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Caroline Norton, la scrittrice pioniera dei diritti delle donne sposate in età vittoriana.

Creato il 05 marzo 2019 da Luoghididonne
La "Byron" in gonnella, colta e raffinata letterata, oggi le sue opere sono dimenticate, eppure un tempo sono state lette avidamente anche dalle sue contemporanee, che videro giustamente in lei l'alfiera dei diritti delle donne sposate vessate e violate dai mariti. Trasformò la sua dolorosa vicenda di moglie tradita, usurpata economicamente e privata dei figli da un uomo tanto sadico quanto frustrato in una battaglia civile senza precedenti fino all'ottenimento della legge della custodia dei figli delle donne divorziate e quella del riconoscimento dei diritti patrimoniali per le donne in generale.

articolo di ©Patrizia Cordone marzo 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Diritti d'autore riservati.

Caroline Elizabeth Sarah Sheridan, questo il suo vero nome, nata in una famiglia modesta, dalla madre emula l'interesse per la letteratura, che non smetterà mai di coltivare e di cui affinerà l'uso per l'affermazione dei diritti delle donne. Nel 1817 alla scomparsa del padre inizia subito a lavorare non smettendo di scrivere e vedendo pubblicata nel 1820 " The Dandies 'Rout", una satira scritta assieme ad Helen, sua sorella, mentre nel 1829 " The Sorrows of Rosalie" le sue prime raccolte di poesie, seguite nel 1830 da " The Undying One" con delle recensioni favorevoli. La sua affermazione avviene dopo la separazione dal marito con la scrittura anche di romanzi, di opere teatrali nonché come critica letteraria e diviene editrice di riviste femminili alla moda. Nel 1831 diviene redattrice di La Belle Assemblée e Court Magazine, una popolare rivista mensile femminile. E' anche editrice dell' Annual English nel 1834. Nel 1835 scrive " The Wife and Woman's Reward" ed una raccolta di racconti "T he Coquette and Other Tales and Sketches". Accorta ai problemi sociali nel 1836 " La sua voce dalle fabbriche" il suo componimento in versi è una condanna avvincente del lavoro minorile. Con " The Dream and Other Poems" del 1840 ottiene il titolo di " Byron delle nostre moderne poetesse" da parte di H. N. Coleridge, il figlio maggiore del poeta S. T. Coleridge. Più avanti nel corso della sua vita scrive tre romanzi: nel 1851 " Stuart of Dunleath", nel 1863 " Lost and Saved" e nel 1867 " Old Sir Douglas". Gran parte della sua opera è impregnata dalla critica verso le discriminazioni, gli abusi ed i maltrattamenti delle donne nella vita coniugale sia all'interno del matrimonio che nella vita sociale. Questo suo incessante impegno svolto con costanza contribuisce significativamente ai cambiamenti della legge inglese riguardo i diritti delle donne sposate e divorziate. Tutto ciò è tratto dalla sua storia coniugale, le cui serie conseguenze ha canalizzato nella scrittura. A scanso di equivoci Caroline Norton non si considera affatto una femminista protesa alla causa dell'uguaglianza portata avanti dalle donne britanniche in età edoardiana per il riconoscimento del diritto al voto. Invece la sua, essendo la generazione precedente vissuta in epoca vittoriana, è quella, che lotta per l'affermazione dei diritti basilari all'interno del matrimonio contro gli abusi di potere dei mariti. A partire proprio dalla sua esperienza personale. Nel 1824 conosce G. Chapple Norton, avvocato e deputato del partito dei Tory al parlamento, il suo futuro marito, a cui la madre di Caroline oppone l'attesa di tre anni per il compimento degli studi della figlia. Nel 1827 avviene il matrimonio, ma con scarsissima convinzione di Caroline Norton, che subito si accorge delle evidenti incompatibilità caratteriali. Lei intelligente, colta, indipendente, a suo agio nell'alta società e ben introdotta politicamente per le sue simpatie verso il partito dei Wigs, lui arido, noioso, meschino ed invidioso delle capacità della moglie, che tuttavia non esita a sfruttare opportunisticamente anche per la sopravvivenza economica. E' Caroline Norton a fornire tutta la sussistenza necessaria attraverso i guadagni della vendita delle sue opere letterarie; grazie alla sua stretta conoscenza di Lord Melbourne, il ministro degli Interni, del partito di Whig, nel 1830 dopo la sconfitta elettorale assicura a suo marito, dietro esplicita richiesta dello stesso, un lavoro ben retribuito come magistrato a Londra fino ad essere assunto nel 1831 e sempre grazie a lei, che la loro casa a Storey's Gate, Birdcage Walk diviene un salotto ben frequentato da personalità della società londinese come W. Makepeace Thackeray, Mary Shelley, E. B. Lytton, E. Trelawny, Fanny Kemble e politici tra cui Lord Melbourne e B. Disraeli, ultimo ma non meno importante, lo zio della regina Vittoria, il futuro re Leopoldo I del Belgio. Ma il suo consorte malcela la sua gratitudine verso la moglie, manifestando una sadica commistione tra le frustrazioni e la gelosia fino agli atti ripetuti di gravi violenze domestiche, non alleviata dalla nascita dei tre bambini. Una situazione insostenibile per Caroline Norton, che trova riparo con i suoi figli presso la sua famiglia di origine, salvo scoprire di non potere esercitare alcun diritto sulla sua prole fino alla maggiore età secondo la legge britannica.

