Sebbene abbia una stima intellettuale di discreta intensità per Marco Travaglio, non amo guardare Anno Zero perché detesto le arene e i pollai. Tuttavia poi in Facebook assisto, mio malgrado, ai “polveroni del giorno dopo” e mi tocca documentarmi. Così ieri mi sono trovata a guardare su Youtube lo show patetico di quella gallina strozzata della Santanchè: colei che ics anni fa ha chiesto alle donne di non votare Berlusconi, perché lui ci vedeva tutte orizzontali e niente più, mentre oggi è diventata la sua cortigiana più fidata.
Non stupisce, per carità. In fondo se avesse detto: “Scusate ma anch’io tengo famiglia e in qualche modo i figli li devo sfamare” in un certo senso avrebbe avuto qualche attenuante. Da donna, la cosa più fastidiosa è il suo vile e untuoso ergersi a paladina delle donne, strenuo difensore del genere femminile: ma quali donne? Io non mi sento per niente rappresentata da quella tacchinella plastificata, né tantomeno da tutte le altre servette raglianti che riempiono Ministeri e Commissioni: han davvero la faccia come il culo.
Perché, lo sappiamo bene, le puttanelle di cui si sente parlare nelle indagini di oggi non sono che l’appendice e l’inevitabile conseguenza di una putrefazione che parte da molto più in là.
Se però gli uomini dormono o blaterano, siamo noi donne a dover dire basta, cominciando dall’articolo “Dove siete, donne?”. Lo ammetto: quando ho visto i nomi di Emma Dante e Angela Terzani, ho avuto un moto di commozione firmando la petizione e mettendo il mio piccolo nome accanto al loro.
E la mia giornata ha avuto tutto un altro sapore: quello dell’onore di essere dalla parte che mi assomiglia e che ha tutta l’aria di essere la parte sana del genere femminile.