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Cinque giorni in Corea del Nord (e dentro il May Day Stadium)

Creato il 20 settembre 2017 da Aplusk

Cinque giorni in Corea del Nord (e dentro il May Day Stadium)Quanto segue è un racconto molto affascinante, mi ci sono imbattuto quasi per caso. Kunaal Majgaonkar è il media manager della squadra di calcio Bengaluru FC, e si è recato al seguito della squadra in Corea del Nord, per il ritorno di una gara di coppa.

Ha potuto vedere da vicino come funzionano lì le cose, è potuto entrare nello stadio più grande del mondo (per capienza) e raccontarne le sensazioni, e grazie alla sua esperienza diretta ha potuto sfatare numerosi miti che vengono raccontati in modo strampalato qui in Occidente, come quello che vorrebbe un numero fisso di tagli di capelli approvati dal regime. Ho tradotto integralmente il racconto dell'esperienza di Kunaal fatto per espnfc.com; è stato diviso per giorni, cinque. Eccoli.

11 SETTEMBRE

Avevamo letto e sentito che nella Repubblica Popolare Democratica di Corea - lì detestano il prefisso Nord - sono molto seri su quello che entra e quello che esce dal loro paese e ci sono bastati soli dieci minuti sul suolo coreano, presso l'aeroporto minore ma comunque impressionante di Pyongyang-Sunan, per poter toccare la cosa con mano. L'uomo addetto alla sicurezza dell'aeroporto, fino a quel momento inscrutabile, ha in seguito manifestato il suo dispiacere quando non è riuscito ad avere accesso ai nostri cellulari protetti dalle password. Noi li abbiamo sbloccati seguendo il suo ordine, ed è iniziato allora il controllo della galleria fotografica, ha sfogliato le varie foto presenti negli smartphone. Panorami, mogli, fidanzate; li ha esaminati tutti senza mai sbattere le palpebre.

Okay then DPR Korea, we're coming for 90 minutes of good football. Be nice. #AFCCup2017 #AwayDays #BFC pic.twitter.com/gOOsg7N7v8

- Kunaal Majgaonkar (@kunmajgaonkar) 10 settembre 2017

I nervi erano tesi e il nervosismo palpabile tra i ragazzi - avevamo anche dimenticato di cancellare un meme su Kim Jong-un, avevamo una chat aperta nel gruppo della squadra in cui ci eravamo detti di cancellarlo. (...) Ma una volta terminati i controlli del caso, ci furono apprensione e sollievo allo stesso tempo.

La traversata Bombay-Pechino-Pyongyang - nove ore la durata del volo - era ormai alle nostre spalle quando il nastro trasportatore dei bagagli si è arrestato improvvisamente. Eravamo ancora senza 15 bagagli e l'addetta al controllo non sembrava affatto percepire il nostro panico. Non sapeva dove erano le borse, quando sarebbero arrivate o se sarebbero arrivate. Passò un'ora, poi due, ma nulla ci venne detto delle nostre borse. Eravamo le uniche persone in attesa all'aeroporto. Poi le luci sono state spente, griglia per griglia. Senza più voli in arrivo in programma, noi ci siamo diretti lentamente verso il bus della squadra, assolutamente indifesi.

Il nostro hotel, il Yanggakdo International, è una struttura di lusso alta 170 metri, si trova sull'isola Yanggak sul fiume Taedong. Dispone di un campo da bocce, di una sala biliardo, di un ristorante girevole, di un negozio di scarpe, di un bar, di un negozio di libri e di un negozio di souvenir.

Cinque giorni in Corea del Nord (e dentro il May Day Stadium) Il Yanggakdo International Hotel è il più alto albergo operativo della Corea del Nord, una struttura di lusso alta 170 metri per 47 piani.

Ma quello che ci ha colpiti di più è stato il grande schermo televisivo alla reception che trasmetteva in continuo video di Kim Jong-un, Kim Jong-un e ancora Kim Jong-un. Che controlla il lancio di uno dei tanti missili, che controlla assiduamente il campo di addestramento dell'esercito; il "rispettato maresciallo" faceva tutto con il sorriso stampato sul volto mentre le persone attorno a lui applaudivano. La nostra squadra era molto stanca ma nessuno spostava lo sguardo dallo schermo.

12 SETTEMBRE

Siamo arrivati due giorni prima della partita - saremmo potuti arrivare quattro giorni prima, ma il giorno sarebbe coinciso con l'anniversario della Fondazione della Repubblica e ci hanno avvisato che il paese avrebbe potuto essere sovraffollato. Alla vigilia della partita e senza alcuna novità riguardo le borse perse all'aeroporto, dovevamo studiare insieme un piano b. La squadra intanto avrebbe dovuto allenarsi nel grande Rungrado May Day Stadium, che ospita 150.000 persone. Mentre cerchi di comprenderne la dimensione, ti diciamo di più sul piano b.

Cinque giorni in Corea del Nord (e dentro il May Day Stadium) Il Rungrado May Day Stadium è lo stadio più grande del mondo in termini di capienza con 150.000 posti a sedere.

Il racconto prosegue con le difficoltà nel reperire gli scarpini da calcio per quei giocatori che erano rimasti sprovvisti dei loro bagagli. Vi porto direttamente alla parte più interessante del racconto. Eccola.

Avevamo ancora bisogno di altri scarpini, ce ne serviva più d'uno, ma la nostra richiesta di essere portati in un negozio è stata fermamente rifiutata. Ci hanno detto che sarebbe stato il negozio a raggiungerci direttamente in hotel con la merce. Arrivarono nella hall dell'hotel con una borsa piena di scarpini da calcio. (...) Dopo un po' di insistenza, acconsentirono a portarci in un negozio sportivo condotti dalla nostra guida, una ragazza di piccola statura - si chiamava Sin Hyon Jo - che parlava bene la nostra lingua.

Abbiamo convinto la FA coreana a chiedere a un club nordcoreano, il Kigwancha SC, di prestarci le loro divise blu per la partita (quelle nella foto di copertina dell'articolo, in alto). Intanto la squadra si presentò all'allenamento con qualsiasi uniforme che andasse bene. Anche lo staff mise a disposizione le sue divise. I palloni da calcio? Purtroppo erano stati persi anche quelli. A un certo punto si presentò nel bel mezzo dell'allenamento il team manager Rosewall Da Cunha con il borsone contenente i nostri palloni da calcio sulla sua spalla, come fosse Babbo Natale. Aveva fatto un ultimo viaggio disperato all'aeroporto per controllare i nostri bagagli e ci ha raccontato che gli sono scese le lacrime quando ha visto tutti e quindici i nostri bagagli in attesa di essere raccolti.

13 SETTEMBRE

Lo stadio May Day in pochi secondi ti fa sentire insignificante e più lo guardi più ti senti come se la struttura si stesse chiudendo su di te. I suoni riecheggiano in continuazione. Un flusso costante di persone, vestiti di verde oliva, ha cominciato a occupare i posti. Tutti esibivano l'amore per il loro leader portandone lo stemma sulle tasche della camicia. Un gruppo di quasi 200 bambini, tutti vestiti di rosso con i colori della squadra di casa, applaudivano e cantavano al segnale di un "conduttore" che li guidava. Non c'era una nota fuori posto, non un applauso disallineato agli altri. Era tutto misurato.

Cinque giorni in Corea del Nord (e dentro il May Day Stadium) Un gruppo di circa 200 bambini tutti vestiti di rosso, applaude e canta durante il match al segnale di un "conduttore".

La partita in sé è stata un allenamento di 90 minuti di attacco contro difesa. Il Bengaluru Football Club aveva già un vantaggio di 3-0 nella gara di andata e spettava dunque alla formazione rivale - il 4,25 SC - fare la partita. Hanno giocato con tutte le loro forze, noi abbiamo tenuto bene il campo e alla fine la partita è terminata 0-0. Alla fine siamo riusciti a fare il nostro lavoro, l'abbiamo portata a casa.

14 SETTEMBRE

La giornata dopo la partita l'abbiamo trascorsa a Pyongyang, e non ci siamo fatti scappare la possibilità di visitare la città. Ci hanno fatto fare una visita guidata che ci ha condotto su un percorso battuto. La giornata è cominciata con una visita all'enorme torre di Juche e si è conclusa con la visita a Ryomgyong Street, una corsia piena di grattacieli senza residenti. Siamo stati informati che il "Respected Marshall" - come è stato chiamato più volte Kim Jong-un durante la visita in Corea del Nord - ha dato in dono alcuni appartamenti di questa zona della città a insegnanti, scienziati e dottori come ricompensa per il loro nobile lavoro nella costruzione della nazione. Non è quello che volevamo vedere. Ma la scelta non è stata nostra. (...)

15 SETTEMBRE

Il giorno in cui stavamo per partire fu quando il "Respected Marshall" ha deciso di effettuare un lancio di missili. Al-Jazeera, uno dei sette canali televisivi disponibili nell'albergo, ci ha raccontato gli sviluppi a chilometri di distanza da dove eravamo noi, dai loro studi di Doha. Noi siamo usciti all'esterno, ma le strade erano ignare del caos che il loro capo aveva causato proprio quella mattina. "Se un ladro entra in casa tua, tu cosa fai?" era questa la contro-domanda che mi rivolgeva la guida, alla mia sul lancio del missile.

Abbiamo lasciato Pyongyang con più domande di quando siamo arrivati, e un gran numero di miti sono stati sfatati. Non esiste "la lista di 15 tagli per capelli" tra cui scegliere per chi abita qui, come avevamo letto su internet. E anche se ci fosse, questo è comunque un buon numero di tagli di capelli tra cui scegliere. E ci sono più di due canali in televisione. Sì, ce ne sono sei, non è il massimo, ma è comunque più di due.

In albergo il cibo era buono; abbiamo sempre richiesto all'hotel il tipo di cibo che desideravamo (...). Per il resto, la città è pulita, le strade sono ampie, c'è molto verde in giro e tutti credono di essere stati messi in paradiso. E ripeto, per quello che ci è stato mostrato, la loro convinzione era concreta.


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