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CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!

Creato il 19 dicembre 2010 da Francy
CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
Un inizio settimana in bellezza qui nella nostra biblioteca, perchè oggi potrete leggere e commentare ben tre racconti! Sono tutti racconti contemporanei dove alle vicende divertenti e a volte comiche e fin paradossali si mischiano situazioni più malinconiche, ma tutte con il denominatore comune della speranza in un futuro più roseo che a Natale è un imperativo categorico !
Nel caso di racconti lunghi, dovrete cliccare sulla dicitura 'continua a leggere' per andare alla pagina dove il racconto è proposto in versione completa e finire dil eggerlo, però poi tornate su questa pagina per leggere gli altri e lasciare i vostri commenti che come sapete vi permettono di partecipare al gioco di Natale!
I commenti che avete lasciato fin ora sono tutti giustamente ponderati e circostanziati, da vere esperte romance insomma.BRAVE!
(Se ancora non sapete le modalità per partecipare alla nostra gara di racconti leggete qui.) BUONA LETTURA!
ECCO IL QUARTO RACCONTO...

CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
Quel pomeriggio di dicembre il mare dalle molteplici sfumature di verde si infrangeva impetuoso contro la scogliera, ingrossato dalla forza del maestrale e dalla tempesta in rapido avvicinamento, facendo giungere i suoi spruzzi salati sino alle piccole finestre della casa sulla radura.
Il promontorio di Santa Caterina, dove avevo recentemente affittato il cottage, era spazzato dal vento incessante che urlava straziato, come me, come la mia anima…Avevo lasciato tutto; il mio lavoro, la mia famiglia, la mia vita e non sapevo che ne sarebbe stato di me. Volevo sprofondare in quella solitudine fredda e lontana, in quella disperazione che mi avvolgeva nelle sue spire come un serpente velenoso.Non m’importava…non m’importava più di nulla e nessuno, speravo di morire in quel posto dimenticato da Dio, e volevo morirci da sola.Natale stava ormai bussando alle porte, era l’Antivigilia, ma la gioia delle feste mi causava dolore come l’alcool su una ferita aperta; tutta quella musica sdolcinata, i cori dei bambini e tutta la gente felice solo per pochi giorni l’anno, che fa finta di dimenticare la tristezza ed i guai solo per qualche luce accesa in paese, perché le campane suonano a festa e si deve fare l’abete e il presepe; oh, mi facevano tutti schifo, ipocriti!Erano passati quasi sei mesi da quel giorno, ma ancora non mi ero ripresa dalla sua scomparsa. State pure tranquilli, non sto parlando di un morto; la “sua scomparsa” si riferisce a quando quel gran bastardo del mio ex compagno una mattina si alzò e, come se nulla fosse, mi disse: - Non va più tra noi, da troppo tempo! Mi sei venuta a noia Susanna e…sono innamorato di un’altra!-.Di tutti i modi per comunicare un evento così infausto lui aveva scelto il peggiore, freddo e crudele.Era proprio un gesto degno di lui, della sua pochezza d’animo della quale io mi ero accorta solo alla fine.Non un allarme, un gesto, un maledetto segno che mi avesse fatto sospettare che tra noi ci fosse qualcosa che non andava; io non mi ero mai accorta di nulla, e credetemi, non sono una stupida; lavoro come giornalista per una piccola tv di provincia, lui è medico chirurgo all’ospedale civile della nostra città. Una vita normale, mediamente agiata, con il sabato assieme agli amici, il Natale in famiglia e le vacanze d’agosto in Sardegna. Otto anni insieme; una