Cinque giorni a New York sono mille battiti al minuto

Creato il 17 novembre 2014 da Marika L

Esistono luoghi che ti appartengono sempre un po’.
Città che puoi visitare dieci, cento, mille volte e provare ancora nostalgia non appena sali sull’aereo di ritorno. Quei posti nei quali devi per forza portare le persone che ami per spingerle a percepire i tuoi stessi battiti, i tuoi stessi sospiri e le tue stesse emozioni.
A me questo come avrete capito succede con Londra ma non solo, infatti quando abbiamo deciso di trascorrere cinque giorni a New York sono stata la persona più felice dell’universo.

I grandi magazzini Macy’s e i famosi taxi gialli

New York è una di quelle metropoli che cambiano faccia ogni giorno e forse è questo il motivo per il quale io la ricordavo diversa. Non migliore o peggiore, semplicemente diversa.
Anche perchè credo che non sia possibile definirla bella o brutta: è caotica, a tratti troppo luminosa e forse un po’ plastica. Eppure per me rimane la città più bella del mondo.

La amo perchè è multietnica ma ormai non ci fa più caso ed ogni cultura sembra perfettamente in armonia con le altre, quasi a ricordare un enorme puzzle con tanti tasselli incastrati tra loro. Eppure le varie tradizioni restano tali e nessuno sembra essere costretto ad abbandonarle o a “lasciarle a casa”, semplicemente vengono accolte dal resto dalla popolazione con estrema facilità.

Trascorrere cinque giorni a New York vuol dire, letteralmente, immergersi in un film perchè ogni angolo indirizza la mente verso un set cinematografico. E’ un continuo “questo l’ho già visto da qualche parte”, ma in fondo stiamo o non stiamo parlando di uno dei luoghi più fotografati in assoluto?

La pista di pattinaggio a Central Park

Visitare la Grande Mela, però, vuol dire anche camminare con il naso rivolto verso la punta invisibile di palazzoni che sfiorano il cielo, tra i quali i miei preferiti restano sempre il Chrysler Building e l’Empire State Building.
Vuol dire restare abbagliati dalle luci e dai cartelloni pubblicitari di Times Square, la zona più famosa e luminosa. Sapevate che in principio era solo uno squallido incrocio pieno di strip club e bordelli?

Vuol dire passeggiare sul Ponte di Brooklyn al tramonto mentre i colori caldi del sole accarezzano lo skyline e perdersi tra mille scatti con gli occhi perennemente a cuoricino.
Vuol dire evitare gli insistenti negozianti di Chinatown e restare delusi dall’inutilità di Little Italy, ormai risucchiata quasi del tutto dal quartiere cinese e da Soho, meta perfetta per un po’ di sano shopping.

Paesaggio dal Ponte di Brooklyn

Andare a New York, poi, vuol dire calpestare le stradine di Central Park, il polmone verde della città. Non lo avevo mai visto durante il periodo autunnale e ne sono rimasta incredibilmente colpita: innumerevoli sfumature si inseguivano lungo gli alberi, formando un tappeto di foglie colorate ai loro piedi.

Significa voler fare la classica colazione americana e ritrovarsi ad ordinare i pancake allo sciroppo d’acero, le uova con i bacon, la cheesecake e dei cupcake quasi sempre talmente belli che ti dispiace addentarli. Per non parlare degli hamburger.
Respirare la Grande Mela vuol dire apprezzare Greenwich Village nonostante sembri un dipinto piazzato lì un po’ a caso che non ha nulla a che vedere con gli altri quartieri.
A me invece piace tantissimo perchè profuma di autentico e romantico. Ecco, se dovessi trasferirmi a New York sceglierei ad occhi chiusi il Village con i suoi vicoli stretti, le classiche scale antincendio e i negozietti vintage.
Tra l’altro non capisco come sia possibile che il mio fidanzato non abbia battuto ciglio quando siamo arrivati davanti alla casa di Carrie in Sex and the City.

Ps: Donne, è al 66 di Perry Street.

Central Park

In cinque giorni a New York si ha anche il tempo di visitare il simbolo indiscusso della città: la Libertà che illumina il mondo, meglio conosciuta come Statua della Libertà.
Che emozione vederla diventare sempre più grande mentre il traghetto ci portava verso di lei! Impensabile poi non allungarsi fino alla vicinissima Ellis Island, ovvero il punto di arrivo di tutti i nostri connazionali e non che hanno cercato di raggiungere il sogno americano. E’ molto interessante ripercorrere i loro passi, dallo sbarco fino alle varie visite mediche e psicologiche, passando per la registrazione. C’è anche la possibilità di accedere ad un database fornitissimo di tutte le persone arrivate sull’isola, quindi prima di partire fatevi consigliare dai vostri familiari i nomi di parenti da ricercare.

Manhattan vista da Ellis Island

E chi non conosce Wall Street, prima sede della Borsa di New York? Non dimenticate che accarezzare i testicoli della famosa statua a forma di toro porta fortuna!
Da lì è facilmente raggiungibile Ground Zero e il suo memoriale in grado di strappare il cuore in tanti minuscoli pezzettini. Ogni volta mi viene in magone a vederlo, a buttare l’occhio verso il centro delle fontane, palpando quella sensibilissima sensazione di vuoto che pochi altri posti sanno dare. Si avverte un senso di profonda malinconia nello sfiorare con un dito i nomi incisi sul marmo, simbolo di un evento che non sarebbe mai dovuto accadere ma che, tuttavia, non va dimenticato.

Il Memoriale

Presto vi parlerò di itinerari, ristoranti e trasporti, ma ora lasciatemi puntualizzare qualcosa che per me è fondamentale.
Come ho sempre detto, i viaggi sono anche le persone a farli e, quindi, a renderli speciali. Sapete che sono abituata a viaggiare in due e che ormai ho sincronizzato i miei passi e le mie abitudini con quelle di Diego.

Conoscere qualcuno da una vita e adorarlo nella quotidianità non vuol dire necessariamente vedere in lui un buon compagno di viaggi ma proprio per questo motivo io oggi mi sento fortunata e più ricca. Perché nei miei amici ho trovato le spalle perfette, perchè mi sono emozionata con loro di fronte alle luci di Times Square e abbiamo condiviso mille risate e tante altre lamentele per i piedi che a stento arrivavano a fine giornata per la voglia di vedere più cose possibili senza mai fermarci.
Grazie per aver camminato -anche troppo- con me.
E per aver osservato New York con la stessa curiosità di chi sa sempre sognare ad occhi aperti.

E’ stato in assoluto uno dei viaggi più belli della mia vita.


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