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Chi sono gli antifascisti oggi?

Creato il 01 febbraio 2018 da Marvigar4

Chi sono gli antifascisti oggi?

   L’esperienza storica del fascismo come regime politico in Italia si chiude ufficialmente il 25 luglio 1943, con la deposizione di Benito Mussolini da parte di Vittorio Emanuele III, dopo 20 anni, 8 mesi e 25 giorni a partire dall’incarico che il re d’Italia affidò allo stesso Mussolini di formare un nuovo governo (31 ottobre 1922), rivelatosi poi de facto una dittatura monopartitica gestita dal P.N.F..

   Gli antifascisti sono coloro che hanno opposto resistenza sin dall’inizio all’idea fascista, contrapponendosi dialetticamente e poi scontrandosi fisicamente in prima persona con i fascisti. Il culmine dell’esperienza antifascista è la Resistenza armata partigiana, dall’armistizio dell’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, contro l’occupazione tedesca dell’Italia e la Repubblica Sociale Italiana.

   Dopo la fine della guerra, con la sconfitta dei nazifascisti, gli antifascisti sono stati rappresentati fino ai giorni nostri, in primis, da coloro che avevano partecipato direttamente alla Resistenza. Non possiamo considerare antifascista chi ha fatto il cambio della casacca, saltando sul carro del vincitore per motivi opportunistici all’ultimo momento o in seguito. I cosiddetti partigiani del giorno dopo.

   Chi non ha fatto la Resistenza, perché infante durante il periodo 1943-45 o perché non ancora nato, è in grado di raccogliere la lezione degli antifascisti e diffonderla, affinché non si ripeta più l’orribile esperienza della dittatura fascista e dell’occupazione nazista.

   Può definirsi antifascista chi non ha combattuto il fascismo storico? Solo se abbia dimostrato di essere un difensore autentico e disinteressato dell’insegnamento degli antifascisti storici e sia capace di applicare, nel comportamento pubblico e privato, un atteggiamento coerente con i principi dell’antifascismo. Condotte fanatiche, arroganti, supponenti, intolleranti, scarsamente aperte al dialogo, tendenti al corporativismo (una delle eredità del fascismo raccolta in Italia da destra a sinistra), alla faziosità, hanno poco a che vedere con il vero antifascismo. Da qui la frase, falsamente attribuita a Ennio Flaiano, “I fascisti (in Italia) si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti.”, a indicare un’indole fascista presente in alcuni antifascisti.

   Purtroppo c’è chi con l’antifascismo ci ha campato, e ci campa, come se fosse un mestiere, sentendosi depositario del Verbo, pur non avendo partecipato alla Resistenza, e c’è chi si fa bello con l’antifascismo per dimostrare d’essere democratico e sostenitore delle libertà, dando prova poi nei fatti di essere esattamente l’opposto. È un gioco squallido, ambiguo, viscido, fascista per l’appunto.

   In definitiva, amo chi è stato antifascista, sin dagli albori, e ha messo a repentaglio la vita propria e dei propri cari, oppure l’ha persa regalandoci la libertà; non amo invece chi si definisce antifascista adesso e ancora non ha dimostrato che lo sarebbe stato anche all’epoca. Temo che alcuni, messi nelle stesse condizioni del famigerato ventennio, sarebbero stati tra i più convinti sostenitori del Duce, avrebbero riempito le adunate di Palazzo Venezia sfoderando il saluto romano…


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