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Chernobyl: la miniserie ricostruisce uno dei peggiori disastri della storia moderna

Creato il 12 giugno 2019 da Iltelevisionario

A 33 anni dalla tragedia di Chernobyl, Sky e HBO ripercorrono, con una nuova produzione originale, le vicende legate alla tristemente famosa centrale nucleare nell’ex Unione Sovietica, esplosa nel 1986 a 120 chilometri da Kiev. La miniserie, composta da cinque episodi, ha debuttato in Italia il 10 giugno in esclusiva su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV. La miniserie, diretta da Johan Renck (Breaking Bad, Blackstar), racconta come e perché accadde ciò che sembrava impossibile, approfondendo le commoventi e straordinarie storie degli eroi che rischiarono la vita per arginare la catastrofe.

Nel cast Jared Harris (Mad Men, The Terror, The Crown) interpreta Valery Legasov, lo scienziato sovietico scelto dal Cremlino per indagare sull’incidente, fra i primissimi a cogliere la portata della tragedia imminente; Stellan Skarsgård (Melancholia, Mamma Mia!, Will Hunting – Genio ribelle), è Boris Shcherbina, a capo della commissione governativa su Chernobyl istituita dal Cremlino nelle prime ore successive al disastro. Emily Watson (Le onde del destino, Everest, Storia di una ladra di libri) è Ulana Khomyuk, fisica nucleare sovietica impegnata a risolvere il mistero che ha portato al disastro: i suoi sforzi la porteranno a scontrarsi, fino a rischiare la propria libertà e a temere per la propria vita, con chi ha cercato di seppellire un terribile segreto. Infine, Jessie Buckley (Taboo) interpreterà Lyudmilla Ignatenko, la giovane moglie di Vasily, un vigile del fuoco che non riuscirà a evitare l’esposizione alle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl. Più di chiunque altro, Lyudmilla è il vero volto della tragedia e affronterà un dolore inimmaginabile.

La miniserie è stata accolta con favore dalla critica internazionale. Per The Guardian è “destinata a diventare un grande classico” per Variety somiglia “più a un film dell’orrore che a un dramma tradizionale”.

Anche la critica italiana ha promosso Chernobyl. Aldo Grasso ha scritto sul Corriere della Sera che è una serie corale tra documentario e slancio emotivo:

All’1:23 ora locale del 26 aprile 1986 la rottura di un reattore della centrale nucleare «V.I. Lenin» in Ucraina, a pochi km dai centri abitati di Pripyat e Cernobyl, provocò una delle catastrofi più conosciute della storia, tanto radicata nell’immaginario quanto ancora avvolta dal mistero nelle sue cause e conseguenze. Un’ambiziosa miniserie in cinque puntate firmata da HBO cerca di riavvolgere il filo degli eventi, con uno sguardo di rara intensità e di pietosa umanità (Sky Atlantic). «Chernobyl» è una serie corale, anche il personaggio più laterale finisce con l’assumere progressiva centralità; dalle piccole storie dei tecnici di turno quella maledetta notte, la narrazione chiama in causa via via i ruoli più alti in una commistione inestricabile e fatale tra livelli industriali e politici che traccia uno spaccato drammatico del comunismo sovietico al capolinea. E i personaggi principali, dallo scienziato Legasov (Jared Harris) all’influente vicepresidente del consiglio dei ministri Boris Shcherbina (Stellan Skarsgård), entrano in scena a disastro avvenuto, riflettendo errori, ritardi, assurdità di una catena di comando complessa e infingarda. Ciò che la serie diretta da Johan Renck (già regista di alcuni episodi di «Breaking Bad») sembra voler evidenziare, è soprattutto l’impermeabilità del sistema sovietico alle critiche, il suo incrollabile tentativo di resistere alle evidenze, l’omissione della verità come passaggio obbligato per non mostrare al mondo le proprie responsabilità. Sin dalla prima puntata si intuisce che la straordinarietà di «Chernobyl» sta nel riuscire a bilanciare la lucidità documentaristica con lo slancio emotivo, la ricostruzione minuziosa degli eventi con i tormenti personali dei protagonisti, quegli addetti ai lavori chiamati a sacrificarsi per scongiurare una devastazione ancora più grande, attingendo alternativamente alla tragedia classica e al thriller più spietato.

Per il critico di Avvenire, Andrea Fagioli, la miniserie è apparsa in avvio di pregevole fattura oltre che interessante nel richiamare l’attenzione sulle conseguenze non mai chiarite del tutto di un incidente su cui rimangono non pochi punti oscuri:

Un incidente classificato con il livello 7, il massimo nella scala dei disastri nucleari. Trentatré anni fa si consumava una delle peggiori sciagure mai provocate dall’uomo: l’esplosione di un reattore nella Centrale di Chernobyl, in Ucraina, allora Unione Sovietica. Ben pochi, fino a quel momento, conoscevano la località e sapevano di una centrale nucleare intitolata a Lenin, anche se erano i primi tempi di Gorbaciov segretario del Partito comunista e della perestroika. L’incidente fu causato dall’imperizia del personale e dalle carenze strutturali dell’impianto. In un primo momento le autorità fecero di tutto per nascondere la gravità di quanto accaduto cercando comunque un capro espiatorio. Ed è propria dalla denuncia di questi fatti che prende le mosse Chernobyl, la nuova serie Sky e Hbo in cinque episodi il lunedì in prima serata su Sky Atlantic, scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck. Sullo sfondo buio si sentono alcuni rumori tra cui quello di un vecchio registratore. Una voce maschile si domanda quale sia il prezzo delle bugie, anche perché dopo averne ascoltate così tante non si riconosce più la verità. L’importante è sapere a chi dare la colpa. Una didascalia ci dice che siamo a Mosca, il 26 aprile 1988, mentre un orologio segna le una e ventiquattro. L’uomo, dopo aver registrato una mezza dozzina di cassette, si suicida. Esplicita da subito, quindi, l’idea e la denuncia degli autori della serie contro chi ha cercato di negare la portata dell’incidente e di coprire i veri responsabili. Un’altra didascalia ci avverte di un salto indietro nel tempo a due anni e un minuto prima. È il momento dell’esplosione alle una e ventitré della notte tra il 25 e il 26 aprile 1986. I colori sono cupi, le fasi concitate, tutto trasmette angoscia. La ricostruzione è notevole. Intanto al fallimento e alla viltà cominciano a contrapporsi il coraggio e la tenacia di chi rischia la vita per arginare la catastrofe. Su questi due fronti si muoveranno anche le prossime puntate di questa serie che almeno in avvio è apparsa di pregevole fattura oltre che interessante nel richiamare l’attenzione sulle conseguenze non mai chiarite del tutto di un incidente su cui rimangono non pochi punti oscuri.


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