E proprio da questa privazione inizia la sua battaglia politica contro il sistema giudiziario e contro suo marito. Quest'ultimo non le risparmierà mai alcuna umiliazione, intento a protrarre il suo sadismo fino alle estreme conseguenze e con ogni mezzo persino illecito anche per pura avidità. Infatti avvia una campagna-stampa diffamatoria contro sua moglie con l'accusa di adulterio con Lord Melbourne, chiedendo addirittura a quest'ultimo un risarcimento economico a fronte di ciò, molto probabilmente soltanto per rimpinguare le sue casse personali dissestate da problemi finanziari e portandolo in giudizio nel 1836. Dopo un breve processo la giuria emette un verdetto di assoluzione, ma la reputazione di Caroline Norton è gravemente compromessa per anni oltre al danno dello sfratto dalla sua casa, il diniego di vedere i propri figli secondo quanto previsto dalla legge ed alla distruzione dell'amicizia con Lord Melbourne. Di fatto conseguente è la separazione dal suo consorte. Lei si accorge subito dell'uso dei figli come ostaggi e del controllo della sua vita fino ad iniziare il suo impegno civile con l'uso delle sue abilità letterarie per produrre una serie di opuscoli politici - un potente strumento persuasivo all'epoca per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla condizione delle madri e persuadere i parlamentari a sostenere la causa. Nel 1837 pubblica il primo opuscolo politico con il titolo " Osservazioni sulle rivendicazioni naturali di una madre per la custodia dei figli" ed il secondo " La separazione della madre e del figlio secondo la legge della custodia". Per la prima volta nella storia proprio Caroline Norton sfida apertamente queste leggi sul matrimonio, il divorzio, la custodia e la proprietà discriminanti le donne. Il matrimonio nega alle donne una esistenza legale separata, mentre al padre è riconosciuto il diritto assoluto ed esclusivo dei figli, che non può essere influenzato dall'affermazione della madre. Interessando oltre che la stampa anche i suoi amici e facendo pressione ai parlamentari con i suoi scritti riesce a far approvare la legge l' Infant Custody Act nel 1839. Questa normativa riconosce alle madri non colpevoli di adulterio il diritto di custodia dei loro figli sotto i sette anni e l'accesso ai bambini sotto i sedici anni. E' stato il primo atto legislativo a minare le strutture patriarcali della legge inglese ed è stato successivamente salutato come il primo successo del femminismo britannico nell'ottenere uguali diritti per le donne Paradossalmente però lei non può beneficiarne a causa del rapimento dei suoi figli da parte dell'ex marito, che li trasferisce in Scozia, dove la legge non trova applicazione. Oltre a ciò il suo ex consorte infierisce anche economicamente deprivandola della casa, dei suoi gioielli, dei suoi vestiti e dei suoi guadagni con la concessione di un appannaggio irrisorio. A questo punto Caroline Norton inizia la seconda fase della sua battaglia civile per il riconoscimento dei diritti economici delle donne sposate e divorziate. Intanto dal 1850 una commissione reale avvia la richiesta di revisione circa il funzionamento della legge sul divorzio, viene affidata la stesura di una ex novo a Lord Cranworth, successivamente contattato da Caroline Norton per sollecitare la sua attenzione a contemplare la preservazione delle proprietà delle donne a matrimonio avvenuto.

