Magazine Africa

Claudio Magris: un compleanno "speciale" e l' attesa del suo ultimo romanzo" Tempo curvo a Krems' "

Creato il 11 aprile 2019 da Marianna06

11.4.19|17.07-Camminando lungo via del Lazzaretto Vecchio a Trieste, se si è fortunati, ci si può imbattere in Claudio Magris (foto), all’apparenza un passante come tanti in una strada, cara a Saba, da cui si vede il mare. Per avvicinarsi al pensiero del grande scrittore (è in uscita nei prossimi giorni il suo nuovo romanzo ‘Tempo curvo a Krems’) e germanista triestino, da ieri ottantenne, si può partire anche da qui, dall’orizzonte impresso per anni nei suoi occhi. L’Adriatico visto da Trieste termina in un orizzonte piatto ma in costante movimento, che sembra illimitato e suggerisce di guardare al di là, verso l’infinito.

Laureatosi a Torino nel 1962, professore di lingua e letteratura tedesca per anni, vincitore del premio Príncipe de Asturias per le lettere (2004) e nel 2016 del premio Kafka, membro dell’Accademia dei Lincei dal 2006, Magris è definito scrittore “di confine”, ma al confine non si è mai fermato, anzi ha sempre cercato di superarlo. Viaggiatore appassionato, è da sempre interessato a scandagliare e conoscere le diverse nature delle vite incontrate, fatte poi convivere grazie alla sua scrittura. Del confine e dei suoi abitanti ha colto la natura sfumata e poliedrica, tanto simile alla superficie del mare e al suo costante mutare colori e umore, che lo rendono un elemento inafferrabile e talvolta inaffidabile. 

Il continuo movimento dell’acqua suggerisce anche l’indefinibilità della vita, un flusso ininterrotto e ingovernabile come quello del fiume Danubio, che dà il titolo a uno dei suoi romanzi più famosi. Il mare, così come la variabilità delle sue increspature, non conosce passato né futuro, ma si muove in un presente “infinito”, per usare il termine dello stesso Magris, che in una recente intervista al “Corriere”, del quale è sopraffino editorialista, ha preso a esempio proprio il mare per spiegare questa nozione di tempo: “Il mare, so benissimo che anche esso non è eterno, però il “non tempo del mare” — come si intitola l’antologia di Biagio Marin che ho fatto tanti anni fa con Pier Paolo Pasolini e Guido Davico Bonino — dà l’idea dell’essere. Quando sono al mare non voglio niente, voglio solo essere lì. Ha il senso dell’infinito presente e l’amore nei momenti forti è questo: un infinito presente”.

Un concetto difficile da comprendere e da esprimere a parole, ma immediato da cogliere per chi, come lui, da via Lazzaretto Vecchio è abituato ad avere davanti a sé un orizzonte sconfinato e mutevole. (Fonte  Trieste All News)

a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog