Ciaspolando tra storia e tradizioni in Val di Zoldo

Creato il 27 gennaio 2014 da Nonsoloturisti @viaggiatori

È ancora quasi sconosciuta ai più la Val di Zoldo, incastonata tra le Dolomiti bellunesi come un gioiello poco appariscente, cornice talmente preziosa da essere iscritta al Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO dal 2011.

Le piste da sci del Comprensorio del Civetta, gli itinerari escursionistici, la natura incantevole sono ben visibili a tutti, ma pochi sanno leggere sui versanti di questi monti le tracce di una storia iniziata oltre 300 milioni di anni fa. Oggi camminiamo in un territorio che in un passato lontanissimo era situato a latitudini tropicali con un mare cristallino, barriere coralline e atolli, come le odierne Maldive. A testimoniarlo ci sono i fossili di coralli e di creature marine che sono ben evidenti a chi sa dove guardare.

Sul Monte Pelmo sono state scoperte le orme di dinosauro alla quota più alta in Europa, impresse nella roccia come le impronte delle mani delle stelle del cinema lungo la Walk of Fame di Hollywood. Certo che per vederle di persona bisogna seguire chi è in grado di condurci in un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, ed essere pronti a fare un po’ di fatica con gli scarponcini da trekking o con le ciaspole, in base alla stagione. Scoprire di essere su un antico atollo mentre grandi fiocchi di neve scendono copiosi fa una certa impressione, ma è anche emozionante se a raccontare questa affascinante storia del territorio è Emiliano, geologo e guida d’eccezione che di informazioni sulle Dolomiti di Zoldo ne conosce davvero tantissime e, soprattutto, sa narrarle in modo coinvolgente e appassionante.

Le tradizioni sono molto importanti per gli abitanti della valle, che le perpetuano con cura. Il Carnevale zoldano, ad esempio, è contraddistinto dall’arrivo della Gnaga a Fornesighe, l’unico borgo nell’arco Alpino a non essere mai stato distrutto da un’incendio. Il corteo del Carnevale è annunciato da Mazatin che, per il suo abbigliamento colorato e il viso dipinto di nero, può ricordare il più famoso Arlecchino.

Quando la popolazione locale era ancora numerosa, il Mazatin era impersonato da un ragazzo di vent’anni. Oggi purtroppo non è più così, ma a non è cambiata la passione per questo evento che attrae sempre un folto pubblico. A raccontarlo è Renato, mentre ci accompagna per le vie del suo villaggio natale e ci illustra le caratteristiche dell’architettura tipica negli edifici originali in legno e pietra, alcuni parzialmente risalenti anche al Sei-Settecento e restaurati con grande cura, come il Dormì e Disnà – ovvero Bed&Breakfast in zoldano – che gestisce insieme alla moglie Anna.

Quest’anno l’appuntamento con la Gnaga è l’1 e il 2 febbraio, una fantastica occasione per scoprire questa località, la gastronomia locale e le sue tradizioni. Si può anche  visitare il laboratorio dell’intagliatore Pompeo de Pellegrin, che continua a realizzare magnifiche maschere lignee e, in occasione di appositi corsi, insegna ai grandi come realizzarle, mentre i bambini vivono un’esperienza emozionante quando scoprono il piacere di giocare e lavorare con la cartapesta, attività manuale e creativa che molti di loro, purtroppo, non hanno mai sperimentato.

Il fogher, camino aperto intorno al quale sono disposte le panche per sedersi al caldo, era il cuore delle abitazioni e anche oggi mantiene tutto il suo fascino. Noi lo abbiamo scoperto durante una piacevole serata dedicata al Filò insieme a Paola e Charly che, davanti a un fuoco vivace e scoppiettante, un po’ in dialetto e un po’ in italiano raccontano vecchie filastrocche inserite ad arte nella rivisitazione teatralizzata della storia di Zoldo e dei suoi rapporti con Venezia, dell’emigrazione di tanti paesani che in Germania hanno fatto fortuna grazie alla loro abilità di gelatai, delle donne che sedevano intorno al fogher e chiacchieravano mentre cucivano faticosamente gli scarpet – pantofole dalla spessa suola multistrato – lavoro tutt’altro che facile che richiede almeno 30 ore.

Merita un capitolo a sé anche la gastronomia della Val di Zoldo, che con i suoi piatti tipici tra cui primi golosi, zuppe fumanti, salumi saporiti, polenta con selvaggina e i dolci prebilati, conquista chiunque. Anche i vegetariani non resteranno impassibili davanti ai formaggi locali presentati su taglieri di legno ornati con bei fiori di campo commestibili: blu, giallo, verde, rosa – un tripudio di colori che conquista prima lo sguardo e subito dopo il palato. Impossibile resistere dopo un’immersione con gli scarponi che conduce a caldi rifugi come il Cerestiato, dove il pane fatto in casa ha un profumo inebriante.

Tra le Dolomiti di Zoldo l’ospitalità è calorosa. Nel 2012 il Consorzio Val di Zoldo ha istituito il marchio di qualità turistica Val di Zoldo Dolomiti dell’Umanità allo scopo di qualificare l’offerta turistica della valle esaltando i valori di un’accoglienza all’insegna della gentilezza in un’atmosfera familiare e prestando grande attenzione alla tutela dell’ambiente delle Dolomiti.

Le strutture certificate forniscono agli ospiti informazioni e strumenti per conoscere il territorio dal punto di vista ambientalistico e culturale e li sanno coinvolgere nei valori UNESCO delle Dolomiti. Inoltre mettono a disposizione racchette da neve, bastoncini da trekking, zainetto porta bimbi e cartine della valle per consentire a tutti, anche alle famiglie con bambini piccoli, di vivere un’esperienza completa immersi nella natura.

Informazioni sulla Val di Zoldo e le “immersioni con gli scarponi”:  www.valdizoldo.net e www.dolomitidizoldo.it.


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