coppia solida, almeno io, povera illusa, ne ero stata convinta.Quel giorno tutti i miei sogni si erano infranti; la tazzina di caffè mi era scivolata dalle mani, frantumandosi sul pavimento e macchiando indelebilmente il marmo bianco di Carrara della nostra cucina.Ero rimasta lì, pietrificata, pensando che forse mi stesse facendo uno scherzo di cattivo gusto; ma Federico non scherzava mai, era sempre stato troppo serio. Aveva riempito un trolley con le sue cose necessarie e prima di uscire per sempre da casa nostra e dalla mia vita, aveva detto: - Mi dispiace! -Io non avevo ribattuto, me ne ero rimasta lì come una trota, zitta e passiva, come sempre.Dipendevo da lui, in tutto e per tutto; i suoi amici erano i miei amici e adesso io non avevo più nemmeno loro; lui continuava a frequentarli, io non potevo…Ora c’era lei.Nessuno mi aveva fatto neppure una telefonata; erano tutti curiosi di conoscere Elisa, al diavolo Susanna, quella povera sciocca che per otto anni era stata al suo fianco.Avevo lasciato il lavoro da pochi giorni; il proprietario della piccola rete televisiva per la quale lavoravo era un mio conoscente di vecchia data ed anche l’unico che mi aveva detto di prendermi un periodo di riposo, di fuggire dalla città e dal dolore che mi attanagliava ogni giorno il petto.Non ero Lilli Gruber, potevo anche stare a casa per un poco, nessuno se ne sarebbe accorto. La mia famiglia aveva steso un velo di pietoso silenzio sulla faccenda, non capivano il tracollo di questa convivenza (dimenticavo di dire che Federico ed io non ci siamo mai sposati, lui aveva sempre sostenuto che il matrimonio era solo un mero contratto scritto senza valore intrinseco) e d’altronde non se ne erano mai interessati troppo; vivevano a Milano ed io in una cittadina ligure, avendo scelto di seguire Federico quando aveva vinto il concorso all’ASL.Grazie al cielo non c’erano bambini di mezzo; tempo addietro ci avevamo provato ma, rendendoci conto dopo mesi che nulla accadeva, avevamo lasciato cadere la questione. Federico non gradiva approfondire e conoscere i motivi dei “fallimenti”.Osservavo la maestosità del mare in tempesta, rigirandomi tra le mani una tazza di tè bollente, fissando il cielo plumbeo e le nubi basse che si rincorrevano in una danza esasperante. Erano settimane che non andavo da un parrucchiere e i miei ricci rossi, già incolti per natura, ricadevano in onde disordinate sino a metà schiena.Non riuscivo a smettere di soffrire; avrei voluto dimenticare, abbandonare per sempre l’idea che Federico sarebbe tornato da me alla fine, ma non ci riuscivo. Dovevo smettere di costruire castelli in aria; lui ormai stava con Elisa, l’infermiera bionda e solare del Pronto Soccorso, colei che vestita di bianco come un angelo aveva sempre un sorriso per tutti (anche per il mio ex compagno…) ed io ero sola in quella casa a picco su un mare al tramonto, vicinissima al Natale, sperando di essere inghiottita dalla tempesta che si stava avvicinando minacciosa…Fu un improvviso bussare alla porta che mi fece sobbalzare, chiedendomi chi diavolo ci potesse essere all’uscio in una giornata da lupi come quella.Risiedevo lì da appena dieci giorni; le chiavi le avevo ritirate all’agenzia immobiliare del paese che distava almeno cinque chilometri.Passeggiate solitarie, libri strappalacrime e gabbiani erano i miei unici compagni di vita; ero isolata dal mondo, e per la prima volta mi resi conto di essere davvero “sola“.Un po’ intimorita, andai verso la finestra situata di fianco alla porta d’ingresso per riuscire a vedere chi ci fosse là fuori. La pioggia aveva iniziato a scrosciare forte, e quando la aprii il vento e l’acqua mi investirono sferzandomi il viso come milioni di spilli, scompigliando i miei capelli come una massa infuocata deforme.