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Chiudi gli occhi e dimmi che cosa vedi

Da Nicla

Hai mai sentito questa frase? In questi giorni di festività mi è capitato spesso di sentire o leggere su Facebook queste parole. E' fatta. E' andata. Peccato che in calce ci fosse la foto del giorno di Natale e un regalo incartato in mano.

Se mi guardo indietro mi rivedo pronunciare queste stesse parole a mio padre. Era l'ultimo Natale che passavamo insieme, ma ovviamente non lo sapevamo. L'unica cosa che sapevo era che ero felice che anche quell'anno fosse andata: i pacchetti da incartare, la tavola da addobbare, i vestiti da stirare, il sugo da girare. Tutto finito. Peccato solo che fosse finito per davvero.

Chiudi gli occhi e dimmi che cosa vedi
Quante volte buttiamo via ciò che stiamo vivendo.

Non è cattiveria. E' solo distrazione. Rincorriamo il futuro dimenticando che l'unica cosa che abbiamo, per davvero, è il presente. E così il Natale perfetto, i bambini vestiti a lustro e il cibo celestiale diventa più importante dei miei figli che sbriciolano sul tappeto e di mio padre che rovescia il vino sulla tovaglia guarnita a festa.

Anche quest'anno è andata!

Quando mi capita di voler pronunciare ancora questa parole, oggi ho imparato a chiudere gli occhi. Abbasso l'ombreggiante sul mondo esterno e per un attimo, per un breve istante, mi ricordo di respirare.

Questo potere di "fermare" il mondo ce l'abbiamo tutti. Il problema è che ci dimentichiamo di usarlo. Per questo a volte quando rientro a casa la sera stanca della giornata, con i sacchetti della spesa fatta al volo e le lancette dell'orologio che segnano il ritardo, mi ritrovo a chiudere gli occhi e ad elencare cosa vedo.

Il risultato? Non vedo niente. Tutto sparisce. La corsa. La spesa. La cena. La fame. Non c'è più niente. Ma ci sono io. Ed è quell'io che riporto con me quando pochi secondi dopo riapro gli occhi ed inizio a cucinare.

Non sarà il Natale perfetto, la famiglia perfetta, la cena perfetta. Ma è la mia. E non me la sono persa.

E tu, chiudi gli occhi: che cosa vedi?

Nicla


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