Checco Zalone: Risate Assicurate

Creato il 02 novembre 2011 da Dietrolequinte @DlqMagazine

È una cupa serata, come tante negli autunni della pianura padana. Il cielo è grigio e triste, quasi tetro, la pioggia scende trasversale, fredda e fastidiosa. Il lungo corteo di fanali rossi ci guida alla Unipol Arena di Casalecchio dove l’EuropAuditorium propone lo spettacolo di Checco Zalone, “Resto Umile World Tour”. E l’artista non ha certo deluso il pubblico entusiasta, che ha regalato l’immancabile sold out, presentandosi sul palco con la sua solita maschera da bravo ragazzo, ingenuo e un po’ stralunato, che in pochi istanti gli ha permesso di guadagnare il favore di tutti. Già l’attacco con quel «mamme portate tranquillamente i vostri figli: le parolacce che dirò le sanno già» è un anticipo di come sarà la dissacrante serata di Zalone, sospeso tra l’umiltà, che dovrebbe guidare le nostre vite, e la volgarità che alberga in tutti noi e che sarà suo compito «farvi uscire di fuori…». Per oltre due ore, in un fantasmagorico tourbillon di canzoni, balletti ed imitazioni il comico tiene avvinta la platea, confermando la verve dirompente e trasgressiva che lo caratterizza e che due film di grande fortuna come “Cado dalle nubi” e “Che bella giornata” hanno esaltato, trasformandolo nell’icona, dalle uova d’oro, della comicità italiana. Sul palco si succedono le reinterpretazioni – imitazioni di alcuni dei successi di Vasco Rossi, Tiziano Ferro, Carmen Consoli, Negramaro, Jovanotti, ma è soprattutto nella lettura di alcuni personaggi che Zalone scatena grasse e ricche risate. Si comincia con Checco dei Modà, proposto in una sofferentissima interpretazione di uno dei suoi successi, si prosegue poi con una struggente confessione di un Roberto Saviano, così reale da sembrar vero, che tristemente racconta il fallimento delle sue relazioni sentimentali per giungere all’assunto che la Camorra lo vuole sopprimere impedendogli di avere rapporti con le donne. Spassosa è anche la conversione di un dimesso Antonio Cassano che parla della sua svolta familiare: da 600 donne a cambiare i pannolini del pupo, ma i vizi del passato a volte ritornano e cosa c’è di meglio se non passarli al Presidente!

Ma forse il momento più esilarante dello show è quello dedicato a Nichi Vendola in versione Messia, o figlio dei fiori, non è ben chiaro, messo alle strette dalla “fidanzata” di Checco che vuole consigli su come costringerlo a sposarla: e qui Zalone davvero si supera nell’eloquio barocco ed incomprensibile, una sorta di politichese intellettualoide, che era in voga negli anni ’70, con cui il Presidente della Regione Puglia cerca di districarsi. I decibel del palazzetto salgono all’inverosimile e raggiungono il top nell’ultima parte dello spettacolo, tutta dedicata alla proposizione delle sue canzoni più famose, da “I uomini sessuali” a “Angela”. Meritano una doverosa citazione Gennaro Nunziante, che ha scritto lo show insieme a Zalone, Carlo Turati, Federico Basso e Ettore Iurilli, la band dei Mitili Ignoti, più che un semplice supporto per le performance di Checco, le ballerine “Seconda Chance” e Claudia Potenza, che, da “eterna fidanzata”, perseguita per tutta la serata il comico pugliese per strappare il fatidico sì alle nozze. La sensazione finale è quella di essere di fronte ad un vero animale da palcoscenico, ormai amatissimo dal pubblico, istrionico e scanzonato, dissacrante e graffiante, perfettamente in grado di tenere in pugno il suo uditorio, elementi che lo confermano indubbiamente come il comico di vaglia nel panorama italiano. Confesso che molto mi sono divertito, ridendo di gusto per i tre quarti dello spettacolo, apparsi decisamente all’altezza delle attese, mentre ho faticato molto più nel finale dedicato alla produzione musicale, che, in verità, devo ammettere, non è tra le cose dell’artista barese che apprezzo maggiormente. Come da lui stesso lamentato, da più parti Zalone è stato attaccato a causa di testi e monologhi troppo infarciti di parolacce, che, se è vero che sono ormai entrate nel nostro linguaggio comune di tutti i giorni, tuttavia, in alcuni passaggi, risultano eccessive e, soprattutto, gratuite; in primis per la presenza sugli spalti di molti minori, ma, anche e soprattutto, per l’omologazione al “modus recitandi” proprio della maggior parte dei comici attuali, usi a cercare la facile risata con doppi sensi e volgarità varie. Ed in questo, forse, registriamo un passo indietro, non propriamente esaltante, rispetto alla lieve e spensierata comicità delle sue pellicole.

I due scatti inseriti nell’articolo sono stati gentilmente concessi dal Teatro EuropAuditorium di Bologna


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :