Caso Mineo: Costituzione e coscienza, i giocattoli di Mattel Renzi

Creato il 12 giugno 2014 da Alessandromenabue
Tanto tuonò che piovve: Corradino Mineo (e con lui Vannino Chiti) è stato cacciato dalla Commissione Affari Costituzionali, reo di avere messo in discussione la riforma del Senato fortemente voluta (a parole) dal suo partito. Niente editti bulgari: questa volta l'ordine è arrivato nientemeno che dalla Cina, rinomata culla della democrazia e delle libertà civili. Direttamente da Pechino, l'indomito premier Matteo Renzi ha informato l'italico popolo delle sue risoluzioni con questo fiero e maschio comunicato: "Non molliamo di un centimetro. Non lasciamo a nessuno il diritto di veto. Conta molto di più il voto degli italiani che il veto di qualche politico che vuole bloccare le riforme. E siccome conta di più il voto degli italiani, vi garantisco che andremo avanti a testa alta". Indietro non si torna. Noi tireremo dritto. Marceremo a passo sicuro e romano verso mete infallibili. Chi non è con noi è contro di noi. Spezzeremo le reni a Civati.

Sprezzante del nemico e della sintassi, Renzi nel messaggio ha ribadito il concetto che più gli sta a cuore: conta di più il voto degli italiani. Non risulta però chiaro quand'è che i cittadini avrebbero votato per chiedere una riforma del Senato. Certamente non nel 2013 (dove oltretutto si è votato con una legge elettorale dichiarata poi incostituzionale), quando la preoccupazione principale delle persone era quella di una ripartenza dell'occupazione, dell'economia e alla politica si chiedevano risposte chiare e fatti concreti riguardo a questi problemi. E nemmeno il 25 maggio scorso, quando ci si è recati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo. Renzi, novello Don Raffaè, vorrebbe spiegare agli italiani ciò che pensano ma sa benissimo che ciò che conta davvero sono i voti in commissione e nelle aule parlamentari. E così silura chi non è allineato, gente come Mineo e Chiti che in realtà non volevano porre alcun veto ma discutere una riforma che li vedeva dubbiosi (dubbi sacrosanti, considerando che il tavolo della riforma è stato apparecchiato dai noti statisti Maria Beata Elena Boschi e Denis Verdini). Li caccia e poi si nasconde dietro al comodo paravento di una inesistente volontà popolare, nemmeno ha il coraggio di assumersi la personale responsabilità dell'epurazione. Tutto questo in barba all'articolo 67 della Costituzione, tanto conciso quanto chiaro: "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". I parlamentari insomma devono rispondere alla loro coscienza, non agli ordini di scuderia e nemmeno al mandato conferitogli dagli elettori (che possono essere, e lo si sa bene, anche potentati locali di varia natura ai quali il parlamentare, che opera nell'interesse dell'intero paese, non deve rendere conto).


Fonte: nonciclopedia.it

Coscienza, Costituzione: nelle mani del re e dei suoi valletti diventano dilettevoli giocattoli  fino a quando sono utili ai loro scopi. Quando il sire non si diverte più si trasformano in polverose cianfrusaglie che possono essere buttate in un angolo con sfrontato disprezzo. Questo è Mattel Renzi: un semianalfabeta delle regole democratiche, qualunquista e arrogante. Un po' Berlusconi e un po' Craxi, altro che nuova Dc. Un uomo che considera il potere un balocco personale, strumento di rivalsa e di prevaricazione. Forse per questo piace tanto agli italiani. Fino a quando il giocattolo non si romperà.