Ma non si limita soltanto a questo, infatti anche in questo caso si attiva per una campagna di informazione pubblica per la riforma del divorzio e delle leggi sulla proprietà e nel 1854 pubblica il suo opuscolo sulle leggi inglesi per le donne nel diciannovesimo secolo. E nel 1855 procede oltre con un appello rivolto alla regina Vittoria con la pubblicazione di " A letter to the Queen", in assoluto il suo più importante pamphlet di denuncia della condizione di inferiorità delle donne sposate. " Mi rivolgo a Sua Maestà con queste pagine ... per due motivi .... Primo, perché desidero sottolineare l'anomalia grottesca, secondo cui le donne sposate siano "inesistenti" in un paese governato da una Sovrana donna; in secondo luogo, perché, qualunque misura per la riforma di questi statuti possa essere proposta, non può diventare "la legge della terra" senza il parere di Sua Maestà e la Sua volontà ... Una donna sposata in Inghilterra non ha un riconoscimento legale, la sua esistenza è assorbita da quella di suo marito (...) Una moglie inglese non può fare testamento. Una moglie inglese non può rivendicare legalmente i propri guadagni. Non soltanto il marito può farle causa per la "restituzione dei diritti coniugali", ma ha il diritto di entrare nella casa di qualsiasi amico oppure conoscente presso cui possa rifugiarsi e portarla via con la forza, con o senza l'aiuto della polizia. . Se suo marito ha avviato un procedimento per il divorzio, non è, in primo luogo, autorizzata a difendersi. Non ha mezzi per dimostrare la falsità delle sue accuse. Non è rappresentata dall'avvocato, né può essere considerata una parte della causa tra lui e il suo presunto amante, né per i "danni" patìti ". Questi pamphlet e tutta la sua battaglia civile sul matrimonio, il divorzio e la custodia dei figli, gli orribili atti di violenza e di vendetta commessi da suo marito, scuotono l'opinione pubblica.

Sostenuta da un gruppo di donne tra cui Barbara Leigh Smith, Emily Davies, Elizabeth Garrett e Dorothea Beal, organizza una petizione per la rivendicazione di pari diritti legali con gli uomini. La petizione firmata da 26.000 uomini e donne viene presentata al Parlamento ed è recepita.

Finalmente nel 1857 il " Matrimonial Causes Act " è approvato, comprende sessantotto clausole, quattro delle quali riportate dai suoi opuscoli, cioè il diritto di una donna di stipulare un contratto, di ricevere il contributo di mantenimento, di ereditare, di redarre un testamento, di lasciare in eredità la proprietà e di mantenere il possesso dei propri guadagni. Nel gennaio 1858 entra in vigore abolendo il risarcimento economico da adulterio ed attribuendo la competenza amministrativa degli iter civili a nuovi tribunali, non più quelli ecclesiastici, di fatto con una notevole riduzione delle spese legali a carico dei divorzianti. Tra le clausole sono contemplate anche quelle relative all'avanzamento di richiesta del divorzio da parte della donna nei casi di bigamia con adulterio oppure di stupro oppure di sodomia oppure bestialità, o di adulterio accoppiato con tali crudeltà oppure ancora ad adulterio accoppiato con l'abbandono. Inoltre alle donne separate viene riconosciuto il potere di stipula di contratto, di citare in giudizio e di essere citate in giudizio, per qualsiasi procedimento civile.

Successivamente Caroline Norton continua a dedicarsi alla letteratura, a coltivare il suo salotto letterario ed il suo interesse per la politica. Scompare nel 1877.

Oggi le sue poesie ed i suoi romanzi sono in gran parte dimenticati, eppure allora è stata considerata una letterata compiuta quasi una Byron in versione femminile e tutta la sua opera fu letta avidamente dalle donne vittoriane, che simpatizzarono con le sue eroine maltrattate.

articolo di ©Patrizia Cordone marzo 2019 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Diritti d'autore riservati.

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