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Carnevale a Laives

Creato il 09 febbraio 2020 da Gadilu

Carnevale a Laives

Dove sono nato il Carnevale non c’era, non si faceva. A quanto pare, almeno a me l’hanno raccontata così, nella mia città il Carnevale non si faceva perché fu espresso un voto. Trecento anni fa, o giù di lì, una specie di inondazione o maremoto aveva prodotto un tale sconquasso che la cittadinanza, terrorizzata, aveva promesso alla Madonna di abolire per parecchi secoli qualche usanza non troppo morigerata, così da avere in cambio la clemenza della natura: il Carnevale fu prudentemente abolito. In una città litoranea vicina, invece, questa usanza è sempre stata praticata con grande dispendio di energie. Chi non conosce il Carnevale di Viareggio? Purtroppo anche di quel Carnevale ne so poco o nulla. Mi sono trovato solo una volta a sentirne l’odore, per così dire. Ero lì per un paio di giorni e ho assistito ai suoi preparativi. Ma poi, prima che cominciasse la famosa sfilata delle maschere, me ne sono andato. Di altri Carnevali più esotici non saprei riferire. Rio de Janeiro (a proposito: non si pensa mai che questo nome vuol dire “fiume di gennaio”) è lontanissima. Venezia, beh, anche a Venezia non ci sono mai stato durante il Carnevale. Peccato, perché secondo me il Carnevale ha un senso, a Venezia. Le dona. Il Settecento, il grande secolo di Venezia, è stato non a caso definito il secolo della maschera (cfr. Pavel Muratov, Immagini dell’Italia, Adelphi, pag. 83). E ancora oggi, mi pare, un soffio di quel secolo così elegante spira tra le calli abitate dalle maschere di quel Carnevale. A Bolzano, invece, il Carnevale vuol dire essenzialmente sbronzarsi. Ricordo che una volta, ero in macchina, passai vicino a un bar, dalle parti di via Brennero, e fuori c’era un foltissimo gruppo di adolescenti, tutti sbronzi. Erano le otto e mezzo di mattina, le scuole erano chiuse, o comunque quelli non c’erano andati, e stavano lì a sbevazzare gridando oscenità e danzando sul marciapiede. Completamente andati. Un Carnevale tristissimo, anche perché mascherarsi da sbronzi alle otto di mattina è una cosa davvero tristissima. Ma, se possibile, esiste una tristezza ancora più estrema di quella. Si tratta del Carnevale di Laives. Già Laives è una città tristissima di suo. È una specie di sobborgo di Bolzano, distribuito lungo una strada che la taglia, anzi la affetta come farebbe il faro di un abbagliante nella nebbia. Non c’è nulla di significativo a Laives. Laives sembra un posto dal quale si può provenire per andare altrove, ma a nessuno verrebbe sul serio l’idea di andarci, di muovere verso Laives. Da Laives si fugge, non si arriva. Chi ci abita, certo, non la vedrà così. Esisterà sicuramente anche una sorta di patriottismo laivesotto, c’è da scommetterci. Così come esiste una sorta di patriottismo in ogni luogo, perché poi la gente finisce con l’affezionarsi anche al posto più orrendo. E Laives, tra tutti i posti orrendi, sta senza dubbio nelle prime posizioni. Ma si diceva del Carnevale. Ecco, a Laives, per fuggire dall’orrore di Laives, si sono inventati un Carnevale che scimmiotta un po’ gli altri Carnevali (quello di Viareggio, per esempio, con i carri mascherati, anche se non so se a Laives arrivino a costruire quelle immense figure di cartapesta che rendono fierissimi i viareggini). Sfilano, a Laives, portando anche in giro ritratti di politici locali, noti ovviamente solo a loro e agli altri abitanti della provincia. Poi ci saranno quelli che tirano i coriandoli. E ovviamente anche quelli che si ubriacano. Di questa cosa tristissima i laivesotti sono orgogliosissimi. Ma sotto sotto si vede che si tratta di un orgoglio finto, un orgoglio di cartapesta, ecco. Laives diventa così un posto che usa le maschere per difendersi dalla terribile verità costituita dalla propria intollerabile laivesità, ma così facendo sprofonda ancora di più in una laivesità senza rimedio, senza ritorno. Ho scritto e ripeto: solo un suicidio commesso alle cinque del mattino in un parcheggio di un autogrill, solo un suicidio di questo tipo può battere la tristezza del Carnevale di Laives. Non andate mai a Laives, soprattutto durante il Carnevale.

#maltrattamenti


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