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CLAUDIO VELARDI, Perché votare nel 2018, 26 gennaio 2017

Creato il 26 gennaio 2017 da Paolo Ferrario @PFerrario

Dal 1994 al 2013, votando con due sistemi elettorali (Mattarellum e Porcellum) imperfetti e sbilenchi ma grossomodo maggioritari, abbiamo sperimentato in Italia una perfetta alternanza tra centrosinistra e centrodestra. Anche nell’attuale legislatura – sia pure in condizioni strutturalmente cambiate per l’avanzata di Grillo – il centrosinistra ha sostituito il vincitore delle elezioni precedenti, producendo tre governi e un serio incidente di percorso (il referendum del 4 dicembre). E’ facile immaginare che la tradizione possa valere al prossimo giro, presumibilmente a favore del M5S, soprattutto se il centrosinistra (il Pd) si aiuterà a ben morire.

La novità è che – dopo la sentenza di ieri della Corte, e al netto di un improbabilissimo accordo tra i partiti su una nuova legge – cambia la cornice del prossimo confronto elettorale. Non si competerà per il governo, ma ci si conterà. A ognuno i suoi voti, in una logica schiettamente proporzionale. Poi si vedrà. In sostanza, e con termini più nobili: fallito il 4 dicembre scorso l’estremo, generoso tentativo di garantire e rafforzare la governabilità del sistema, la sfida da raccogliere, per chiunque, sarà ricostruire nuove, adeguate ragioni della propria rappresentanza.
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penso che sia più intelligente muoversi su una linea totalmente alternativa, che rivendichi e rafforzi l’operato dei governi Renzi e Gentiloni, portando a termine la legislatura, e a quel punto proponendo agli italiani un bilancio serio del lavoro fatto

Dal 1994 al 2013, votando con due sistemi elettorali (Mattarellum e Porcellum) imperfetti e sbilenchi ma grossomodo maggioritari, abbiamo sperimentato in Italia una perfetta alternanza tra centrosinistra e centrodestra. Anche nell’attuale legislatura – sia pure in condizioni strutturalmente cambiate per l’avanzata di Grillo – il centrosinistra ha sostituito il vincitore delle elezioni precedenti, producendo tre governi e un serio incidente di percorso (il referendum del 4 dicembre). E’ facile immaginare che la tradizione possa valere al prossimo giro, presumibilmente a favore del M5S, soprattutto se il centrosinistra (il Pd) si aiuterà a ben morire.

La novità è che – dopo la sentenza di ieri della Corte, e al netto di un improbabilissimo accordo tra i partiti su una nuova legge – cambia la cornice del prossimo confronto elettorale. Non si competerà per il governo, ma ci si conterà. A ognuno i suoi voti, in una logica schiettamente proporzionale. Poi si vedrà…


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