- Chi è? - chiesi, titubante.Un uomo alto si parò davanti alla piccola finestra dalle tendine bianche e gialle; ben composto, il volto semicoperto da un berretto militare a tesa larga per ripararsi dall‘incessante pioggia, un giaccone verde e pantaloni mimetici.Quando alzò lo sguardo verso di me, vidi i due occhi più azzurri ed intensi che avessi mai potuto osservare.- Mi scusi signora Pierelli, spero di non averla spaventata! - mi disse in tono formale.Conosceva il mio nome…come era possibile?- Mi chiamo Alberto Testi, sono il proprietario della casa! Stavo controllando la zona forestale qui attorno per il forte vento ed il temporale che incombe; ho visto che le luci di casa erano accese e volevo accertarmi che andasse tutto bene! - - Oh, certo…si! Aspetti, la faccio entrare! - gli risposi.Non potevo essere completamente sicura di lui, era un perfetto sconosciuto ma nelle condizioni psicologiche in cui mi trovavo, pensai che non m’importava molto di ciò che mi sarebbe potuto succedere.Dovevo essere impazzita ma aprii la porta e lo feci entrare. La casa sembrò istantaneamente più piccola con la sua presenza imponente.- Vuole togliersi la giacca? Ho appena preparato un the caldo… -- La ringrazio, molto gentile! In effetti in una giornata come questa qualcosa che scaldi lo stomaco è ben gradita! -Si tolse il giaccone; sotto indossava un maglione nero a coste con il collo a dolcevita. Mi scoprii, senza parole, a osservarlo impudicamente; era bello, il fisico possente di chi trascorre molte ore di lavoro all’aperto, la pelle abbronzata che incorniciava un volto marcato e spigoloso, occhi che sembravano due pozze color cobalto e una bocca carnosa che mi fece pensare a cose che, per pudore, non ripeterò.I capelli erano folti e corti, neri come la pece; pensai istantaneamente a un gladiatore romano.Appese la giacca dietro la porta, ove era situato un appendiabiti e ci accomodammo nel piccolo salottino di stoffa chiara a motivi floreali che si affacciava sulla finestra a bovindo, rivolta verso il mare, io sul sofà e lui su una poltrona; la tempesta si stava avvicinando, i tuoni erano sempre più forti e i lampi si riflettevano minacciosi sulle pareti della casa.Servii il the zuccherato in due tazzone rosse dall’aria poco elegante, ma lui sembrò ugualmente gradire, in fondo stavo usando le sue suppellettili! Mi osservava di sottecchi mentre parlavamo ed io mi sentivo un mostro; con indosso una tuta grigia informe e senza un filo di trucco, sembravo scappata da un manicomio!Mi raccontò di essere una guardia forestale; viveva nel paese vicino e aveva acquistato il cottage per pura passione; amava quel promontorio sin da bambino, quando insieme agli amici veniva a fare scorribande in bicicletta e giocare a pallone nell’ampia radura, sorridendo al ricordo di quante palle si era portato via il mare…
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STELLA DEL MAR (*)

CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice che verrà svelato a fine concorso.

...E IL QUINTO RACCONTO...
CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
Ho sempre odiato i party natalizi organizzati dalla società per cui lavoro. Quelle festicciole in cui tutti si mostrano felici e contenti e ti sorridono pieni di falsità, pronti a sparlare subito di te alla prima occasione.

