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CINEMA E PSICOLOGIA: UN BACIO film da non perdere

Da Elisabettaricco

Ti capita di andare al un-bacio-v3-33315-340cinema per riempire un insperato tempo tra commissioni e di dover scegliere il film meno gettonato per trovare senza aver prenotato e di sabato sera, un posto a sedere che non sia nelle prime file, così per caso scegli un film italiano. Il film “Un Bacio” di Ivan Cotroneo è una storia con mille spunti di riflessione, una storia con tante storie, un viaggio nel mondo delle adolescenze e dei sistemi di riferimento di quell’età che vi emozionerà. Cosa mi è piaciuto? Partendo dalla fine i due possibili finali, che come per “Perfetti sconosciuti”, apre a diversi viaggi e percorsi proiettivi e interpretativi. Potevamo essere più bravi?

Le storie, quella della famiglia di Antonio, il lutto ingombrante mai elaborato della morte del fratello, dei genitori in modalità qui e ora, inerziale: “Forzati di ridere e non pensare”. Del resto come si può pensare di superare l’atroce lutto della perdita di un figlio e di un fratello in età adolescenziale? Quante responsabilità su Antonio, il fratello sopravvissuto.

La famiglia di Blu, la splendida ragazza protagonista, genitore di una madre depressa, che si sforza di realizzarsi scrivendo, in un blog, superando il limite della privacy della sua famiglia. Una ragazza abusata da sua madre, che gestisce nell’umore, rimuovendo le risposte negative degli editori, abusata dal branco di bravi ragazzi più grandi di lei, che la rendono vittima di uno stupro di gruppo, rimosso, troppo duro da accettare.

La storia di Lorenzo, delle difficoltà che si incontrano nell’adottare, nonostante come in questo caso si possa essere un contenitore adeguato. La difficoltà di essere se stessi, di farsi accettare nelle proprie diversità, anche quando la tua storia, il non aver niente da perdere, ti aiuta a sfidare, a non chiuderti.

La storia delle nostre scuole, dei nostri ragazzi che ci studiano, dell’essere duri, selettivi, sentirsi giusti e adeguati a spese del diverso, poco accettanti di unicità creative.

La storia dei Social usati per farsi la guerra, una guerra di colpi proibiti, che possono fare male, tanto.

La storia di insegnanti non proprio preparati a confrontarsi con le nuove generazioni, nascosti nelle proprie difficoltà , nelle proprie rigidità, nelle proprie immaturità e maschere.

Vi colpirà il dialogo dei tre protagonisti, con altrettanti Alter Ego: Antonio e il fratello perfetto, schiacciante, l’apparizione serale, il vuoto emotivo; Blu che scrive alla Blu del futuro, alla Blu matura, per non dimenticare quelle esperienze tanto dolorose; Lorenzo è la sua parte “favolosa” che gli permette di sopravvivere a relazioni con coetanei che lo rifiutano. Il nuovo gruppo dei tre, formerà un’Io ausiliario, che sembrerà proteggerli e li fa rilassare. Un Io che però si sgretolerà.

Un cenno all’uso delle armi in famiglie di poliziotti, cacciatori, carabinieri o altro, una sorta di possibilità a portata di mano che favorisce e in questo caso in maniera evidente, la soluzione drastica e irreparabile. Ma sarà solo una delle soluzioni, forse la temuta, quella che si spera non sarà percorsa. Perché per il momento viviamo questo, ma abbiamo ancora tempo.


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