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Central India 42 - I gath di Varanasi

Creato il 16 agosto 2019 da Enricobo2

Central India 42 - I gath di Varanasi

Pellegrini in barca sul Gange


Central India 42 - I gath di Varanasi

Il bagno

Un barcaiolo dall'aria triste e stanca. Una grande barca all'apparenza pesante e faticosa da smuovere. Sono le sei ed il sole si sta appena alzando sulla riva opposta del grande fiume la cui acqua appare come immobile, grigio ferro, ricolma di tutte le miserie del mondo, delle sue sporcizie, delle sue brutture. Il fiume le chiama a sé e le lava via facendosene carico, siano esse i peccati dei milioni di anime che qui vengono a calarsi nelle sue acque per uscirne puri, siano gli scarti materiali di questa umanità esageratamente numerosa, che inquina tutto ciò che la circonda per il solo fatto di esistere, di nutrirsi, di espletare le proprie funzioni corporali, infine di morire, asciando dietro di sé un corpo da smaltire, da bruciare. Dopo la grande cerimonia di ieri sera sul gath più importante, con i fuochi che brillavano nel buio della notte, con le mille e mille fiammelle che si allontanavano sull'acqua leggere come le anime dei morti, questa alba livida mostra un luogo immobile e senza colori, soltanto grigi che una fantasima di sole sfocato dietro le nebbie del mattino non riesce a riempire di contenuti. Anche i sari delle poche donne che scendono i gradini per il primo bagno del mattino, appaiono copie sbiadite e stinte dei consueti colori sgargianti ed i turbanti bagnati dei sadhu che qui vivono, stesi ad asciugare non mostrano più gli arancioni decisi, i rossi violenti che si accendono di solito tra la folla. Il barcaiolo rema lentamente risalendola debole corrente verso i gath più a sud. Varanasi o Benares come si chiamava prima di hinduizzare il suo nome, è la città centrale per l'hinduismo, la città sacra centro della terra ed i suoi gath che si estendono sulla riva sinistra del Gange per oltre quattro chilometri sono i più importanti dell'India.

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Un'arathy

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Preghiera all'alba

Questo è il posto ideale per bagnarsi, effettuare le puje e compiere le abluzioni rituali, questo è il luogo dove ogni hindu desidera venire a morire e poi su questi gath essere cremato. Per questo motivo le immense scalinate bianche che digradano lentamente verso le acque del fiume sono sempre piuttosto affollate anche nei periodi lontani dalle feste. Come è noto si muore tutti i giorni ed i becchini hanno sempre il lavoro assicurato. Quarantuno anni fa in una delle mie prime scorribande indiane, guardavo la riva da una barca uguale a questa. Solo il barcaiolo era più vecchio, con le guance incavate remava con fatica, anche perché in agosto, epoca della mia precedente visita, il monsone aveva gonfiato le acque, la corrente era forte e soltanto la parte superiore della gradinata era visibile. Ma su quel monumento alla fede si muovevano le stesse facce compite, le stesse mani giunte, le stesse anforette di ottone per portarsi l'acqua preziosa del fiume alla testa, per aspergersi il capo, prima di lasciare alla corrente una coroncina di fiori, una arathy con la piccola fiammella accesa tra i petali di fiore di loto. Non è cambiato nulla, solo i telefonini che scattano implacabilmente selfies mentre la barca procede lenta. I gath sono oltre 80 suddivisi tra di loro, per tipologia di uso e di visitatori. Si parte generalmente dal Dashashwamedha gath, il più grande ed importante dove arriva direttamente la via principale, quello dove dopo il tramonto si svolge la cerimonia della preghiera al fiume. Quelli verso sud sono invece meno spirituali e maggiormente dedicati alle normali necessità della vita. 

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Il tempio storto

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La pesa

Tre o quattro come l' Ahalya, il Dharbanga, il Dhobi sono piuttosto terreno dei lavandai della città, che poi stendono sulle gradinate i panni ad asciugare, incluse le file infinite di asciugamani e lenzuola degli alberghi cittadini, mentre il Munshi gath è usato prevalentemente dalla popolazione mussulmana senza significati religiosi, ma proprio per usi di lavatoio. Il Narad ed il Chauki con la grande torre rosa, ricoperta di storie religiose, è piuttosto frequentato dai Buddhisti. Il Rajgath è importante perché qui vengono calcolati e segnati i vari livelli delle piene del fiume, mentre il Jain gath è quello dove sorge il tempio jainista che celebra uno dei più importanti Tirthankar di questa religione. L'Assi Gath è l'ultimo, quello più a sud ed è da qui che bisogna partire se si vuole compiere il circuito dei cinque bagni sacri nella giornata che termina con quello delle cremazioni. Da qui la barca si lascia andare alla corrente che leggerissima ti porta verso nord sfilando lungo le gradinate e la sua umanità che le popola. Ripassi per il punto centrale per risalire lungo il Man Mandir Gath, il più antico costruito 400 anni fa, con le splendide mura che incombono sul fiume, il Meer, detto anche il gath delle vedove ed il Lalita gath in stile nepalese per arrivare al Manikarnika Gath che si preannuncia da lontano per i fumi neri che si levano dalle pire elevate su piccole piattaforme sul bordo del fiume. Le gradinate proseguono poi ancora verso nord, affatto frequentate dai turisti e popolate solo da gruppetti di fedeli che cercano il punto esatto dell'unione dei cinque fiumi, il Panchaganga gath, dove eseguire la quinta ed ultima abluzione. 

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1978 - Il Manikarnika gath dal fiume

Ma, inutile dirlo, il punto che più morbosamente attira i visitatori ed i fedeli stessi è la gradinata delle cremazioni, che si raggiunge da terra percorrendo un dedalo di viuzze tortuose, tra le quali è quasi impossibile perdersi, anche se tutta prima sembra assai facile. Basta seguire infatti la gente che scende verso il fiume in una fila continua, magari infilandosi dietro a chi trasporta a spalle una barella carica dell'ormai consueto fagotto avvolto in stoffe colorate di arancio. Lungo la via i negozietti lasciano via via il posto ai magazzini di legna da ardere, debitamente suddivisa a seconda del valore e della qualità, fino alla più preziosa e profumata quella di sandalo, che i parenti del morto contrattano in quantità e qualità e pesano rigorosamente sulle apposite bilance. Poi superato il caaratteristico vimana (o stupa che dir si voglia) del tempio inclinato sulle acque, una sorte di torre di Pisa sui generis, la piccola processione scende i gradini del Manikarnika Gath, portando la barella del defunto fino ai margini dell'acqua dove viene immerso ed un sacerdote effettua la sua benedizione, intanto che gli addetti, tutti Dalit fuori casta preparano la pira per il rogo, dove viene quindi deposta la barelle di legno col corpo e infine ricoperta della legna rimasta. Dopo gli ulteriori riti, il maschio anziano della famiglia che ha accompagnato la salma, accende il fuoco e dopo un'ultima occhiata, tutti se ne vanno senza voltarsi. Gli intoccabili Dalit si occupano di far bruciare alla meglio il tutto prima di gettare nel fiume le ceneri rimaste. 

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La zona dei roghi

Solo quelli che non hanno danaro per pagarsi il funerale, vengono inceneriti in una serie di forni elettrici della municipalità che sono nascosti al di sopra della scalinata. Il fuoco sacro si leva e purifica ogni cosa in una gigantesca ordalia, il fiume, la grande madre Ganga accoglie tutto e tutti. Solo i puri, i bimbi morti neonati, i sadhu, puri per antonomasia e le vacche sacre a loro volta, non hanno bisogno della purificazione del fuoco e vengono abbandonati nelle acque del fiume senza rogo e i loro cadaveri gonfi si allontanano galleggiando nella corrente. Questo luogo è carico di una atmosfera cupa e buia. L'odore di bruciato e di fumo ammorba l'aria. I parenti dei morti si muovono attorno alle pire con attenta compunzione evitando di toccare gli addetti alle operazioni, che si aggirano come monatti impuri evitati da tutti, eppur necessari per compiere questo lavoro maledetto, Poi se ne vanno velocemente, nessuna donna è ammessa attorno ai roghi. Chi vuol guardare se ne deve stare lontano dai vicini gradoni, dal limitare dei templi, anche'egli impuro, quantomeno nelle intenzioni, di una curiosità morbosa anche se tollerata, perché porta comunque danaro. Il momento dell'alba è ormai passato, ma l'aria è densa ed il fumo dei roghi ammorba la vista rendendo difficile al chiarore del giorno penetrare il cielo e dare anche un minimo tocco di colore ai grigi. Tutto attorno l'odore della morte sembra pervadere gli animi. Non ci sono rumori sui gath delle cremazioni, qui regna un silenzio pesante rotto solo dal crepitare della legna che si frange quando la pira si rompe da un lato e le braci cadono giù, segno che l'opera purificatrice del fuoco è quasi finita ed è l'ora per gli uomini della morte di imbracciare i bastoni e le picche per disfare il mucchio combusto e gettare quello che rimane nelle acque del fiume affinché le porti via con sé.

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Commercianti di legna


SURVIVAL KIT

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Alba sulGange

Giro in Barca sul Gange - Si può prendere direttamente dal Dashashwamedha gath o dal quello più a sud, l'Assi gath. Appena vi avvicinerete all'acqua sarete riconosciuti come turisti e vi verrà offerto il giro. Contrattate bene prima, al limite lasciate una mancia. Da entrambe le partenze vi faranno percorrere tutta la sfilata delle gradinate per circa un'ora ad un prezzo tra le 100 e le 200 Rp a testa. Se siete con un'agenzia questa avrà di certo provveduto a organizzare direttamente il giro. I momenti topici sono l'alba, con partenza verso le 6 oppure dopo il tramonto per assistere dal fiume alla cerimonia dell'Aarti Ganga. Entrambi molto suggestivi. Di norma la barca si ferma almeno un quarto d'ora davanti al Manikarnika Gath per permettervi di assistere alle cremazioni e di fare foto, visto che è vietato entrare nell'area specifica da terra. Poi dopo essere scesi non mancate di percorrere le stradine dietro ai gath per vedere la cerimonia da un'altro punto di vista. Fermatevi poi e camminate lungo i gath per annotarne le differenze e la variegata umanità che li popola, dai sadhu predicatori, ai fedeli in preghiera e che si preparano al bagno. Fotografate con discrezione. Assolutamente imperdibile.

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Legna per i roghi


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Il Munshi gath

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Un gath

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