Cinque poesie da “Mandalata” di Ophelia Borghesan

Creato il 17 ottobre 2015 da Criticaimpura @CriticaImpura
John Everett Millais , “Ophelia”, 1851-1852

Di OPHELIA BORGHESAN

I.

Ho visto di sfuggita tra le fronde

un uomo che picchiava sulla testa

un cigno usando solo una bottiglia

di ferrarelle vuota e malandata.

II.

Poi ieri quell’idrometra gridava

marcello come here come la réclame

pensandolo conforme ad un palindromo

ma all’incontrario ollecram non va.

III.

Dovessi mai buttare dalla torre

la forbice la carta oppure il sasso

se fossi in grado io le taggherei

e poi mi butterei tra le tue braccia.

IV.

Per dirti ciò che sento non ti serve

il waterboarding quando il tremor cordis

qui ci fa chiavi dello stesso scrigno.

Che cifra mi daresti? Mi diresti.

V.

Quell’astro che ci indica la rotta

si spegne quando scorgo il tuo sorriso

la miglior fibra a cui dedicherei

la terra desolata da irrigare.

Ophelia Borghesan è nata nel 1991 a Lille. Nel 2012 ha pubblicato il saggio “The Queendom – la scrittura di genere oltre il web 2.0: verso la F/e-mail era”. Ha un tatuaggio che in lingua cherokee significa lust in translation. Nel 2015 ha pubblicato sul sito Poesia 2.0 l’e-book “Come il glicine, ti cerco”, e su Poetarum Silva la raccolta di poesie Jailhousy.