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Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica? L’ombra di Prodi sul Quirinale

Creato il 04 gennaio 2013 da Iljester

romano-prodiIl prossimo Presidente della Repubblica sarà certamente un uomo di sinistra. Ovviamente per non interrompere la tradizione, che ormai vede al Quirinale sempre e solo uomini targati PD o comunque gravitanti nell’area cattocomunista del nostro panorama politico. Salvo Cossiga, i quirinalizi degli ultimi quarant’anni sono sempre stati simpatizzanti del socialismo e del comunismo, se non dall’interno (Pertini e Napolitano) quanto meno dall’esterno (Scalfaro e Ciampi).

Ora è venuto il momento di scegliere un nuovo inquilino per il Quirinale. Napolitano infatti lascia, e già la diplomazia politica si muove. Tutto però dipenderà da chi vincerà queste elezioni e soprattutto da come le vincerà, perché le variabili sono parecchie e non si potrà non tenere conto degli equilibri che si formeranno in Parlamento. Una cosa però è certissima: non sarà un Presidente della Repubblica di destra. Né Berlusconi né qualcun altro che possa in un certo senso rappresentare l’area politica moderata e di destra dell’emisfero parlamentare, salvi i montiani della prima e dell’ultima ora. E questo è un paradosso tutto italiano. Fossimo stati in una Repubblica Presidenziale, probabilmente i Presidenti di destra avrebbero avuto la meglio, perché il popolo italiano è naturalmente di centrodestra. Ma in una Repubblica Parlamentare come la nostra, dove i giochi si consumano nelle stanze del potere, la sinistra riesce ad avere quasi sempre la meglio.

Le ipotesi, come dicevo, sono diverse. Vediamone qualcuna.

PD-SEL pigliatutto. È quella peggiore di tutte. Il Partito Democratico e SEL, insieme, conquistano camera e senato con maggioranze bulgare. In tal caso non ce n’è per nessuno. Per eleggere il Capo dello Stato ci vuole il consenso dei 2/3 del Parlamento nelle prime tre sedute. Nelle successive è sufficiente la maggioranza assoluta. Dunque, le possibilità che Bersani e Vendola impongano Romano Prodi (figura di mediazione tra i due) sono altissime, quasi certe. Il che peraltro non disturberebbe i montiani e certamente non l’Europa, visto che Prodi è colui che ci ha incatenati all’Euro e Berlino, pardon Bruxelles.

PD e SEL hanno la maggioranza alla Camera ma non al Senato. Questa è un’ipotesi che presenta più incognite. In pole position c’è sempre Romano Prodi, comunque gradito anche in ambienti finto-moderati come quelli montiani, ma potrebbero spuntare anche altri nomi di “garanzia”. Fra i tanti, Enrico Letta, ma anche Massimo D’Alema, Franco Marini e persino Mario Draghi. Persino allo stesso Mario Monti potrebbe essere offerta la poltrona quirinalizia, anche se dubito che ciò possa accadere. Il capo di un gruppo politico, da lui stesso fondato qualche mese prima, che diventa Presidente della Repubblica non s’era mai visto. Ma in Italia può accadere questo e più di questo.

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Maggioranze sinistre e montiane incerte a Camera e Senato: PD e Monti si alleano e SEL viene estromessa. È l’ipotesi meno probabile, ma anche quella che da più parti auspicano, soprattutto a Bruxelles e Berlino. Una maggioranza centrista e montiana a trazione “sinistra”. In questo caso, ancora una volta, il candidato ottimale rimane Romano Prodi, ma potrebbero spuntare nomi più moderati, come Gianni Letta (che mollerebbe Berlusconi), Franco Frattini (che ha già mollato Berlusconi), e fra tutti, Mario Draghi, che mollerebbe la BCE per sedere al Quirinale. In questo caso, la prospettiva sarebbe mostruosa: Monti a Palazzo Chigi (sostenuto anche da PD) e Draghi al Quirinale. Un duetto “europeista” che vi raccomando.

PDL e Lega conquistano una maggioranza, seppur risicata e labile, al Senato. Anche questa è un’ipotesi poco probabile, ma non impossibile. Se ciò dovesse accadere, Berlusconi e Maroni avrebbero un potere contrattuale per il Quirinale non indifferente. Ma anche in questo caso, un Presidente della Repubblica di destra sarebbe impossibile. Ecco perché, in una inverosimile ipotesi, i nomi sarebbero comunque più moderati: Frattini e lo stesso Draghi, ma anche Gianni Letta e qualche outsider. È da escludersi Silvio Berlusconi, il cui nome circolava qualche anno fa, ma che oggi appare fra i meno accreditati e desiderati, vuoi per gli scandali in cui è stato coinvolto e vuoi per la naturale antipatia che suscita nei salotti radical chic e negli ambienti dei poteri forti, molto più vicini ai montiani e alla sinistra.

Alla fin della fiera, non ho dubbi. Il prossimo capo dello Stato sarà e dovrà essere (non certo per desiderio mio) un uomo di sinistra e di fede ortodossa europeista. A Bruxelles e Berlino servono persone in Italia che dicano sì senza discutere e senza porre domande e obiezioni al progetto europeo di erosione della nostra sovranità nazionale, economica, politica e monetaria. Il triangolo perfetto sarebbe perciò questo: Mario Monti a Palazzo Chigi, Romano Prodi al Quirinale e Mario Draghi alla BCE. Praticamente i tre uomini italiani dell’euro, i tre uomini che più di altri hanno voluto l’Italia dipendente da Bruxelles e che hanno lavorato per questo obiettivo per anni.


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