Quest’anno poi prenderà parte all’evento anche il nuovo direttore del reparto marketing – di cui io faccio parte – che nessuno ha ancora visto.Devo assolutamente fare bella figura, ma so che sarà un totale disastro perché, quando mi agito, finisco per balbettare come una stupida.Mentre mi lascio assalire dall’ansia si avvicina Luisa, la mia vicina di scrivania. E’ una ragazza odiosa, tutta perfettina, senza mai un capello fuori posto. Ha il potere di rendermi ancora più nervosa.Infatti, mi squadra come se fossi una nullità e mi dice col suo sorrisino falso: “Elena, stai proprio bene con quel vestitino viola. Ma non sarà un po’ troppo scollato? Il nostro nuovo capo penserà che vuoi sedurlo per ottenere un aumento di stipendio!”La sua risatina acida mi rimbomba nelle orecchie, ma io rispondo a tono: “Di solito sei tu a ricorrere a strategie simili. Io non ci tengo a lasciarmi palpeggiare da un vecchio bavoso, solo per avere dei favori.”Le mie non sono parole a vuoto. Luisa sa perfettamente di essere una bella ragazza, alta slanciata e soprattutto magra, diversamente da me. E ovviamente sfrutta continuamente queste sue doti per imbambolare i superiori che, puntualmente, strisciano e sbavano ai suoi piedi.Non ho dubbi che sarà così anche col nuovo capo.Del resto io, anche se volessi – e non è così – non riuscirei mai a competere con lei.Non posso definirmi grassa, ma di certo non ho il suo fisico statuario. Sono una tipa anonima, senza nessuna particolare attrattiva.Mentre Luisa è sempre perfetta, quasiasi cosa indossi, io sembro sempre inadeguata.Anche adesso il vestitino viola mi segna un po’ troppo i fianchi larghi ed il seno abbondante.Un tempo le donne un po’ in carne come me erano apprezzate, ma ovviamente questo modo di pensare è passato di moda ed ora piacciono le anoressiche come Luisa.Sospiro e poi mi dirigo al banco dei dolci, per prendere una bella fetta di panettone e dimenticare le mie frustrazioni con una buona dose di zuccheri. Non dovrei, ma è la vigilia di Natale e uno strappo alla dieta si può anche fare.Mentre addento il mio dolce preferito si avvicina Diego che è il fattorino dell’ufficio acquisti e anche il mio fidanzato da dieci anni. Non ci siamo ancora sposati perché Diego è un eterno indeciso e soffre della sindrome di Peter Pan. Non si vuole staccare dalla madre e così rimanda sempre la data del nostro matrimonio che, forse, non ci sarà mai.Probabilmente dovrei lasciarlo, ma alla veneranda età di trent’anni suonati quale altro uomo potrei trovare? E io detesto l’idea di ritrovarmi sola, a mangiare patatine fritte sul divano davanti alla tv, come una qualsiasi zitella.Rabbrividisco al solo pensiero e Diego mi sussurra all’orecchio: “Che ne dici di imboscarci nella stanza delle fotocopie? Ho voglia di stare da solo con te.”Non posso certo rifiutare una proposta come questa, anche perché è raro che Diego si faccia avanti in questo modo. Forse è la volta buona che gli strappo una proposta di matrimonio coi fiocchi.Sorrido maliziosa e gli rispondo di precedermi. Lo raggiungerò fra un attimo, giusto perché non ci vedano entrare insieme.Finisco di mangiare la mia fetta di panettone in fretta e furia e corro alla toilette per signore a lavarmi i denti. Non bisogna trascurare la pulizia, specie prima di essere baciata.Poi, mi affretto verso la stanza delle fotocopie e faccio la mia entrata trionfale.Proprio mentre apro la porta si spegne la luce in tutto lo stabile. Probabilmente un black out, ma non mi preoccupo perché trovo che la situazione sia terribilmente eccitante: io e Diego soli in una stanza, completamente al buio!Scorgo un’ombra proprio davanti a me. Non riesco a distinguere i lineamenti al