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Ci avete fatto caso? zingaretti e berlusconi hanno la stessa linea politica

Creato il 11 aprile 2019 da Speradisole

CI AVETE FATTO CASO? ZINGARETTI E BERLUSCONI HANNO LA STESSA LINEA POLITICA

CI AVETE FATTO CASO? ZINGARETTI E BERLUSCONI HANNO LA STESSA LINEA POLITICA
Loro sperano che la rissosa e regressiva alleanza populista si sciolga, e che si ripristini un tradizionale bipolarismo destra-sinistra.

L’articolo di Alberto De Bernardi, su Libertà Eguale, spiega perché destra e sinistra sono ormai categorie che non possono più esaurire e racchiudere la dialettica politica nell’epoca del protagonismo del “terzo attore”: il populismo.

I due vecchi partiti, Pd e Forza Italia, ripetono uno schema di gioco che non c’è più.

Si ritagliano, ciascuno di loro, un perimetro di posizione, contenuti e alleanze che li costringono alla marginalità.

Devono, obbligatoriamente, immaginarsi come parte di una dialettica che solo per convenzione si chiama destra-sinistra, ma che, in realtà non lo è.

Infatti la dialettica che auspicano Berlusconi e Zingaretti è quella tra un polo incentrato sulla Lega, da un lato, e un polo comprendente i 5 Stelle dall’altro.

Solo così, per la logica e per i numeri, Pd e Forza Italia, in uno schema bipolare potrebbero tornare al governo.

Zingaretti e Berlusconi, trascinati da questo illusorio e perdente disegno bipolare, compiono un secondo errore strategico: si autoconfinano entro una tela che accetta, in linea di principio, una funzione subalterna di Forza Italia e del Pd nell’alleanza con Lega o 5 Stelle.

Forza Italia, infatti, secondo Berlusconi dovrebbe forzare un suo posizionamento più sovranista, di destra, più vicino e indistinto dalla Lega. Il Pd, invece, dovrebbe per Zingaretti, accettare il suo attuale perimetro elettorale, unire la sinistra (che è ridotta, ormai, al 20 o 22% dell’elettorato) e, rincorrendo le posizioni del populismo di sinistra, sperare di realizzare un polo alternativo con i 5 Stelle.

Insomma: Zingaretti e Berlusconi hanno una medesima, perversa strategia, che li condanna entrambi alla subalternità e al vero obiettivo, da sempre, dei populisti, di Salvini e di Di Maio: spartirsi un domani la scena politica, realizzare un bipolarismo sì, ma non di destra e sinistra, ma tra i due populismi. Come esito finale della novità dell’ingresso di questo “terzo attore” sulla scena italiana.

Zingaretti e Berlusconi, insomma, incarnano una linea, per i propri partiti, perdente, subalterna, sconfittista e che li costringe al minoritarismo.

C’è “un’altra strada “: uscire dal vecchio schema di gioco – destra/sinistra – e accettare la sfida di un nuovo assetto della politica italiana. Con nuovi attori adeguati alla novità della presenza del populismo.

Ha ragione De Bernardi: il modello di partito che può competere col populismo non è di destra o di sinistra e nemmeno di centrodestra o di centrosinistra, ormai categorie vuote perché prive del “centro”.

Il modello di partito sarebbe il “partito della Nazione”: una forza centrale, tranquilla, moderata, che al demagogico “cambiamento” proclamato dai populisti, oppone il riformismo, la via non palingenetica alle riforme necessarie per l’Italia; una forza che non si autoassegna limiti o perimetri novecenteschi di influenza, di destra o di sinistra.

Lo spazio per questa forza c’è: è il “centro”, che oggi appare frantumato e disperso: sta nascosto, passivo e spaesato, in tutti i partiti; sta nascosto, passivo e sfiduciato, nell’astensionismo. Ma c’è, è fisiologico che ci sia.

La democrazia non è, per natura, unipolare.

Se oggi sembra prevalere l’estremismo e la radicalizzazione del populismo, dobbiamo sapere che è fisiologico che esista l’opposto del populismo: l’area della moderazione, della forza tranquilla, competente, riformista, che indichi alla Nazione un cammino possibile, senza rivoluzioni e palingenesi, di crescita economica e rimozione delle tare italiane.

Un partito della Nazione, appunto.

Berlusconi e Zingaretti sono lontani mille miglia da questa esigenza nazionale, impersonano una idea antica e superata, inesistente nella società, nostalgica e velleitaria: destra e sinistra.

Sarebbe ora di tornare ai…partiti della Nazione.

(P.S.- Un’idea simile a quella di Alberto De Bernardi, è stata espressa anche dal Prof. Pasquino, intervistato da Corrado Augias, Lunedì 8 aprile 2019)


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