grido.

Tu – negli occhi sei Tu

negli occhi degli occhi sei Tu

in codesto tuo Nulla Tutto che s’apre,

cielo in un cielo, nel fondo

delle tue pupille, sei Tu.

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Une feuille sur une branche, seule,

la brise la bata de tout coté -

si le vent tombe et qu’il pleut,

demain nous la foulerons aux pieds.

(C) 2012 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA



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