buio, ma so che è lui e così mi avvicino, gli butto le braccia al collo e lo bacio con tutta la passione di cui sono capace. Lo sento trasalire, ma poi le sue labbra cominciano a muoversi sulle mie. Labbra morbide e sensuali, diverse da come ricordavo. Percepisco la sua lingua all’interno della bocca, che sfiora la mia in una danza terribilmente erotica.Diego mi spinge contro il muro e insinua una mano nella scollatura dell’abito.Oddio, non è mai stato così rude. Di solito le sue avances sono piuttosto tiepide e controllate, quasi temesse di lasciarsi andare. Ma questo nuovo Diego mi piace e così gli permetto di fare qualsiasi cosa.Le sue labbra si staccano dalle mie e si spostano sul mio collo. Provo un brivido di eccitazione mentre la sua lingua lo percorre lentamente.Vorrei che questo momento non finisse mai.“Oh, sì. Diego ti prego non smettere!” sussurro, travolta dalla passione.Lui si blocca un istante. Per un lunghissimo momento temo che ci ripensi e mi lasci lì, sola e inappagata. Ma poi ricomincia a baciarmi ed io mi abbandono alle sconvolgenti sensazioni che mi fa provare.Vorrei fare l’amore lì, in quella stanza, seduta sulla fotocopiatrice.Di solito non sono il tipo da sesso selvaggio, ma la sua bocca mi sta facendo impazzire e non riesco più a ragionare.All’improvviso torna la luce e lui si scosta da me per fissarmi negli occhi. I suoi sono incupiti dalla passione, ma non sono quelli di Diego.Cazzo. Non è con il mio fidanzato che sto amoreggiando ma con un perfetto sconosciuto.“Oddio, tu non sei Diego!” strillo, piuttosto stupidamente.“No, purtroppo”, fa lui con una voce roca e sensuale, “Mi spiace. Di solito non approfitto così di una donna. Ma non sono riuscito a fermarmi. E’ stato così… così…”Non lo lascio finire e lo schiaffeggio indignata. Poi, corro fuori dalla stanza col fiato in gola e sulla bocca ancora il sapore delle sue labbra.La festa continua come se niente fosse accaduto. Si sentono risate, brindisi e applausi. Nessuno sembra essersi accorto di nulla, ma io non sono più la stessa. Sono sconvolta.A un tratto mi si avvicina Diego ed io lo assalgo irritata.“Dove cavolo eri?”Lui assume un’espressione contrariata.“Mi ha chiamato mia madre sul cellulare e non ho potuto raggiungerti. Non avrei dovuto lasciarla sola la vigilia di Natale. Mi ha chiesto di tornare a casa e così…”Di solito sono molto accomodante con Diego, anche quando dimostra di preoccuparsi più della madre che di me. Tuttavia, questa volta non riesco a passarci sopra. Sono stufa di dover stare in un angolo ad aspettare. E’ un’eternità che aspetto.“Non avrai intenzione di lasciarmi qui per correre da tua madre, vero?” sbotto con voce stridula.Lui mi fissa interdetto per un attimo e io ne approfitto per aggiungere: “Se te ne vai ora, fra noi è finita per sempre!”Lo vedo sbarrare gli occhi incredulo. Poi, però si allontana.Gli occhi mi si riempono di lacrime e non riesco più a vedere dove sto andando.All’improvviso vado a sbattere contro qualcosa o qualcuno.Alzo lo sguardo e trovo lo sconosciuto che ho baciato pochi minuti prima. Mi accorgo che è in compagnia di Luisa che sta decisamente flirtando con lui.Vengo colta da una fitta di gelosia che non so spiegare e balbetto confusa delle scuse per averlo urtato.Lui mi fissa in silenzio ed è Luisa a rispondere acida: “Sei la solita imbranata, Elena. Comunque ti presento il nostro nuovo capo, Luca Alberti. Signor Alberti lei è Elena Mura, la mia collega dell’ufficio marketing.”Luisa mi rivolge un’ultima occhiata trionfante ed io mi sento come se la terra si aprisse sotto ai miei piedi e mi inghiottisse.Merda. Proprio il nuovo capo dovevo baciare nella stanza delle fotocopie?Lui mi sorride sornione e mi dice: “Piacere di conoscerla, signorina Mura. Potrei parlare un secondo con lei?”Ecco, adesso mi dirà che sono licenziata. Lo sento.