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Chiamami col tuo nome: un film per trovare sè stessi | Recensione

Creato il 01 febbraio 2018 da Tuttotek
Chiamami col tuo nome: un film per trovare sè stessi | Recensione

Chiamami col tuo nome, il film diretto da Luca Guadagnino, si è guadagnato ben quattro nomination agli Academy Awards 2018. Una storia che sembra sospesa nel tempo e nello spazio

Chiamami col tuo nome, tratto dall'omonimo romanzo di André Aciman, conclude la "trilogia del desiderio" di Guadagnino composta da "Io sono l'amore" del 2009 e "A Bigger Splash" del 2015. 

Nonostante ne vengano chiaramente specificati anno e luoghi di ambientazione: 1983, nord Italia, si ha immediatamente l'impressione che queste informazioni siano quasi superflue. I colori, le sensazioni, i dialoghi trasportano in qualcosa al di fuori di sé. 

Chiamami col tuo nome: un film per trovare sè stessi | Recensione

Chiamami col tuo nome, un amore che attraversa il tempo e lo spazio

Elio, un ragazzo di 17 anni, figlio di un professore che ogni estate ospita nella propria casa in campagna uno studente  straniero per lavorare alla tesi post dottorato. Nell'estate del 1983 la scelta è ricaduta su Oliver, un ragazzo americano di 24 anni, estremamente attraente e sicuro di sé, pronto ad immergersi in tutto ciò che le sei settimane in Italia gli porteranno. 

Il filo narrativo appare subito sconnesso, molte scene vengono troncate a metà, ma questo perché la storia sembra seguire i pensieri sconnessi e incerti del giovane Elio.

Feste, ragazze, vitalità. Questo è ciò che inizialmente viene descritto, ma anche un'inquietudine di fondo che lascia lo spettatore con la sensazione che ci sia qualcosa di irrisolto alla fine di ogni sequenza. 

Innamorarsi di un'anima

Quella sensazione di inquietudine trova una risposta nel momento in cui il giovane Elio si rende conto di provare quello che sembra essere un interesse sentimentale per Oliver. Nell'esatto istante in cui Elio ammette a se stesso di avere un interesse per Oliver, il clima cambia, tutto sembra costruirsi da solo affinché la loro unione sia il più semplice possibile. Non hanno bisogno di molte parole, ci sono sguardi, mezzi discorsi, incontri e tutto sembra essere perfettamente al suo posto in contrapposizione ad uno scorrere del tempo irreale. Sei settimane scorrono impercettibili fino ad arrivare alla sera in cui si sono dati appuntamento in cui il tempo viene dilatato per creare un'attesa spasmodica nello spettatore che, così come Elio, controlla l'orologio ogni ora. 

Come un lenzuolo stropicciato

Per tutta la durata del film si ha come la certezza che questa storia non avrà un lieto fine, così come ne sono consapevoli i protagonisti stessi, ma ciò non impedisce di immergersi nei loro sguardi senza pensarci. Call me by your name è la frase che Oliver pronuncia a Elio dopo essersi finalmente trovati. Sarà il modo in cui per sempre avranno il ricordo l'uno dell'altro e del loro esserci cercati, voluti e finalmente trovati. Per tutta la vita quando verranno pronunciati i loro nomi non potranno fare a meno di pensare l'uno all'altro. 

La comprensione è la chiave di volta dell'intero film

Chiamami col tuo nome: un film per trovare sè stessi | Recensione

Per tutta la durata del film non c'è mai imbarazzo, la famiglia di Elio comprende tutto fin dall'inizio e lo accompagna in modo silenzioso nella scoperta di qualcosa che nemmeno lui sapeva di covare dentro. Non esiste giudizio, non esiste etichetta, tutto è vissuto nel modo più naturale possibile e questa rilassatezza pervade anche lo spettatore che nemmeno per un secondo si sofferma a pensare all'etichetta della relazione, vive solo fino all'ultimo le paure e le sensazioni di un amore che non avrebbe potuto non essere vissuto. Guadagnino e lo sceneggiatore James Ivory riescono ad elevare tutto ad un piano superiore, concludendolo nel modo migliore possibile, con il discorso del padre di Elio al giovane appena dopo la partenza di Oliver

Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco!

Una colonna sonora originale che permette di lasciarsi guidare dalla storia proiettata

La colonna sonora originale, composta da Sufijan Stevens, Mystery of Love, racconta in musica quella che è la storia proiettata sullo schermo. 

Prende per mano dalla prima inquadratura e accompagna lo spettatore fino agli ultimi secondi. Il testo è semplice ma estremamente d'effetto, non a caso una delle candidature è proprio per la categoria Miglior Colonna Sonora Originale. 

Per concludere è impossibile non menzionare la fotografia. Assolutamente perfetta in ogni inquadratura, l'elemento che realmente, a parer mio, riuscirà a rendere indimenticabile questo film anche alle prossime generazioni. 

8.5 Una storia in cui tutti possono trovare sè stessi

Punti a favore

  • Colonna sonora
  • Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Una storia che trascende il tempo e lo spazio

Punti a sfavore

  • Filo narrativo talvolta sconnesso
  • Molto spazio dedicato a personaggi marginali

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