di Iannozzi Giuseppe aka King Lear
Son Re, son re chiuso nel suo lutto
Mi scappa una cagata pazzesca,
e in tivù danno un porno da paura
Che c’è? che volete da me?
Non ho forse dato abbastanza
a destra e a manca?
Chi diavolo manca all’appello?
Chi ancora non ha avuto
assaggio di coraggio dal mio uccello?
Oh sì, ben lo so che vi pare
il vaneggiare d’un pazzo e non d’un Re,
ma tenete conto che son in mutande
e che presto perderò anche quelle
Andrò a culo nudo al solito baretto
incontrando il serio rischio
di prender qualcosa di duro proprio
nel retto da chi uso a far dispetto
Come sempre dopo l’anatra all’arancia
mi vola dal culo un peto, e dalla bocca
la solita cazzo di bestemmia, e fortuna che
ognuno pensa e magna per sé
Come sempre tra cortigiani e scarafaggi
non ce n’è uno che si salvi per un pelo,
tutti credono d’aver a che fare
con una qualche lor nascosta genialità;
se sol avessero il buon gusto
di guardarsi allo specchio
invece di pensarsi immortalati
in un mezzobusto
scoprirebbero quant’è bassa la statura
che l’Iddio gl’ha donato con sù sopra
ben impressa la data di scadenza
Per tutto questo butto giù la saracinesca,
argino i danni prima che sian troppi
gl’affanni
Chi il buon diavolo che oggi m’offrirà un caffè?
Mio buon Dio, davvero non so
Però di certo una cosa la so pure me,
chiuso per lutto, chiudo con un rutto