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Clarice era una reina

Da Atlantidekids @Atlantidekids

Clarice era una reina

Clarice non ha una vita facile. Ha passato molto tempo lontano da casa, una casa amata, sognata, immaginata, scrigno di ricordi preziosi, ricordi che in tutto quel tempo, l'avevano coccolata e protetta dal mondo esterno. Il più prezioso, un rifugio nelle giornate pesanti, era quello di quando la nonna, la sera, chiuso il libro di racconti, quello con le figure, le carezzava i capelli mormorando: "Sei una principessa, Clarice, un giorno sarai una regina".

Ora era giunto il tempo di ritornarvi, di ritornare a casa, a quel palazzo da sempre appartenuto alla sua famiglia. E per farlo non si poteva trascurare alcun particolare, non poteva mostrarsi non all'altezza del suo rango, ora lei era regina e come tale doveva presentarsi. Avere un abito che parlasse da solo di quel che era e, soprattutto, di quello che era diventata. Quel mondo là fuori ormai lo conosceva fin troppo bene: ne conosceva l'aria in tutti i suoi venti e quelle sfumature di grigio che, a seconda del giorno, si stendevano come strade sul terreno. Non serviva altro per conoscere il mondo. Ora era proprio tempo di tornare.

Un vestito da regina... lo ripeteva agli uccelli, alle piante, alle foglie che, muovendosi al vento poco prima di lasciare il ramo, sembravano acclamarla. Ma nulla di quello che veniva cucito si adattava alla sua figura, al suo rango: o la coprivano di un peso troppo faticoso da portare, per ricchezza di tessuto, larghezza della gonna, lunghezza dello strascico, preziosità dei ricami o le impedivano, per ampiezza, di passare agevolmente attraverso luoghi stretti, i lunghi corridoi del palazzo; altri erano troppo complessi per sentircisi a proprio agio; altri ancora troppo leggeri per essere regali.

Occorse del tempo, come in tutte le fiabe, per tessere e cucire ogni pezzo di stoffa, passarono qualche sole e luna prima che l'idea di quell'abito si definisse così precisa da quasi vederlo, quasi toccarlo. E quel giorno Clarice si sentì finalmente felice. Il suo abito era formato da un giustacuore rosso e maniche in broccato dagli alti polsi vermiglio, ricami dorati, un collo cinquecentesco. Sembrava un complesso origami di carta, bianco, inamidato che le incorniciava il viso messo in risalto dai capelli corvini; una gonna lunga danzava a lambire le caviglie, una miriade di fili erano stati passati con mani capaci nel tessuto e la disegnavano a righe preziose, il passo ne apriva le pieghe di tessuto scuro. Ora sì! poteva camminare come una regina.

Clarice non ha una vita facile. Seduta per terra su una striscia di grigio, che ormai per lei non ha neppure più la memoria di un marciapiede, le povere cose accanto legate, chiuse strette in pacchi e sacchetti, i piedi nudi ad ascoltare il freddo di quelle crepe, condivide briciole, di un pane secco ormai da tempo, con i piccioni, cuce e ricama, tesse e imbastisce: ogni pezzo di stoffa, plastica e cartone può essere utile al suo obiettivo. Un grande progetto, tornare a quel mondo da cui era fuggita, alla sua casa in cui un giorno era stata principessa e ora, tornarvi da regina. Molti gli abiti chiusi in quei sacchetti ma nessuno acconcio all'occasione.

Allora Clarice infila ancora una volta una lunga gugliata di filo giallo e ricomincia a dare piccoli punti, punti passati, accavallati a unire due lembi, diversi per materiale e colore, sino a terminare la sua opera ed essere finalmente quasi felice. In bilico sulla riga bianca che divide in due corsie la strada, braccia basse, aperte a cercare quell'equilibrio necessario a non cadere in quel grigio, Clarice attraversa la città, come attraverso una foresta di tronchi in cemento armato, a passo svelto si dirige là, al palazzo di famiglia, un vecchio parcheggio di auto. Il suo gesto, ripetuto così tante volte da divenire magico, apre le porte di quel regno immaginato e la conduce dritta al suo trono. Una poltrona da qualcuno lasciata lì affinché un guardiano si segga, qualcuno possa prendervi ristoro, o addormentarsi, finalmente, come Clarice, la regina, cullata dalle parole di quella nonna mai dimenticata.

Clarice non ha avuto una vita facile: vive raminga, per strada, da quel giorno in cui, ancora principessa, scappò.

Clarice era una reinaTitolo: Clarice era una reina
Autore: di e illustrato da José Rosero
Editore: Loguez Ediciones, Salamanca, Spagna
Dati: 2013, 32 pp, lingua spagnolo, €11,75


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