“S-sì. Certo.” Rispondo affranta.Luca mi porta in un angolo del salone e mi fissa con un paio di occhi azzurri incredibili. Mi sento svenire sotto quello sguardo e trattengo il respiro.Infine mi dice: “Voglio scusarmi per quello che è accaduto prima. Ciò che ho detto è vero: di solito non mi capita di comportarmi in modo così irresponsabile, ma baciarti è stato così sconvolgente. Dio, avrei voluto fare l’amore con te anche se sapevo che tu mi avevi scambiato per un altro!”Si passa una mano fra i folti capelli neri e aggiunge: “Diego è un uomo molto fortunato.”A quel punto, non so perché, rispondo con le lacrime agli occhi: “Io e Diego ci siamo appena lasciati. Non credo si consideri fortunato di stare al mio fianco.”Lui mi fissa con quel suo sguardo magnetico e allunga una mano per scacciare le lacrime che mi rigano il volto. E’ un gesto così dolce che mi riscalda il cuore.“Mi correggo, allora. Diego è un uomo molto stupido.”Rido e lui mi imita. Non so come ci ritroviamo abbracciati e lentamente il dolore scompare, lasciando spazio solo a un inaspettato sollievo.Diego non era la persona adatta a me. Non mi rendeva felice, avevo tentato di negarlo con tutta me stessa ma è inutile fingere di non vedere.Forse avrei passato quel Natale da sola, eppure non mi importava.Guardo Luca negli occhi e sorrido.“Che ne dici di brindare al nostro incontro?” Mi propone allegramente.Mi tende la mano e io la afferro fiduciosa.Forse, questo Natale non sarà un assoluto disastro.
GABRIELLA LUCE (*)
CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice verrà svelato a fine concorso.


...E IL SESTO RACCONTO...
CHRISTMAS IN LOVE 2010 : altri TRE racconti per iniziare la settimana in dolcezza!
Lo rivide, dopo tanto tempo. Un regalo di Natale o uno scherzo del destino? Poco importava, l’emozione che provò fu qualcosa che riuscì a illuminare il suo animo triste al pari delle luci delle vie in festa. Lo guardò silenziosa senza che lui se ne accorgesse, quasi lo spiò mentre camminava senza fretta davanti alle tentazioni colorate delle vetrine, avvolto dalla musica natalizia della città.
Ricordò la loro felicità, i sorrisi, quella complicità che non aveva più trovato e che a tratti le mancava profondamente. Non aveva più incontrato un uomo come lui. Quando lo aveva perduto, si era erroneamente illusa di poterlo dimenticare. Non era mai accaduto e rivederlo adesso mescolava in lei gioia e dolore, sorpresa e paura, incredulità ed euforia. Desiderò parlargli, dirgli poco, solo un saluto, fu sul punto di farlo, ma a prevalere in lei furono il dolore, la paura e l’incredulità. Lo lasciò scivolare via senza raggiungerlo, si avvolse di più nel pesante cappotto e ingoiò la propria viltà. Lui svoltò l’angolo, mentre una lacrima amara le solcò il viso sfiorato dal vento gelido dell’inverno. Addio. Ancora una volta. Qual era stato il motivo che li aveva separati anni addietro? Non lo rammentava e rasentò i muri come si rasenta la vita in una fuga impossibile dai rimpianti. Le tentazioni delle vetrine non la tentarono, si mescolò alla gente, pianse silente certa di esagerare: ciò che è lontano appare sempre migliore. Provò con l’autoconvinzione, ma rivederlo l’aveva irrimediabilmente destabilizzata. Si fermò, si accorse di non sapere dove andare, cosa fare. Chiuse gli occhi. Ogni Natale per lei aveva qualcosa in meno, ma adesso sentiva di avere perduto il cuore.Poi una strana sensazione la turbò inducendola a voltarsi per difendersi, come suo solito. Lo scontro di sguardi fu inevitabile e furono scintille, luci nel