Certe madri

Creato il 25 novembre 2012 da Pioggiadinote

S. è un bimbo sui dieci anni biondo e paffuto  dal visino dolcissimo, quasi malinconico, così come il suo carattere, discreto e riflessivo. E’ molto dotato per la musica, manifestando capacità espressive ed esecutive non comuni alla sua età. Al saggio di pianoforte suona un Momento musicale di Schubert, proprio il suo brano ideale: lo esegue con grazia, profondità e concentrazione, il timbro è morbido, il fraseggio curato con un senso innato d’intelligenza musicale. Sbaglia, forse, una nota – dettaglio trascurabile. All’uscita lo vedo infilarsi la sua giacchetta e fissare con aria mesta il pavimento. La madre, un donnone, gli si è parata davanti: “Hai sbagliato!” gli dice con feroce rimprovero, come se avesse rotto un vaso prezioso, o rubato il dolce per domani, o comunque tradito la sua fiducia. “Hai sbagliato!!” ripete con rabbia.

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L. è una mia compagna di corso, nel senso che si diploma nel mio stesso anno, con un’altra insegnante. Prepara, come me, la Partita in do minore di Bach. Mi dicono che è di buona famiglia, il pianoforte non diventerà la sua professione; c’è già un futuro marito, suppongo un buon partito, che la aspetta. Al saggio il promesso siede impassibile accanto alla propria ventiquattr’ore e alla madre di lei. L. esegue l’Ouverture in modo corretto e piuttosto musicale. Osservo la madre rivolgersi a lui (tra l’altro quasi ad alta voce), stupita: “Non sbaglia!!” come se non si aspettasse altro. Poco più avanti, L. sbaglia una nota: “Adesso però ha sbagliato!” esclama la madre trionfante (diavolo, non capisco nulla di musica, ma tu figlia pensi forse di essere meglio di me?).

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A. è una pianista molto brava: a vent’anni è un’interprete matura ed è anche dotata di un’ottima tecnica. In generale si presenta come una persona sicura di sé, ma in realtà vive con molta ansia le esibizioni in pubblico; talvolta, a causa di quell’insicurezza, le capitano dei vuoti di memoria. In quel saggio l’esecuzione, pur molto buona, della Suite op.14 di Bartòk, è costellata di vuoti, come se suonasse scivolando sulle uova (a chi non è capitato…). All’uscita A. è mortificata e atterrita dalla vergogna, eppure i genitori, una coppia abbastanza avanti con l’età, senza aspettare di ritrovarsi soli con lei, davanti a tutti, le recitano: “Ti rimetterai subito a studiare! Non ti veniva neanche a casa!” .

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Com’è andata a finire?

Il bambino biondo è stato ritirato dalla scuola di musica dalla madre l’anno successivo e non ha mai più studiato musica.

L. si è sposata presto e il suo diploma è finito nel cassetto.

A. fa la musicista, ma suona sempre con lo spartito.

[A dieci anni è molto difficile difendersi dai genitori].

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