buio, sangue in corsa, brivido nell’anima, scossa alle membra. Tremò rivedendolo a pochi centimetri da sé. Le gambe quasi mancarono, quando l’uomo le regalò un sorriso, il più bello che ricordasse, il migliore che la vita le potesse riservare. Non la odiava e fu come un salto nel buio con l’atterraggio su una nuvola. Istintivamente sorrise anche lei, mentre la musica natalizia sembrò ora dolce melodia. Fece per salutarlo, ma lui alzò una mano per impedirglielo. Si fissarono a lungo, ancora il loro silenzio si riempì di frastuono, di complicità, di totale assurda comprensione. Come una volta si sentirono simili pur senza alcuna spiegazione. E senza parole lui le chiese se la gente intorno a loro avesse ancora importanza per lei che scosse il capo frenetica. No, non ne aveva, non come allora e ricordò perché lo aveva perduto: aveva temuto la gente, i giudizi, le condanne. No, no! Adesso no! Un nuovo sorriso la colmò di una cosa che non conosceva e che le piacque: la speranza. Le offrì ironicamente il braccio per invitarla a passeggiare nella via in festa. Lei tentennò. Diede un’occhiata fuggevole alla folla. L’uomo sogghignò: non era cambiata, ma lo sorprese. Si impossessò di quel braccio con la forza di una decisione mai avuta. Questa volta lui rise e improvviso non si accontentò di quel semplice contatto. Iniziò a nevicare, dapprima pochi fiocchi, poi nell’arco di pochi secondi grossi fiocchi decisero di incorniciare il loro incontro. La prese in braccio come una bambina senza smettere di guardarla, perché sapeva quale potere avessero i propri occhi ferrei eppure fatti di fuoco e passione. La fece volteggiare divertendola, costringendola ad aggrapparsi al collo, percependone così il calore. Si fermò, come la gente intorno a loro che li scrutava e, come previsto, li giudicava. Lei ignorò tutto questo, se lo impose. Quale altro uomo avrebbe potuto darle una simile felicità? Dove avrebbe trovato una follia più suadente? Attese un bacio, lo desiderò. Sapeva che non l’avrebbe delusa. La neve si fece invadente e la osservarono sopra di sé..- Diamanti dal cielo per noi – disse l’uomo rivelando quella sua voce indimenticabile, profonda e sferzante. La guardò nuovamente.- Ma questo è il più prezioso – aggiunse togliendole un respiro. Le portò via anche il fiato con un bacio inesorabile, lieve quanto scottante, una carezza alle labbra che mirò al cuore e centrò l’anima della donna che non si ritrasse.Il mondo continuò la sua corsa, mentre loro si fermarono lì, nella neve imprevista, nella dimensione segreta di un incontro per troppo tempo rimandato oppure evitato oppure temuto, comunque figlio di un distacco lancinante che li aveva consumati entrambi. Lei non era stata forte come lui, aveva gettato la spugna rinunciando alla gioia; lui aveva atteso, era sempre stato paziente, simile a un capobranco tattico e stratega. L’aveva aspettata, con quel bacio glielo fece sapere e con uno sguardo, l’ennesimo, screziato dalla neve incessante, le disse che non le avrebbe più permesso di farsi altro male.- Questa luce… - sussurrò riferendosi ai suoi grandi occhi atterriti. Lei si appoggiò al petto serrato dell’uomo e ascoltò quel grande cuore pazzo. Non lottò più contro se stessa.
- … non si spegnerà mai più – concluse e la portò via. Non sapevano dove sarebbero andati, non era importante.
COMETA ARDENTE (*)

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(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice verrà svelato a fine concorso.

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Appuntamento a MERCOLEDì 22/12 per i prossimi TRE racconti di Christmas in Love! Non mancate!


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